* INFORM *

INFORM - N. 85 - 4 maggio 2001

Un articolo di Lorigiola nel 25° anno dell’Anea

Noi crediamo nella Patria

PADOVA - L’Anea compie quest’anno il 25° di fondazione (6 maggio 1976), una fetta di tempo che solitamente si ricorda con una certa enfasi. Lo facciamo anche noi, con la coscienza che ci sentiamo spinti a celebrare non tanto 25 anni di una sigla (alla quale diamo un’importanza molto relativa), quanto piuttosto di un impegno di diverse migliaia di persone, sparse in tutto il mondo, che per 25 anni appunto, si sono mosse insieme sulla spinta di qualche cosa che va ben oltre le "fette di tempo", poichè è un impegno riferito a idee e valori secolari che hanno creato e denominato una terra o più terre in maniera tipica, esclusiva, per cui quella o quelle terre si chiamano "Patria".

Questo spiega perchè, dopo 25 anni, è opportuno per l’Anea richiamarsi alla sua prima assemblea tenuta al Palazzetto dello Sport di Castelfranco Veneto, nel trevigiano, il 4 settembre 1977, dove faceva mostra di sè, dinnanzi ad oltre 2000 emigrati, ex-emigrati e autorità di vario rango, la scritta "Noi crediamo nella Patria".

Potrebbe sembrare strano che emigrati ed ex-emigrati in terre lontanissime, quali sono l’Australia e le Americhe, gente cioè adusa a sradicarsi dalla terra di origine, a radicarsi ed integrarsi (magari scomparendo) in altre terre, a riaffacciarsi vestita di nuovo nella vecchia terra e a riandarsene a vagare per le vie del mondo, prendano come motto nel loro associarsi "Noi crediamo nella Patria". Chi si sradica e tiene le radici al sole o i piedi in più terre sembra non avere o di non mantenere in gran conto la patria, con tutto ciò che essa significa. Può essere visto come una persona che lascia brandelli di sè in vari luoghi e di non avere quindi più alcun senso di riferimento preciso e una precisa identità. Parlare di patria per gente simile potrebbe apparire un riferimento estraneo a qualsiasi logica.

A fugare questi dubbi, noi abbiamo volutamente spiegato allora il significato di patria per un migrante e lo riportiamo integralmente da quell’iniziale discorso ufficiale sui valori, le caratteristiche e le istanze dell’Anea.

"Abbiamo scelto. così per istinto, come motto di questa assemblea, ‘Noi crediamo nella Patria’. Chi non è mai espatriato sarà certamente tentato di farsi una sonora risata di fronte a questa dichiarazione di fede in un valore, la Patria, che dai più oggi non viene usata, forse si sconfessa, comunque si ritiene svuotata da ogni contenuto. Oggi si ricorre più volentieri ai ‘valori della resistenza’, quasi che questi pur nobilissimi valori costituissero una nuova patria, un’Italia nuova che nulla ha da vedere con lo sviluppo socio-culturale-economico dei popoli che sulla penisola italiana hanno raggiunto attraverso secoli di insedia-menti, integrazioni, espressioni diversificate, disgregazioni e ricomposi-zioni, una unità politicamente tardiva, ma culturalmente antichissima, addirittura plurimillenaria. Questa è la patria nella quale credono milioni di italiani d’oltreoceano ed i loro discendenti, anche se perfettamente integrati, e questa è la patria nella quale credono i rimpatriati. Noi non rifiutiamo i valori della resistenza, che ci hanno forse coinvolti anche direttamente, ma li consideriamo un momento particolare, limitato della storia della patria, non dissimile da tanti altri momenti di svariata qualificazione. Crediamo pertanto in una patria che, anche attraverso la resistenza, ha dimostrato di voler salvare, ad un prezzo altissimo, la libertà di ogni suo cittadino a vivere, ad industriarsi, a progredire in una società nata molti secoli fa, ma che non ha mai cessato, quando più quando meno celermente, di progredire’.

Questa dichiarazione di fede fatta 25 anni fa, con la netta distinzione tra concetto di Patria e di Resistenza, ci è tornata alla mente qualche settimana fa nel leggere il riferimento fatto dal presidente Ciampi a Cefalonia alla presunta "morte della Patria" che sarebbe avvenuta l’8 settembre 1945. Un riferimento contestato garbatissimamente dal famoso editorialista de Il Corriere della Sera, Ernesto Galli della Loggia, con una lettera pubblicata nello stesso quotidiano (04.03.01) "Presidente, parliamo della Patria", intendendo la Patria distrutta dagli storici della Resistenza, abili addomesticatori di eventi visti dall’ideologia di moda in Italia per decenni nel dopoguerra. "E’ accaduto così - scrive Galli della Loggia - che per 50 anni l’Italia sia stata una democrazia senza nazione, senza ‘patria’ appunto. Un Paese in cui la patria era morta".

Senza entrare nel merito della contesa (siamo infinitamente piccoli per osarlo), esprimiamo soddisfazione nel constatare ora che 25 anni fa, nell’associarsi come emigrati ed ex-emigrati, avevamo colto ed espresso il disagio, il dolore ed il fastidio nel ritrovarci in Italia senza patria, perché avremmo dovuto di fatto accettare l’equazione Patria = Resistenza. All’estero per noi era sempre esistita, nonostante tutto, l’Italia come insieme di valori etnici ben precisi, espressi anche issando, senza demagogia o contrapposizione alcuna, il Tricolore.

Come avremmo potuto riconoscerci ed integrarci all’estero nella Resistenza? E come avremmo potuto, rimpatriando, riconoscere ed accettare che la patria ritenuta nostra, fosse stata spazzata via durante la nostra assenza, da una resistenza alla quale il Tricolore era indigesto?

Nel dichiarare la nostra fede nella Patria 25 anni fa avevamo in realtà anche qualche timore, ma l’abbiamo sempre fatto con chiarezza, costanza e semplicità in ogni nostro raduno e convegno, siamo felici ora di constatare che con la presidenza Ciampi, dopo qualche decennio di sbandamenti, si ritorna ad una Patria viva, sia pur bisognosa di venire liberata da molte vecchie scorie. In questo lavoro continua anche il nostro impegno.

Un bel venticinquesimo davvero! (Aldo Lorigiola*-Inform)

* Presidente dell'ANEA, Associazione nazionale emigrati ed ex emigrati in Australia e Americhe.


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