* INFORM *

INFORM - N. 93 - 14 maggio 2001

Ufficializzata a Vancouver una importante donazione

Sette grandi opere dello scultore Severino Trinca nella collezione d’arte della Simon Fraser

VANCOUVER - Severino Trinca, ad un anno dalla scomparsa di Bruna, continua a fare il pendolare tra la sua baita di montagna sopra il lago di Como e la casa di Vancouver dove vive suo figlio Gregorio con la moglie giapponese e la loro piccola Marina. Poco lontano, accanto all’ex studio dello scultore, abita anche la famiglia di Emanuele, l’ultimogenito, due volte padre. Lorenza aveva invece lasciato il Canada molti anni fa, andando sposa in Italia, e là era nata Francesca, una signorina ormai. Si capisce perché i genitori, e più tardi i nonni, diventano "pendolari" quando la famiglia si spartisce. Un pochi di qua e un pochi di là. Già di per sé chi emigra è una specie di ibrido in eterna mutazione.... anche se diventa capace di far nascere nuove radici laddove il terreno è estraneo.... ma quando si tratta di figli e di nipoti è giocoforza inventare tipi nuovi di stabilità e di mobilità. Sempre che si creda nel valore della famiglia, nella sua perenne capacità di rinnovarsi trasmettendo affetti e sentimenti.

I Trinca erano arrivati a Vancouver nell’inverno del 1966 con i due figlioletti Lorenza e Gregorio. Bruna era incinta, mancavano appena due settimane alla nascita del terzogenito, arrivato come un Bambino Gesù proprio alla vigilia di Natale, ecco il perché del nome Emanuele. Severino aveva alle spalle un’avviata carriera di scultore, con opere per il teatro e per istituzioni civiche e religiose, ma era alla ricerca di maggiori spazi di libertà. Nato a Villaguardia di Como nel 1927, aveva individuato presto la sua vocazione, perseguendola nonostante l’opposizione della famiglia che non voleva saperne di artisti. Tabù abbastanza diffuso in passato. Se ne andò a Milano dove si formò alla scuola di Giannino Castiglioni e poi a Brera con Francesco Messina. Erano gli anni caratterizzati dalla presenza di Marino Marini, come Manzù ribelle al movimento novecentista. Trinca fece tesoro di tutto.

"Ha portato con sé in Canada alcune importanti idee sviluppate da artisti italiani - ha scritto di lui il prof. Firestone dell’Ontario Heritage Foundation - e le ha usate per i suoi concetti e predilezioni e con esse ha contribuito significativamente al patrimonio culturale canadese". E ancora: "In Italia Trinca ha prodotto sculture in acciaio, bronzo, marmo, legno e gesso. In Canada ha esteso ancor più la gamma delle tecniche includendovi creta, fibra di vetro, plastica e filo di rame". Nel 1974 ebbe la sua prima mostra alla Vancouver Art Gallery. Nel 1977 completò una commissione di 28 statue a grandezza naturale per un Christian Garden in Cariboo, acquistate e successivamente trasferite da Lillian e Bill Van der Zalm al Fantasy Garden di Richmond, e ora parte di una collezione privata a Surrey.

Nell’autunno scorso, rientrato a Vancouver dolorante per la morte della moglie che aveva assistito a lungo, fino all’ultimo ("Bruna, che mi è sempre stata vicina piena di comprensione ed amore"), si riaccostò pallido e curvo alle molte opere abbandonate per mesi nel vecchio studio di scultore. Come i figli, quelle opere erano creature sue, testimoni di oltre un trentennio di ricerca e di vita: la sua vita in Canada, dove non sarebbe mai più rimasto in permanenza, dove sarebbe ritornato esclusivamente da pendolare, perché la tomba della sua Bruna e la baita-studio dove avevano vissuto l’ultimo tempo insieme erano lontane, nel nord Italia.... anche le più recenti commissioni di lavoro erano là.... ed erano là sua figlia Lorenza con la nipote Francesca .... Gli venne spontaneo un desiderio (o forse ci aveva pensato a lungo?) e me ne parlò. Ebbi il privilegio, da amica, di essergli vicina per realizzarlo. Avrebbe donato le sue opere - quotate oggi a valori sull’ordine delle decina di migliaia di dollari ciascuna - ad una o più istituzioni pubbliche disposte ad accettarle. "Anna, vuoi occupartene?" Pensai immediatamente alla Simon Fraser University e alla curatrice della sua Art Gallery, Grazia Merler. Già anni indietro la SFU aveva ospitato un’importante personale di opere di Trinca, ne aveva anche acquistato una significativa scultura. In seguito all’entusiasta interessamento della prof. Merler, la donazione è stata di recente formalizzata e se ne può finalmente parlare.

Le seguenti opere di Severino Trinca fanno ora parte del patrimonio artistico dell’Univesità Simon Fraser: "Black Hole" in acciaio, da installare nel Foyer della Bennett Library, dove già si può vedere il grande gruppo ligneo "Family" del 1978; "Kiss" del 1984, in noce rivestito di fili di rame, abbellirà l’ufficio di PR della SFU all’Harbour Centre; "Evolution" del 1995, in ciliegio colorato, è stato installato nella sala riunioni del Presidente nel Burnaby Campus; in attesa di adatta collocazione sono "Contorted Woman" del 1995, in legno di ciliegio, e l’opera in vetroresina "Seed" del 1979; "Crown" del 1989, in ciliegio naturale, è nella residenza ufficiale del Presidente dell’Università al Burnaby Campus.

E’ stato un piacere ma è stata anche una sfida. Quindici anni fa un noto critico d’arte locale, Gordon Rice, al tempo vice direttore dell’Art Gallery di Surrey che aveva allestito nel 1980 una mostra importante dei lavori di Trinca, scrisse: "Per quanto Trinca abbia insegnato per sette anni alla Scuola d’Arte di Vancouver e i suoi lavori siano stati esibiti in alcune importanti Gallerie, io credo che la sua arte non sia stata mai sufficientemente apprezzata in questa parte del mondo. Una certa restrittiva tendenza modernista e minimalista lascia poco spazio alle sue opere fantasiose ed originali.... Occorre tempo per comprendere una personalità autentica...." Qualcuno, forse più d’uno, nel frattempo se n’è reso conto e sta cogliendo l’essenza del messaggio di Trinca. Mi piace citare in proposito la prof. Merler quando afferma: "Ammiro l’opera di Trinca prima di tutto perché egli ha una capacità insolita di rinnovare la sua ispirazione tramite materiali nuovi e stili diversi.... e perché l’uomo è al centro della sua ricerca, e per me questo rimane fondamentale".

In questo momento Severino Trinca, come un eremita in cerca di silenzio e di verità, è lassù nella sua baita di Carate Urio. Ha finito di scolpire il monumento per Bruna: una grande foglia in bronzo adagiata sulla lastra tombale. L’ossidazione richiama il colore della speranza e la foglia sembra potersi alzare leggerissima in volo.... per tenere ancora e per sempre unita una famiglia spartita al di qua e al di là dell’oceano. (Anna M. Zampieri Pan-Inform)


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