* INFORM *

INFORM - N. 95 - 16 maggio 2001

Polemica: chi parla per gli italiani in Canada?

Consiglio (CGIE) risponde a Rapanà (Intercomites)

TORONTO - Nei giorni scorsi, durante la mia assenza dal Canada, il coordinatore dell'Intercomites del Canada Giovanni Rapanà ha con una nota d'agenzia commentato il messaggio al Presidente Berlusconi da me inviato insieme a Paolo Canciani, responsabile per il Canada degli Azzurri nel mondo.

Sostanzialmente Rapanà ha criticato la mia richiesta fatta al Presidente Berlusconi, una volta vinte le elezioni secondo gli auspici miei e di Canciani, auspici che si sono fortunatamente realizzati, di una maggiore attenzione alle problematiche degli italiani all'estero. Infatti a Rapanà, che detto per inciso aveva auspici diversi, non è andata bene che questa mia richiesta fosse stata fatta a nome della comunità italiana residente in Canada.

Come al solito Rapanà ha dato ampia dimostrazione di non aver capito nulla ed ha perso l'ennesima occasione per stare zitto.

Ma voglio fare alcune considerazioni sulla rappresentatività.

Rapanà parla nella sua qualità di coordinatore dell'Intercomites del Canada, carica che non dovrebbe più ricoprire da più di sei mesi, secondo gli accordi presi, ma che non ha potuto ancora dismettere perché ostinatamente si rifiuta di convocare l'Intercomites nonostante gli sia stato più volte richiesto.

Avrei anche potuto anche capire la legittimità del suo intervento fatto nella qualità se avesse richiesto ai Comites che ritiene di rappresentare ancora in regime di forzata prorogatio la loro opinione e se avesse promosso una minima e superficiale consultazione tra i Presidenti dei singoli Comites, cosa che non ha fatto come mi hanno confermato i Presidenti dei Comites da me interpellati e che mi hanno per altro riferito di non condividere assolutamente il contenuto dell'intervento di Rapanà.

Rapanà non ha nemmeno consultato il suo Comites come mi hanno confermato alcuni componenti del Comites di Montreal da me interpellati. Le consultazioni, soprattutto in questo caso erano indispensabili, a mio avviso, in questo caso per due motivi: primo perché si è impegnato una molteplicità di soggetti e secondo perché si è fondamentalmente criticata la richiesta di una maggiore attenzione ai problemi degli italiani all'estero.

Di contro, per quanto mi riguarda, la richiesta è stata da me fatta in quanto, piaccia o non piaccia a Rapanà, sono un componente del C.G.I.E. e quindi un rappresentante istituzionale della Comunità. L'ho fatta dopo aver preventivamente consultato i miei colleghi del C.G.I.E. attualmente in Canada. L'ho fatta perché il vice segretario dell'area dott. Bucchino, con l'accordo degli altri colleghi canadesi, mi ha invitato a svolgere il ruolo di coordinatore del gruppo canadese del C.G.I.E., ruolo da cui non sono ancora decaduto e che non ho in regime di prorogatio.

L'ho fatto ancora perché non più di un mese fa la conferenza dei paesi anglofoni extra europei del C.G.I.E. riunita a Johannesburg ha approvato all'unanimità un ordine del giorno, nel senso delle mie richieste contestate, di cui mi sono fatto promotore e che ha ricevuto la firma di tutti i consiglieri d'area.

Ma quale sarebbe stato l'abuso da me commesso: richiedere che la legge sull'esercizio di voto in loco degli italiani all'estero fosse approvata nei primi sei mesi della prossima legislatura e che fosse ripristinato il Ministero degli italiani nel mondo.

Personalmente non avrei mai contestato nessuno, nemmeno Rapanà, che avesse fatto tale richiesta e non ritengo di dover precisare il perché che è facilmente intuibile perfino da parte di Rapanà'.

Debbo solo sottolineare che l'opinione espressa da Rapanà è solo personale e non può essere espressa nella qualità per le motivazioni innanzi dedotte. Ma di queste opinioni non ne abbiamo bisogno perché sono contrarie agli interessi della Comunità e sono solo la dimostrazione, ancorché necessaria, di una stupida e preconcetta astiosità nei miei confronti. (Carlo Consiglio-Inform)


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