* INFORM *

INFORM - N. 87 - 7 maggio 2001

Da "Realtà Nuova", Svizzera

Un bel 25 aprile! No al revisionismo storico

ZURIGO - Una grande folla, attenta e commossa, ha partecipato lo scorso 25 aprile alla Casa d’Italia di Zurigo alla manifestazione in ricordo della Liberazione dal nazifascismo, indetta dal Comitato 25 aprile a cui aderiscono le forze che si riconoscono nell’Ulivo.

Si è trattato di una commemorazione viva e coinvolgente, molto lontana dalle celebrazioni di rito. E questo per tre ragioni: l’una è che molti temono che dopo il 13 maggio questa festa potrebbe essere cancellata dal nostro calendario. "Bisogna battersi perché ciò non avvenga", ha detto il dottor Pedroli aprendo la serata; l’altra che a ricordare la Liberazione sia stata una protagonista della lotta partigiana, decorata con la medaglia d’oro per le sue attività antifasciste, Elena Dreher Fischli, che ha raccontato tanti ricordi personali della lotta delle donne a Milano, rendendoci il 25 aprile più vicino e familiare di tante commemorazioni ufficiali. "Già ancora prima della Resistenza vera e propria, ha detto, le donne italiane hanno costituito un vero e proprio complemento alla lotta antifascista sia negli ospedali da dove riuscirono a far fuggire i perseguitati politici feriti, sia nell’amministrazione dove contribuirono a creare documenti falsi per chi doveva scappare all’estero per fuggire dal fascismo"; la terza ragione del coinvolgimento del pubblico è stato il ricordo della Resistenza attraverso un programma di canzoni, recitazioni e un video sulla strage di Marzabotto offerto dalla Compagnia del Lazzaretto di Bologna, un gruppo di giovani, guidati da Giorgio Simbola, che hanno creato uno spettacolo di grande pregio conclusosi con i canti della resistenza ebrea nel ghetto di Varsavia e dei Rom serbi perseguitati dai nazisti.

Liberazione: una parola "sacra". La definizione della fine di un incubo. E così fu anche allora, il 25 aprile del 1945.

Quella data fatidica segnò per l’Italia la fine del giogo nazifascista. L’insurrezione, proclamata dal Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), al quale facevano capo i partigiani - sostenuti dall’appoggio della popolazione civile, che ebbe a subire per questo feroci rappresaglie, basti ricordare il massacro delle Fosse Ardeatine presso Roma e l’eccidio di Marzabotto, entrambi del ’44 - insieme con l’azione determinante, anche se tardiva, delle forze alleate che risalivano dal sud del paese, condusse alla resa dei nazifascisti. (Un paio di giorni dopo, Mussolini in fuga veniva catturato e giustiziato in un clima di estrema esasperazione, mentre il 30 dello stesso mese Hitler si suicidava nel suo bunker di Berlino).

La resistenza, come opposizione alla dittatura, rappresentò un fenomeno non solo italiano.

La storia ci insegna che i dittatori possono conquistare e mantenere con pugno di ferro il potere anche perché buona parte della popolazione, per indifferenza o qualunquismo, non si oppone quando è ancora possibile farlo, o è addirittura favorevole, per opportunismo.

Ed anche ai nostri giorni la libertà (quella vera) può essere in pericolo: lo Stato democratico -baluardo dei diritti civili e sociali - può rischiare di cadere sotto gli attacchi di chi è spinto non dall’interesse generale ma dal proprio tornaconto.

E allora - la storia ci insegna - non è possibile lasciar correre: occorre reagire, partecipare. Democraticamente. Con il voto. (RealtàNuova/Inform)


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