* INFORM *

INFORM - N. 92 - 12 maggio 2001

Da "Tribuna Italiana", Buenos Aires, "La Finestra di Mario Basti"

Domenica tutti alla finestra ...ma forse è meglio così

BUENOS AIRES - Caro Lettore, domenica prossima non soltanto io starò alla finestra, ma anche tu, anche tutti gli italiani allšestero staremo tutti alla finestra per vedere come andrà in Italia (dal voto può dipendere anche quello che ci interessa direttamente), come e per chi voteranno gli italiani residenti in Italia, e quanti milioni saranno quelli che non andranno alle urne, perché hanno, come noi, qualche motivo per essere scontenti.

Andranno invece alle urne alcune migliaia, non sappiamo quanti, di extracomunitari immigrati in Italia, visto che essi hanno ottenuto in pochi anni quel che noi aspettiamo da decenni, cioè il voto, sia pure soltanto, per ora, per le elezioni amministrative. Anzi alcuni sono anche candidati ai consigli comunali, come, a Roma, la brasiliana Rosa Mendes e il camerunese Justen Wandya nella lista di Rifondazione comunista e il senegalese Alí Baba Faye e il nigeriano Godwin Chukwu nelle liste di appoggio al candidato del centrosinistra Veltroni. Mentre questi immigrati li hanno iscritti allšanagrafe comunale - e hanno fatto bene - noi invece siamo stati cancellati da tale anagrafe a Roma e in tutti gli altri Comuni - e hanno fatto male.

Noi, dunque, tutti alla finestra e forse è stato meglio per varie ragioni: abbiamo così evitato di farci cattivo sangue per gli sviluppi di una campagna elettorale che peggiore non poteva essere e, d'altra parte, avremmo avuto troppo poco tempo per prepararci anche noi alla campagna elettorale, sia pure limitata a quelli che avrebbero potuto essere i nostri candidati, visto che, per noi, il Parlamento italiano ha sempre funzionato col rallentatore

Sarà cosí anche dopo le elezioni? Sarà cosí anche quando, cessata la campagna elettorale, chiunque vinca le elezioni dovrà cominciare a governare? Noi naturalmente, noi italiani allšestero allora non dovremo rimanere alla finestra. Seguendo la campagna elettorale, abbiamo visto che né il centrosinistra né il centrodestra, né il candidato della maggioranza di governo, Rutelli, né quello dell'opposizione, Berlusconi, si sono occupati di noi anche perché non avremmo potuto votare. Ma non dobbiamo dimenticare che, prima che si aprisse la campagna elettorale, il candidato premier del centrosinistra Rutelli lanciò a Sydney fra gli italiani d'Australia e poi a Roma, la proposta di un vicepremier scelto fra i rappresentanti degli italiani allšestero, nè dobbiamo dimenticare che l'on. Mirko Tremaglia, alto esponente del centrodestra, promise che si sarebbe battuto per l'istituzione di un ministero per gli italiani nel mondo. Rutelli ricorderà la sua proposta se vincerà? E Tremaglia si batterà nella Casa della Libertà, se vincerà invece Berlusconi, come dicono i sondaggi, affinché il ministero per noi venga istituito?

Noi italiani allšestero non dobbiamo dimenticare. Possiamo anche rinunciare sia a un vicepremier, sia a un ministro, ma non dobbiamo rimanere alla finestra, non dobbiamo limitarci a guardare e a chiedere a Roma l'elemosina; non dobbiamo accontentarci con le briciole del ricco epulone; dobbiamo invece mobilitarci subito perché il nostro Paese, il nostro Parlamento, il nostro governo si decidano finalmente a studiare e realizzare una organica e impegnata politica per i milioni di italiani all'estero che non sia soltanto il voto, ma sia assistenza, sia cultura, sia informazione, sia tutela del patrimonio morale e materiale che è l'associazionismo, sia tangibile appoggio alle iniziative economiche degli italiani allšestero.

Ma non illudiamoci caro Lettore, Roma continuerà ad essere disponibile alle promesse, ma molto meno ai fatti. E spetta a noi impegnarci perché cambi una buona volta la musica. Se continueremo a guardare, se non opereremo unitariamente, continueremo ad avere soltanto un pugno di mosche. Lo capiranno finalmente i nostri rappresentanti e dirigenti: CGIE, Comites, Associazioni, ecc?

O dovremo rassegnarci ancora, dopo le elezioni, al gattopardismo, cioè che cambi qualcosa perché non cambi nulla?

Ti saluto cordialmente. (Mario Basti-Tribuna Italiana/Inform)


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