* INFORM *

INFORM - N. 81 - 26 aprile 2001

Conferenza degli emiliano romagnoli in Europa

"La Carta europea dei Diritti fondamentali"

Rimini, 20 - 21 aprile 2001

La relazione di Franco Narducci, Segretario generale del CGIE. "Assistenza, istruzione, cultura"

RIMINI - Uscire dalle stanze degli addetti ai lavori per rilanciare un forte dibattito pubblico, punto di partenza di una "nuova fase costituente dell'Unione Europea". E l'imperativo che si pone, dopo il Summit di Nizza, per definire i valori e i principi fondanti della comune identità europea, ha sottolineato il Segretario generale del CGIE, Franco Narducci, intervenendo alla Conferenza degli emiliano-romagnoli in Europa (Rimini 20-21 aprile) sul tema de La Carta Europeo dei diritti fondamentali. Una riflessione sulla necessità del coinvolgimento diretto dei cittadini attraverso un referendum europeo perché "è forte la richiesta che nasce dal basso per una maggiore democratizzazione e sburocratizzazione nel costruire la comune casa europea".

Il "deficit di democrazia" dell'Unione Europea negli anni 90 ha sollevato non pochi dubbi nelle società civili europee - ha ricordato Narducci ed ha contribuito alla nascita di fenomeni come il leghismo, all'affermazione di personaggi come Haider e al risorgere di movimenti fortemente ancorati ad un concetto di identità che pareva definitivamente superato".

Tuttavia, finora "non ci sono state iniziative valide per ancorare saldamente a livello europeo il diritto di partecipazione alla democrazia diretta" e "questo passaggio spiega anche le accuse, per altro parzialmente ingiuste, rivolte all'Unione Europea di aver limitato le possibilità dei cittadini d'influire sull'elaborazione della Carta dei diritti fondamentali".

Per l'esponente del CGIE si tratta di un "giudizio troppo severo, poiché le confederazioni sindacali europee e svariate Organizzazioni Non Governative avevano promosso una campagna europea a difesa dei diritti sociali fondamentali, che ha fruttato qualche successo rispetto ad una visione surrettiziamente affaristica dell'Europa, ed ha influito su aspetti di prim'ordine della Carta". Un esempio: "Il principio della sussidiarietà è diventato il fulcro del processo legislativo comunitario. Una sussidiarietà che deve realizzare un raccordo vero con le autonomie locali, con le realtà in grado di intercettare la domanda proveniente dai cittadini e organizzare la risposta, in termini di servizi, di qualità della vita e soprattutto di politiche del lavoro per fronteggiare il problema cruciale dell'occupazione e delle forti contraddizioni che permangono sul mercato del lavoro. Ma è anche vero che "la libera circolazione dei lavoratori, uno dei principi fondamentali del Trattato della Comunità Europea, non ha creato gli sconquassi temuti dagli avversari più ostinati. Appena il 2 per cento della popolazione europea, in pratica circa 5 milioni di persone, vive lontano dal proprio Paese in virtù della libera circolazione delle persone".

Da questa situazione e dall'accentuata penuria di forza lavoro, ha ricordato Narducci, alcune Regioni del Nord Italia hanno inaugurato "la stagione politica delle cosiddette piste preferenziali, indirizzate agli oriundi italiani, per favorirne il ritorno in Italia. "La vecchia migrazione italiana, soprattutto quella residente nell'America Latina, incassa attenzioni nuove che ripropongono la questione dei diritti di cittadinanza, prerogativa di tutti gli italiani residenti all'estero, e dunque ben oltre i confini della Carta europea dei diritti fondamentali".

"Il problema non è nuovo" ed è stato posto dal CGIE in occasione delle ultime votazioni europee, sottolinea Narducci. Vi sono, infatti, un paio di milioni d'italiani, comunitari a tutti gli effetti, che vivendo in Paesi fuori dell'Europa non hanno diritto di voto in loco e sono partecipi del processo democratico soltanto tornando in Patria.

Al di là di quest'esempio, la notazione importante a livello sostanziale tocca la perdurante mancanza di una politica programmatica e coordinata dello Stato italiano verso i propri cittadini all'estero. Facile al riguardo rinvangare le recenti e aspre polemiche sulla non approvazione della legge ordinaria che avrebbe consentito l'effettività del voto all'estero. Ma i diritti di cittadinanza significano anche "assistenza ai nostri connazionali anziani che pur avendo raggiunto l'età pensionabile versano in grave stato di disagio e d'indigenza economica.

Significa accesso agli strumenti della comunicazione e all'informazione esauriente, efficace e puntuale da e verso l'Italia, iniziative per la realizzazione delle pari opportunità e per la valorizzazione del potenziale dei giovani italiani all'estero, promuovere iniziative per favorire e stimolare i rientri dei ricercatori italiani e di origine italiana attualmente all'estero. Ma soprattutto dei giovani provenienti da aree geografiche con situazioni economiche difficili, per i quali si devono progettare forme d'intervento nel campo della formazione professionale, alla stregua delle lodevoli iniziative organizzate da alcune Regioni direttamente nei Paesi di reclutamento della forza lavoro. E progettare anche percorsi di formazione permanente che raccordino le esperienze acquisite sul campo dai nostri connazionali in giro per l'Europa e nel mondo, con la necessità di aggiornamento imposta dalle trasformazioni.

Gli organismi di rappresentanza delle nostre comunità italiane emigrate, l'associazionismo, i COMITES e il CGIE, invocano da tempo un progetto politico articolato e ispirato ad un programma esulante dalla filosofia del "pronto intervento".

Se le Regioni concederanno veramente ai loro corregionali emigrati la possibilità di poter votare per corrispondenza e forme di rappresentanza istituzionalizzate, recupereranno prima di tutto il gravissimo ritardo dello Stato nazionale.

In ogni caso, ha concluso il Segretario generale del CGIE, il momento per sistematizzare e ingegnerizzare le tante forme d'intervento rivolte ai nostri connazionali è propizio; abbiamo proprio quest'anno uno strumento adeguato, visto che si celebrerà la Conferenza Stato-Regioni-Province autonome-CGIE, un appuntamento fissato dalla legge e che ha il precipuo scopo di stabilire le linee programmatiche d'intervento del Parlamento, del Governo e delle Regioni in tema di cittadini italiani emigrati. (Inform)


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