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INFORM - N. 83 - 2 maggio 2001

Da "Rinascita", Svizzera

Giovanni Longu solo contro tutti e tutto. Ma il Cisap ormai è una pagina chiusa

BERNA - Venerdì scorso era proprio una brutta serata: fuori nevicava e faceva un freddo cane. Ma nella sala della Casa d’Italia di Berna l’atmosfera non era migliore: Giovanni Longu (che sarà ricordato particolarmente come l’ultimo presidente del Cisap) solo al tavolo della presidenza aveva di fronte il presidente del Comites Colombo e il presidente del Comitato cantonale d’Intesa della Capitale federale Petraccaro. E poi: un ex direttore, Tracia, e un ex insegnante Cisap, Valerini. In rappresentanza dell’ambasciata la signora Centanno e del consolato Capurro, qualche ospite e noi a testimoniare quello che doveva essere un’ultima occasione per cercare di non buttare via un patrimonio, l’immobile, costruito con tanta fatica ed ingegno da uomini e donne che dal 1965, superando anche se stessi, hanno realizzzato un’opera la cui grandezza sovrasta tutti.

Il presidente Longu nella sua esposizione è andato subito al dunque: il Cisap sommerso da oltre 4 milioni di franchi di debiti è finito. In questi ultimi mesi ha fatto il possibile per salvarlo prendendo contatti con istituzioni italiane e svizzere, enti, istituti e privati, ma tutti hanno risposto picche. Insomma, il Cisap non interessa più nessuno! Prima finisce questa storia, meglio è.

Secondo Longu, ora rimane un’ultima carta: vedere se è possibile dar vita ad un gruppo intenzionato, e in grado, di riscattare l’immobile dalla Banca Cantonale, maggior crditore, che potrebbe accontentarsi anche di una cifra di poco sotto i due milioni di franchi. Ma non bisogna attendere molto perché la Banca Cantonale, decisa a venderlo entro giugno-luglio di quest’anno, potrebbe trovare l’acquirente anche prima. Allora, le cose potrebbero complicarsi. Quindi: è necessario trovare il denaro per riscattare l’immobile e studiare soluzioni per farlo rivivere, con altre attività, magari cedendolo in gestione a privati o altri enti o istituzioni.

Questo in sintesi il quadro fatto dal presidente Longu che, però, non ha convinto i presenti i quali non sembravano più di tanto interessati ad un eventuale salvataggio dell’immobile. Infatti, alcuni interventi si sono soffermati sulle cause del fallimento del Cisap sottolineando innanzitutto l’incapacità di chi lo ha diretto in quest’ultimo decennio, di progettare e programmare, prevedere e anticipare i cambiamenti e quindi proporre quei servizi che la nuova tecnologia chiedeva dal mercato delle professioni.

Inoltre, non sono mancate accuse nei confronti di qualche dirigente che, pur conoscendo la difficile situazione finanziaria dell’istituto, percepiva salari d’oro (diecimila franchi mensili) oppure rimborsi spese concessi senza autorizzazione del comitato direttivo.

Insomma, sembrava vivere un film di Sergio Leone che si concludeva con il duello finale che vedeva vincere sempre il buono. In questo caso, però, a malincuore bisogna notare che di vincitori non ce ne sono stati. Anzi: una gelida serata di aprile ha distrutto un’altra bella pagina della storia dell’emigrazione italiana in Svizzera. (Pasquale Sacino-Rinascita/Inform)


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