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INFORM - N. 90 - 10 maggio 2001

Dino Nardi: "Dopo cinque anni di buon governo, perché cambiare?

Alla vigilia delle elezioni politiche italiane di domenica 13 maggio, è questa (perché cambiare?) l’opinione manifestata dal presidente della Commissione sociale del CGIE e membro dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale dei toscani all’estero, Dino Nardi, nella rubrica che cura settimanalmente ne L’ECO di Basilea.

ZURIGO - Per la prima volta, dopo diverse legislature interrottesi anzitempo, quest’ultima è arrivata a scadenza naturale e così, domenica prossima 13 maggio, dopo cinque anni, si voterà in Italia per rinnovare il Parlamento. In campo abbiamo due schieramenti e due leaders: Francesco Rutelli per il centrosinistra e Silvio Berlusconi per il centrodestra. Abbiamo, poi, altre formazioni, sia di estrema sinistra (Rifondazione Comunista) che di estrema destra (MSI-Fiamma Tricolore) ed alcune la cui collocazione non è ben definita (Democrazia Europea, Lista Bonino, Italia dei Valori), che rischieranno di non entrare in Parlamento se non otterranno almeno il 4% dei consensi nel proporzionale.

Purtroppo i cittadini italiani che vivono o si trovano temporaneamente all’estero (emigrati, studenti, tecnici e lavoratori al seguito di imprese italiane all’estero e militari in missione all’estero, ecc.) anche questa volta, per poter votare, saranno costretti a rientrare in Italia nei rispettivi comuni di origine, sacrificando tempo e denaro. Infatti la tanto agognata legge sul voto all’estero che, se approvata in tempo, avrebbe permesso di poter votare per corrispondenza a tutti questi milioni di cittadini italiani, non è riuscita a tagliare il traguardo a causa di quel partito trasversale che, nel Parlamento italiano, ha fatto di tutto per ritardarne l’approvazione definitiva in tempo utile da poter essere applicata fin da queste votazioni. Peccato!

È peraltro notorio, e la presenza in Svizzera di ramificazioni dei partiti politici italiani lo sta a dimostrare, che, tra gli italiani residenti all’estero, quelli più fedeli al voto in Italia sono proprio gli emigrati in Svizzera, sia in occasione delle elezioni politiche che di quelle amministrative. Questo per più motivi: la vicinanza geografica con l’Italia; la possibilità, pur risiedendo nella Confederazione, di vivere la quotidianità italiana (culturale, economica e politica) in tempo reale, grazie anche ai mass-media italiani (giornali, radio, reti televisive della Rai e di Mediaset) ed alla stessa stampa d’emigrazione; la difficile integrazione in Svizzera della comunità italiana e quindi l’aver vissuto per decenni l’emigrazione in questo Paese con il corpo in Svizzera e la mente in Italia dove, comunque, quasi tutti gli emigrati hanno programmato di ritornarvi definitivamente quantomeno al momento della pensione.

Pertanto, anche domenica 13 maggio, saranno, presumibilmente, qualche decina di migliaia gli emigrati italiani in Svizzera che si recheranno alle urne in Italia. Ma per chi votare?

Con la radicalizzazione dello scontro, ormai in atto, tra Francesco Rutelli e Silvio Berlusconi, non è azzardato ritenere che sia inutile votare per le piccole formazioni restate fuori dai due Poli, ma che sia invece indispensabile schierarsi per il centrosinistra (Rutelli) o per il centrodestra (Berlusconi). Per cui chi non si riconosce in nessuno dei due Poli è consigliabile che dia il proprio voto allo schieramento ritenuto comunque il meno peggio dei due, altrimenti, con il suo "non voto", potrebbe far vincere quello più lontano dalle sue idee politiche.

Fatta questa premessa, resta la domanda: per chi andare a votare? Sarebbe, ovviamente, troppo facile e scontato attendersi dal sottoscritto, notoriamente socialista, un appello ad andare a votare in Italia il 13 maggio per il centrosinistra. No! Non intendo lanciare alcun appello ai miei lettori, ai lettori de L’ECO, che devono essere liberi di poter votare per chi meglio credono. Da parte mia mi limiterò semplicemente ad informare i lettori di questa rubrica e di questa testata della mia intenzione di votare ancora una volta per L’Ulivo, spiegandone anche i motivi.

