* INFORM *

INFORM - N. 79 - 23 aprile 2001

Il programma dell'Ulivo - Pillera intervista l’on. Rino Piscitello

On. Piscitello siamo a venti giorni dal 13 maggio, e la campagna elettorale sembra entrata nel confronto dei programmi tanto richiesto dagli elettori. L’Ulivo lo ha presentato a Roma pochi giorni fa, ce ne può parlare?

L’Ulivo ha impostato questa campagna elettorale sul programma, su fatti concreti e coerenti. Il centro sinistra ha governato questa nostra Italia, portandola ai risultati di prestigio internazionale che oggi sono sotto i nostri occhi – l’entrata nell’Euro, la diminuzione dell’inflazione, l’aumento dell’occupazione – e coerentemente si presenta agli elettori con concrete proposte per continuare questa azione di governo. Non agitiamo bacchette magiche e stelline scintillanti da fotoromanzi; parliamo del cosa faremo dimostrando quello che abbiamo già fatto. E’ come quando ci si reca in una concessionaria per acquistare un’auto: alcuni la mostrano sui cataloghi, altri la mostrano lucidata su una pedana; noi siamo quelli che la presentano in moto, pronta per essere guidata e tenuta per l’intero giorno, la lasciamo in uso. Noi questa Italia l’abbiamo guidata egregiamente e le sue prestazioni sono al massimo come nella formula 1. E’ nostra intenzione continuare a farlo con la passione ed il senso di responsabilità che abbiamo dimostrato in questi anni. Oggi quando parliamo di disoccupazione possiamo dire di aver creato un milione e duecentocinquantamila posti di lavoro; non l’avevamo promesso, l’abbiamo fatto, così come affermiamo di poter garantire la piena occupazione nei prossimi cinque anni. Il berlusconismo retinato, può affascinare, ammaliare, ma si dissolve nella mancanza di un programma concreto e chiaro.

L’alleanza con Bossi crea qualche problema di credibilità al centro destra. Già nel ’94 la necessità della Lega provocò la caduta del governo Berlusconi. Potremmo ritrovarci nella stessa situazione?

Berlusconi ha passato tutto il suo tempo a sottoscrivere patti ad Arcore; come un grande principe del medioevo ha incontrato i suoi feudatari stingendo patti, e prendendo impegni “incomunicabili”. L’accordo con Bossi attiene a questa logica dei patti. Cosa scaturisca da questi accordi non ci è dato di saperlo. Avremmo voluto conoscere il programma del centro destra, per capire a quali conseguenze porta l’accordo con la lega. Le prove di forza sul referendum in Lombardia forse disvelano quanto Berlusconi ha promesso a Bossi : la deriva della devolution. Sarebbe un’avventura. Noi non lasceremo tornare al medioevo la nostra bella Italia. Abbiamo approvato la legge sul federalismo, e crediamo che quella sia la strada giusta per garantire al paese ed agli italiani quei livelli di democrazia degni di uno dei più prestigiosi paesi europei. Bossi e Berlusconi sono in grado solo di prometterci un’avventura, gli italiani invece vogliono altro. Lo vedo negli occhi di quanti incontro in questi giorni, in Campania, in Sicilia. Incontro nei loro sguardi voglia di futuro per sé e per i propri figli; voglia di certezze, di concretezza, di sicurezza. Incontro occhi fieri di un sud che ha capito di avere la sua grande opportunità, quella di essere l’area più interessante d’Europa per gli investimenti in campo turistico, agro-alimentare, nei settori delle nuove tecnologie. Quegli occhi non vogliono avventure, chiedono futuro!. (Massimo Pillera-Inform)


Vai a: