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INFORM - N. 84 - 3 maggio 2001

Germania - Proposta di un Ufficio Federale per l’immigrazione e l’integrazione

BERLINO - La Commissione per l’immigrazione, istituita lo scorso anno dal governo tedesco con il compito di elaborare proposte per una futura politica migratoria, continua sotto la guida della sua presidente Rita Süssmuth il proprio lavoro, che dovrà essere concluso entro il prossimo luglio. Si discute, tra l’altro, sull’opportunità di creare un Ufficio Federale per l’immigrazione e l’integrazione. Secondo i sostenitori di questa proposta, tale ente potrebbe coordinare meglio l’attuazione della politica migratoria stabilita dal governo per quanto riguarda tutte le categorie di stranieri che arrivano in Germania: immigrati, profughi, Aussiedler. Attualmente questo compito "trasversale", in quanto riguarda ambiti diversi della società, è svolto da varie istituzioni federali e ministeri, ma non vi è un efficace coordinamento. Un Ufficio Federale per l’immigrazione e l’integrazione dovrebbe anche avere l’incarico di mediatore tra le istituzioni dell’Unione Europea che si occupano di immigrazione e la politica migratoria delle singole regioni della Germania.

Anche l’apprendimento della lingua tedesca è una delle questioni centrali considerate dalla Commissione: tutti sono d’accordo nell’affermare che le competenze linguistiche sono fondamentali per la riuscita dell’integrazione della popolazione immigrata. Divergenze emergono sulle misure da adottare per promuoverle: rendere obbligatori i corsi di lingua sotto la minaccia di sanzioni o, piuttosto, assicurare degli incentivi a chi li frequenta. Entrambi i punti di vista devono fare i conti, comunque, con i costi che l’istituzione di corsi di lingua e cultura tedesca per i nuovi immigrati comporterebbe. L’offerta attuale è, infatti, insufficiente. Il suo ampliamento comporterebbe la necessità di creare fondi supplementari. L’Incaricata per gli stranieri ha calcolato una spesa di 620 milioni di marchi per una media di 300'000 immigrati all’anno. Alcuni sostengono che anche le imprese dovrebbero contribuire a coprire i costi dell’integrazione, visto che il mondo economico richiede manodopera dall’estero. (Luisa Deponti-CSERPE/Inform)


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