* INFORM *

INFORM - N. 82 - 27 aprile 2001

RASSEGNA STAMPA

Corriere della Sera - 26.4.2001

La Casa Bianca e l'Italia. L'Ambasciatore americano che non c'è

WASHINGTON - La nomina del nuovo ambasciatore americano a Roma Ë da tempo oggetto di un balletto diplomatico che potrebbe anche essere divertente, se non rischiasse di danneggiare i rapporti fra l’America e l’Italia in un momento reso delicato dai confronti bilaterali (Silvia Baraldini) e globali (la tutela dell’ambiente).

In un mese, la Farnesina ha visto sfilare in passerella l’ex presidente del Partito repubblicano Jim Nicholson, poi destinato al Vaticano; l’ex ambasciatore a Helsinki Rockwell Schnabel, un industriale, oggi in apparenza dirottato all’Ue a Bruxelles; il commissario allo sviluppo dello Stato di New York, l’italo-americano Charles Gargano, un finanziatore del governatore George Pataki. Ma adesso, secondo notizie di fonte diplomatica italiana, anche questa candidatura starebbe tramontando: l’America penserebbe a un "quarto uomo".

E’ una vicenda sgradevole, quasi senza precedenti. L’Italia non ha nascosto il suo disappunto e la stessa stampa americana si Ë chiesta perchÈ la superpotenza tratti con tanta leggerezza un alleato importante, un partner nel G7.

L’amministrazione Bush si Ë resa conto del disagio del nostro Paese e ieri un suo autorevole funzionario ha assicurato al Corriere che il balletto sta per terminare, e che il prescelto "sar‡ molto gradito agli italiani" perchÈ si tratter‡ di un "personaggio di alto profilo". Ma non ha voluto fare nomi, nÈ precisare se la nomina avverr‡ prima o dopo le elezioni del 13 maggio. La soluzione pi˘ lineare sarebbe la conferma di Schnabel, un amico del presidente, a cui la Farnesina aveva gi‡ dato il gradimento. Su chiunque altro, a meno che fosse davvero una nomina di grande prestigio, il ministero degli Esteri italiano potrebbe manifestare riserve, chiedere spiegazioni, addirittura ritardare il placet

Non sarebbe un bel biglietto da visita per Bush, a meno di tre mesi dal suo viaggio in Italia per il vertice del G7, il gruppo delle sette potenze industriali che si terr‡ a Genova.

La responsabilit‡ del pasticcio Ë in parte della Niaf, la National Italian American Foundation e di altre associazioni della nostra etnia negli Stati Uniti. Da anni, esse rivendicano il diritto di veto sulla nomina dell’ambasciatore Usa a Roma. Una rivendicazione ignorata dal presidente Reagan, che scelse un suo fido, Maxwell Raab, un ex consigliere della Casa Bianca e leader della societ‡ ebraica newyorchese, e nel primo mandato dal presidente Clinton, che nominÚ Reginald Bartholomew, un principe della diplomazia (Clinton si arrese alla Niaf nel secondo). Dai loro resoconti, la Niaf e gli altri organismi avrebbero convinto il vicepresidente Cheney, dapprima riluttante, a ripiegare su Gargano, ricordandogli di avere portato a lui e a Bush i voti, oltre che della loro, anche delle comunit‡ cattoliche. Il segretario di Stato Colin Powell avrebbe cercato di sottrarsi a queste pressioni. Invano in una prima fase, quando la nomina di Schnabel Ë stata effettivamente congelata. Con pi˘ successo negli ultimi giorni.

Ha osservato il New York Times che "gli italiani non si rallegrano all’idea che l’ambasciatore americano a Roma debba sottostare a una verifica etnica. E’ comprensibile che un membro della Nato obbietti a essere considerato nulla pi˘ che un serbatoio genetico del voto negli Stati Uniti”. Bush, che ha adottato uno stile reaganiano di governo, dovrebbe evitare di cadere nell’errore spesso commesso da Clinton di gestire la politica estera in funzione di quella interna americana. Nel sistema Usa, oltre un terzo delle ambasciate Ë assegnato dal presidente ai suoi finanziatori a "saldo debito elettorale". Ma Bush ha gi‡ commesso uno sgarbo, non includendo Amato tra le decine di capi di governo da lui invitati alla Casa Bianca. Un motivo in pi˘ per curare con particolare attenzione, e in prima persona, la scelta del nuovo ambasciatore. (Ennio Caretto)


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