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INFORM - N. 92 - 12 maggio 2001

Svizzera - Figli nati in emigrazione e legami famigliari

BASILEA - Tre ricercatori dell’Istituto di studi sociali di Ginevra hanno di recente pubblicato un’interessante ricerca su un campione di giovani della seconda generazione di origine italiana e spagnola residenti nei cantoni di Ginevra e di Basilea Città. In questa indagine viene confrontata la situazione sociale, economica e famigliare di giovani stranieri naturalizzati, non naturalizzati e coetanei svizzeri appartenenti alla stessa classe sociale. I risultati indicano che la scelta di prendere la cittadinanza svizzera (mantenendo di solito anche quella d’origine) avviene in famiglie in cui già i genitori hanno manifestato una tendenza maggiore a considerare la Confederazione come nuova patria e ad adeguarsi ai suoi stili di vita.

I loro figli presentano un maggior grado di formazione rispetto ai non naturalizzati e un inserimento professionale che li porta a lasciare i lavori manuali esercitati dai loro genitori e a diventare impiegati qualificati; molti di loro lavorano presso le università. Hanno più amici tra gli svizzeri e pur conoscendo bene la lingua materna, la utilizzano di meno del francese/tedesco nei loro rapporti sociali. Anche i giovani della seconda generazione non naturalizzati migliorano la loro condizione sociale rispetto ai genitori, ma si orientano a diventare lavoratori autonomi con una propria piccola impresa. Parlano con maggior frequenza la lingua materna e nella loro cerchia di amici vi sono più italiani e spagnoli che svizzeri. Interrogati sulla loro identità, i giovani naturalizzati affermano per il 56% di essere "biculturali" e per il 22% di essere svizzeri. Il 48% dei non naturalizzati propende di più per l’appartenenza al paese di origine, mentre il 33% si definisce "biculturale".

Non si manifestano grosse diversità tra i due gruppi, invece, per quanto riguarda i legami famigliari, che mantengono una più spiccata impronta "mediterranea". Ciò distingue i giovani della seconda generazione dai coetanei svizzeri dello stesso livello sociale. I rapporti con i genitori sono più stretti: più tardi vanno a vivere da soli e comunque trovano casa nelle vicinanze della famiglia. Il 57% dei giovani di origine italiana e spagnola (il 42% tra gli svizzeri) si dichiarano pronti ad accogliere in casa propria i genitori anziani o malati.

Giovani stranieri e formazione

I dati statistici sul livello di formazione dei giovani di origine straniera in Svizzera mostrano che ancora evidenti sono le differenze nel grado e nel tipo di istruzione scolastica raggiunta dai ragazzi a seconda della nazionalità e della lunghezza del soggiorno. La scuola secondaria superiore, che fa seguito a quella obbligatoria, è oggi di grande importanza perché solo dopo aver avuto accesso a questo ciclo si può entrare con buone possibilità nel mercato del lavoro o continuare gli studi. Benché essa non sia obbligatoria, tuttavia è ormai frequentata dalla stragrande maggioranza dei giovani. In Svizzera cinque ragazzi su sei (l’84%) possiedono un certificato di apprendistato o di cultura generale.

Quando, però, si passa a considerare le diverse nazionalità si notano forti disparità. Il 78% degli svizzeri riesce ad ottenere un certificato di scuola secondaria superiore, mentre tra gli stranieri (esclusi tedeschi, austriaci e francesi) la quota è del 56%. La percentuale si abbassa ulteriormente se si considerano i giovani provenienti dall’ex Jugoslavia, dal Portogallo e dalla Turchia, cioè quelli appartenenti a comunità immigrate in Svizzera più di recente. Italiani e spagnoli, invece, che sono alla seconda o alla terza generazione, mostrano un livello di istruzione più vicino a quello degli svizzeri, anche se nella scuola secondaria scelgono in misura maggiore la formazione professionale e accedono meno ai ginnasi. Prendendo in considerazione il livello di studio ancora superiore, si nota che, mentre l’11% dei giovani svizzeri dispone di un diploma universitario, tra gli italiani e gli spagnoli la quota è del 3% e tra gli ex-jugoslavi, i turchi e i portoghesi è di circa lo 0,5%.

Quale integrazione?

"Gli italiani sono ormai integrati in Svizzera" si sente spesso dire e, certo, la situazione economica e sociale della maggioranza delle famiglie di origine italiana indica un buon inserimento nella società. Ma l’integrazione, avverte la Dott.sa Cesari-Lusso, che da anni svolge studi sulla seconda generazione, oltre a questa dimensione esterna ne possiede anche una interna: il punto di vista soggettivo dell’individuo. Dalle interviste fatte nel corso di una ricerca ad un gruppo di giovani che risultano socialmente ben inseriti, sono emerse ancora delle difficoltà di rapporto con la società d’accoglienza. Nel loro cammino di crescita essi hanno dovuto affrontare delle sfide, che hanno superato attingendo alle loro risorse personali e famigliari.

Una parte di questi giovani avanza l’idea che la propria identità culturale sia una miscela originale, che non può essere compresa come una semplice giustapposizione di differenti culture. È un’identità che supera il riferimento stesso a dei gruppi nazionali. Questa volontà di oltrepassare gli abituali legami può essere interpretata sia come esigenza di una visione più dinamica dei riferimenti culturali sia come difesa nei confronti di tensioni difficili da risolvere. Tra queste vi è la necessità di gestire l’eredità culturale "italiana" e i sentimenti generati da alcune esperienze di esclusione nel paese di residenza. D’altra parte i giovani intervistati si ritengono portatori di nuove competenze che permettono loro di cogliere la relatività delle singole culture e di individuare possibilità di mediazione tra universi differenti. Insomma, la loro identità non è la somma di due mezze identità, ma qualcosa di totalmente nuovo. (Luisa Deponti-CSERPE/Inform)


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