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INFORM - N. 80 - 24 aprile 2001

L'editoriale di "Corrispondenza Italia" per il Primo Maggio

Per i connazionali all’estero, un impegno di coesione sociale

ROMA - Proprio mentre sembrano accentuarsi fenomeni di scollamento, di tensione e di contrapposizione che agitano le collettività a tutti i livelli, il ruolo delle organizzazioni di rappresentanza e di tutela dei lavoratori deve accrescere gli sforzi nella direzione della coesione sociale. Lo afferma l'editoriale di "Corrispondenza Italia" del 1° maggio, di cui anticipiamo il testo.

La coesione sociale - prosegue il notiziario per le comunità italiane all'estero del Patronato Inas-Cisl - non è infatti l’unico bene che da solo può assicurare i traguardi di pace cui l’umanità aspira. Ma è certamente l’orizzonte essenziale della "mission" che noi abbiamo scelto e che giustifica la nostra volontà di partecipare ai processi di governo collettivo.

Ultimamente il segretario generale della Cisl, Pezzotta, ha ricordato che la nostra visione politica è intesa come arte e scienza del vivere insieme, alla ricerca del bene comune; e che lo stesso conflitto democratico e sociale, per essere positivo, ha bisogno di integrarsi con l’arte della mediazione. Un pensiero, questo, che bene a ragione può essere sottolineato, mentre ci prepariamo alla festa e alle manifestazioni per il 1° maggio, in Italia e in tutto il mondo, assieme alla Cisl internazionale, la Icftu.

Le spinte divaricanti in atto sono infatti molto potenti. Non solo in Italia ma in tutti i paesi più avanzati (per non dire del Terzo e Quarto mondo dove tali fenomeni sono di più drammatica evidenza) c’è un indicatore costante negativo: scende la percentuale della partecipazione di salari, stipendi e pensioni alla formazione del prodotto interno lordo e cioè della ricchezza e del benessere delle nazioni. Salgono invece non solo i redditi percepiti dal top-management ma anche i profitti, le rendite, il valore dei capitali immobili: mentre la crisi delle borse ( e cioè dei capitali mobili) colpisce soprattutto i risparmiatori che nell’azionario diffuso, specie negli Usa, hanno cercato la risposta alla necessità di integrare redditi insufficienti e pensioni pubbliche inferiori ai livelli di sopravvivenza.

Accentuare l’impegno per la coesione sociale non è dunque una opzione ideologica astratta per le organizzazioni dei lavoratori ma una rincorsa obbligata per ricostruire continuamente ciò che le dinamiche della competizione, del conflitto e della concorrenza sui mercati tendono continuamente a distruggere, scaricandone gli effetti negativi sulle parti più deboli e indifese delle società.

Già in altre occasioni, occupandoci di problemi che più riguardano il nostro patronato in relazione ai connazionali in emigrazione, abbiamo ricordato come, ad esempio, le pensioni erogate in regime internazionale siano aumentate, in 10 anni, del 44 per cento, come quantità di assegni erogati; ma con una spesa complessiva che in totale è diminuita del 27 per cento. In sintesi: più pensioni ma miserrime per tutti. Una calamità che si è abbattuta specialmente sui connazionali residenti nei paesi in cui la pensione Inps viene erogata in dollari Usa. Una deriva scientificamente prevista e invano denunciata dalle nostre organizzazioni, quando fu concepita con la legge del 1990.

Nelle polemiche che hanno fatto seguito alla riforma dei patronati, fiscalisti e consulenti hanno lamentato "l’andazzo con cui il Parlamento mira a sostituire il professionista col sindacalista, lo studio professionale con il patronato, il laureato o diplomato iscritto a un albo con un semplice anonimo impiegato". Da parte nostra non ritorceremo il disprezzo, sparando nel mucchio di categorie al cui interno ci sono certo professionisti degni di rispetto.

Il fatto è che tutela individuale dei diritti e strategia complessiva di coesione sociale - conclude "Corrispondenza Italia" - possono essere tenute assieme solo dal nostro impegno. (Inform)


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