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INFORM - N. 83 - 2 maggio 2001

Centofanti (CGIE USA) sul 25 Aprile: "Questo strano paese"

FILADELFIA - Il 25 aprile è stato festeggiato in quasi tutte le città italiane. Vivendo negli USA da 44 anni e non respirando il clima politico italiano, sinceramente non ho ancora capito che cosa gli italiani festeggiano in quel giorno.Io so che praticamente l'Italia ha perso la seconda guerra mondiale combattuta contro gli alleati e che abbiamo pagato a caro prezzo la sconfitta con la perdita di Briga e Tenda assegnata alla Francia e dell'Istria alla Jugoslavia vincitrici insieme all'Inghilterra e l'Amarica.

Ma il nostro è uno strano paese. E' l'unico infatti che è riuscito a trasformare una sconfitta in vittoria. E' vero che, con quello che era rimasto dell'esercito e il contributo dei partigiani , abbiamo dato un notevole aiuto agli Alleati accellerando la sconfitta dei tedeschi. E' vero che c'è stata la vittoria degli antifascisti sui fascisti ma non una vittoria di tutti gli italiani che è il presupposto di una festa nazionale cioè di tutti gli italiani. Anche la Germania, l'Austria, l'Ungheria, la Romania e la Bulgaria si sono liberati del nazismo ma essi non la festeggiano come una vittoria in quanto come l'Italia hanno perso la guerra. In quei paesi la fine della guerra viene celebrata onorando e commemorando i morti e riflettendo sugli errori commessi. In Francia dove si è verificata una situazione molto simile alla nostra col Generale Patain che come il nostro Badoglio collaborava con l'nvasore e il Generale De Gaulle che come Mussolini ha continuato a combattere accanto all'alleato, si festeggia la vittoria del Generale De Gaulle sulle forze dell'Asse e non la liberazione dal regime fascista di Petain.

Quella del 25 aprile dovrebbe essere una data in cui cristianamente si ricordano le vittime di quella tragica guerra civile; i caduti di ambo le parti in quanto essi credevano in buona fede di combattere per la giusta causa e per essa sono morti. Non e' la vittoria finale che decreta la giustezza della causa. è la fede con cui si combatte e si muore. I vincitori hanno certamente il diritto di commemorare la vittoria ma con spirito cristiano rispettando i morti dell'altra parte e non con manifestazioni cariche di odio e spirito vendicativo. (Enzo Centofanti*) Enzofanti@aol.com


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