Voterò per il centrosinistra ma non certamente o, per meglio dire, non solo per evitare di ritrovarci ad essere governati da un premier come Berlusconi con tutti i problemi che ha (conflitto di interessi, posizione dominante nella proprietà dei mezzi di comunicazione tra televisioni e carta stampata, contrasti con la giustizia, tanto per citare alcuni esempi) e che ogni giorno aumentano anche a livello internazionale soprattutto per le denuncie che gli arrivano addosso dall’estero dalle più autorevoli testate giornalistiche, anche di simpatie conservatrici (da L’Economist al Financial Times, da Le Monde a Liberation, dal Wall Street Journal all’ International Herald Tribune, dal Suddeutsche Zeitung alla Neue Zürcher Zeitung il cui commentatore ritiene che Berlusconi "attraverso il voto popolare cerca l’assoluzione per tutti i suoi peccati passati e presenti"), per non parlare poi di El Mundo il quotidiano spagnolo (vicino allo stesso premier Aznar della cui stretta amicizia politica si vanta sempre il Cavaliere) che ha addirittura pubblicato dei documenti compromettenti per il leader del Polo delle Libertà. Si, voterò centrosinistra ma neppure o, meglio, non solo per evitare che l’Italia venga governata da un premier (definito dal mio corregionale Indro Montanelli "un provetto venditore di pentole") molto borioso che senza alcun pudore si definisce, a seconda dell’occasione e dell’uditorio, "operaio", "contadino", "artigiano" o "commerciante" e meno male che non si è presentato nel salone della FAO a Roma lo scorso dicembre alla Prima Conferenza degli Italiani nel Mondo perché, altrimenti, avrebbe magari raccontato di essere lui stesso un emigrato visto la sua esperienza di orchestrale sulle navi da crociera ed i suoi tuttora frequenti soggiorni lavorativi alle Bermuda! Si, voterò centrosinistra ma non, o meglio ancora, non unicamente, per cercare di impedire che l’Italia sia governata da arroganti tipo l’onorevole Tremonti, o da politici come l’onorevole Gasparri che ha già anticipato future epurazioni nelle TV publiche, o da filosofi come Buttiglione che lanciano oscure minacce, o da personaggi razzisti e secessionisti come Bossi o da uno, come Dell’Utri, definito pubblicamente un pregiudicato per avere alle spalle una condanna definitiva inflittagli dalla giustizia italiana.

Si, voterò per L’Ulivo ma non solo per questi motivi. Essenzialmente per altre due ragioni. Primo, perché i valori di libertà, di giustizia e di solidarietà sociale, nei quali da sempre credo, sono certamente nel DNA dello schieramento riformatore de L’Ulivo e non in quello del centrodestra. Secondo, per ridare la fiducia ad uno schieramento politico che, comunque, per cinque anni ha governato indubbiamente bene checche ne dicano gli avversari politici ed i fans del Cavaliere.

Basti pensare all’aver raggiunto, tra lo scetticismo generale del Polo delle Libertà ed anche di qualche altro Paese europeo, i parametri di Maastricht per la moneta unica, all’aver dato al Paese importanti leggi di stampo riformista come, per esempio, quelle sui trampianti d’organi, dell’assistenza sociale, della sanità e, buon ultima ma non per importanza, quella sul federalismo. Oppure pensare ad altre leggi come quella che ha abolito il servizio militare di leva, l’abolizione dei ticket sui medicinali, l’esenzione totale dell’imposta sui redditi delle persone fisiche (Irpef) sulla prima casa. E senza dimenticare la grande riforma sulla sburocratizzazione dei rapporti tra cittadino e pubblica amministrazione introdotta dalla Legge Bassanini. Una riforma, quest’ultima, i cui benefici sono palpabili quotidianamente anche da chi risiede all’estero avendo semplificato e ridotto al minimo i vincoli burocratici degli emigrati con le strutture consolari italiane. E, per restare alle cose fatte a favore degli italiani all’estero dalla maggioranza di centrosinistra che ha governato l’Italia in questi ultimi cinque anni, pensiamo ancora ai giovani sotto leva che oggi non sono più sottoposti a fastidiosi impicci burocratici ogni volta che debbono recarsi in Italia, oppure all’estensione anche alle donne italiane, che, nel passato, avevano perduto la cittadinanza italiana, a seguito di matrimonio con uno straniero, della possibilità di recuperarla e quindi di poterla, poi, trasmettere ai figli. Ma , sempre per gli italiani all’estero, è stata quasi varata anche la riforma dei Comites sollecitata da anni dalle comunità emigrate ed anche a proposito del voto all’estero, pur dovendo recriminare per la mancata approvazione definitiva della relativa legge, non si può tuttavia non riconoscere che solo in quest’ultima legislatura l’iter della legge ha fatto un grandissimo passo avanti.

Infatti si sono modificati ben tre articoli (48, 56, 57) della Legge Costituzionale e quindi con doppia lettura da parte dei due rami del Parlamento. Si sono create, cioè, le premesse costituzionali indispensabili per consentire l’esercizio in loco del voto all’estero per cui, a questo punto, la legge ordinaria di applicazione del dettame costituzionale potrà essere frenata ma si dovrà obbligatoriamente fare indipendentemente dalla maggioranza che governerà l’Italia nella prossima legislatura.

Ecco, questi sono i motivi essenziali che spingono il sottoscritto ad andare a votare il 13 maggio per il centrosinistra e che, mi auguro, questo si, dovrebbero far riflettere anche tutti i nostri lettori, quantomeno sulla necessità di recarsi a votare in Italia facendo un ultimo sacrificio e con la speranza che la prossima volta si possa finalmente votare per corrispondenza! (Dino Nardi-L'Eco/Inform)


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