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INFORM - N. 86 -5 maggio 2001

Larizza: "La politica di coesione è il simbolo della solidarietà europea". Presentato al Cnel il Rapporto sulla coesione economica e sociale in Europa

ROMA - Una politica di coesione credibile, che risponda alle aspettative dei cittadini e rispetti le diversità degli Stati europei. Sono questi i principi su cui deve basarsi la politica comunitaria nella prospettiva di un'Unione allargata, delineati nel secondo Rapporto sulla coesione economica e sociale, approvato recentemente dalla Commissione europea e presentato nei giorni scorsi al Cnel. La relazione, che ogni tre anni fa il punto sui progressi compiuti nella realizzazione della coesione economica, è dedicata quest'anno al tema "Unità d'Europa, solidarietà dei popoli, diversità dei territori".

"La politica di coesione e i fondi strutturali comunitari sono il simbolo della solidarietà europea", ha affermato il presidente del Cnel, Pietro Larizza, aprendo i lavori del seminario: "La spinta all'utilizzo delle risorse per il riequilibrio territoriale, per la creazione di nuove opportunità occupazionali, per gli investimenti in grado di assicurare competitività ma anche il metodo comunitario della programmazione partenariale, devono continuare ad essere considerati fondamentali nella vita degli Stati membri. Con l'iniziativa di oggi, il Cnel intende avviare la discussione italiana sul futuro della politica di coesione e confermare il proprio ruolo di sede naturale nella quale sostenere il partenariato economico e sociale, facilitando un processo di convergenza delle parti sociali e del governo riguardo all'Unione e alla sua crescita".

Il documento traccia il quadro della situazione economica e in particolare del mercato del lavoro nell'Unione europea, anche nell'ipotesi di un allargamento ad Est. Nel corso degli anni '90 l'occupazione nell'Unione è aumentata di 2 milioni di unità ma la quota di popolazione effettivamente occupata resta inferiore all'obiettivo del 70% fissato per il 2010. Se nella Ue dei 15 il tasso di disoccupazione medio è del 9,3% (1999), nei paesi candidati è del 10,2%. Le differenze regionali sono destinate ad accentuarsi con l'allargamento, in particolare per quanto riguarda le disparità di reddito: oltre un terzo della popolazione vivrebbe in paesi con un reddito pro capite inferiore al 90% della media comunitaria - la soglia attuale per essere ammessi all'aiuto nel quadro del Fondo di coesione - rispetto a un sesto nella Ue di oggi. Permangono anche le disparità territoriali: l'attività economica si concentra nella parte centrale dell'Unione (dal Regno Unito alla Germania), con un elevato grado di urbanizzazione e sacche di povertà rilevanti, mentre i problemi di accessibilità penalizzano tuttora le regioni frontaliere, dove vive un europeo su quattro.

L'Italia, che ha un terzo del suo territorio interessato dalle attuali politiche di coesione, in particolare nel Mezzogiorno, con l'allargamento della Ue ad Est può vedere bloccati i processi di sviluppo avviati negli ultimi anni. Per questo è necessaria una proposta innovativa per l'insieme delle politiche di coesione che valorizzi i progressi in corso nel nostro paese come in Europa. Progressi significativi, infatti, sono stati ottenuti in termini di coesione grazie al processo di integrazione economica: convergenza dei prezzi, espansione degli scambi commerciali, crescita degli investimenti diretti tra paesi, uso più efficiente delle risorse, creazione di reti di trasporto transeuropee, aumento dei finanziamenti attraverso i Fondi.

In questo contesto, le prospettive per il periodo 2000-2006 suggeriscono una strategia incentrata sulla competitività e sui fattori che determinano la convergenza per favorire il miglioramento dell'occupabilità una maggiore efficienza dell'intervento comunitario, il sostegno degli investimenti nel capitale materiale e umano. (Inform)


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