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INFORM - N. 78 - 20 aprile 2001

"Nuovo Oltreconfine" intervista l'Ambasciatore d’Italia a Berlino. Silvio Fagiolo: Le espulsioni sono in contrasto con le normative comunitarie

BERLINO - "Nuovo Oltreconfine", il giornale italiano di Stoccarda diretto da Brunoi Zoratto, pubblica una intervista al nuovo Ambasciatore d'Italia a Berlino Silvio Fagiolo. Della lunga intervista riportiamo alcuni tratti che più direttamento fanno riferimento alla comunità italiana in Germania

Che gli italiani all’estero siano fattore irrinunciabile di politica estera non è una semplice enunciazione propagandistica o demagogica, ma un dato di fatto concreto che ogni governo che si instaura a Palazzo Chigi è costretto a riconoscere. Secondo Lei questa enorme forza come può essere meglio valorizzata?

Una componente così importante delle relazioni bilaterali offre sempre occasioni per migliorarne il contributo ed il peso specifico: questo è stato, del resto, uno dei motivi conduttori della Prima Conferenza degli Italiani nel mondo. Ci sono molti modi per farlo, a cominciare partendo, ovviamente, dalla consapevolezza e dal riconoscimento esplicito del ruolo, della rilevanza politica della presenza italiana in Germania, che va ben oltre gli aspetti di migrazione e coinvolge anche l’economia, la cultura, l’immagine del paese di origine, il contributo alla convivenza, in Europa, di tradizioni culturali specifiche e non necessariamente omogenee tra di loro.

Ciò nonostante, gli italiani in Germania detengono una lunga serie di primati negativi. Alto è il numero di bambini italiani nelle Sonderschulen, mentre basso è quello della nostra presenza nei ginnasi. Come alto è il numero dei connazionali disoccupati senza un mestiere e bassa la presenza di studenti italiani nelle università. Come giudica questi dati negativi?

Si manifestano ritardi nell’inserimento della comunità italiana, riconducibili, in parte, a carenze di formazione e di istruzione, tanto più deplorevoli in una economia che sempre più si basa sulla conoscenza. È possibile ovviare, nel tempo, a questo fenomeno ed ai rischi di una permanente emarginazione attraverso una politica coerente che faccia leva su più strumenti. Adeguate risorse umane e finanziarie in termini di contributi italiani; una politica rivolta alle famiglie, per incentivarne l’attenzione alla dimensione della istruzione e della formazione; la collaborazione delle autorità tedesche, in uno spirito di solidarietà anche comunitaria, facendo leva sugli strumenti dell’Unione e sulla puntuale applicazione delle sue regole.

Qualche cosa sicuramente non ha funzionato. Ad esempio, l’intervento scolastico italiano in Germania - costato all’erario italiano negli ultimi trenta anni fiori di miliardi - ha confermato i suoi limiti. Non è forse giunto il momento di rivedere il tutto, puntando ad iniziative mirate per innestare la lingua e la cultura italiana nella struttura scolastica tedesca?

È tempo, sicuramente, di una più seguita verifica del rapporto tra le risorse mobilitate per la scolarizzazione ed i risultati conseguiti. Per quanto riguarda l’attuale sistema, finché resta in vigore, esso va sicuramente gestito nel modo migliore possibile, in attesa che, attraverso la messa a regime dei Piani Paese, la politica scolastica verso gli italiani all’estero venga rimodulata in maniera più mirata alle esigenze delle singole comunità. Nel frattempo dovremmo essere in grado di confrontare obiettivi, metodi, risultati finali delle singole iniziative, in modo da indirizzare le risorse verso quelle rivelatesi più efficaci. A partire da quest’anno, e con la collaborazione della rappresentanza eletta dalla comunità, intendiamo condurre un monitoraggio più puntuale. Il che non significa che non dovremmo anche lavorare ancora di più di quanto già stiamo facendo per inserire la lingua e la cultura italiana nella struttura scolastica tedesca. Anche qui occorre ricordare che la formazione multilingue è uno degli strumenti dello sviluppo dell’economia europea raccomandati dalle istituzioni di Bruxelles.

Un problema grave denunciato dai rappresentanti delle nostre comunità (Comites e CGIE) in un recente incontro, al quale Lei ha presenziato, è la questione delle "espulsioni facili" e dei "soggiorni negati". È mai possibile che un nostro connazionale, che ha speso qui la propria vita lavorando, solo perché ha chiesto l’aiuto sociale (come Nilo Soppelsa e signora di Costanza) rischi di essere espulso?

Le espulsioni costituiscono procedure che in alcuni casi sono in contrasto con le norme comunitarie e gli stessi organi di Bruxelles hanno invitato le autorità tedesche a rivedere il loro comportamento anche a livello locale. L’impegno dell’Amministrazione Centrale, dell’Ambasciata a Berlino e della Rappresentanza a Bruxelles è molto intenso e continuerà ad esserlo in maniera crescente. Per l’inizio dell’estate - per fare solo un esempio - si sta pianificando un Convegno in Baden Württemberg nel quale la parte italiana e quella tedesca si confronteranno sugli aspetti giuridici e politici della questione, alla presenza, auspico, di esperti della Commissione europea.

Le nozze con i fichi secchi non si possono fare, neanche se esiste la buona volontà delle parti interessate. Ci riferiamo alla precaria situazione in cui versano i nostri consolati, laddove ovunque mancano gli organici ed il personale è sovraccarico di ruoli e funzioni. È mai possibile che a Stoccarda giungano quotidianamente 700-750 telefonate delle quali solo 250 circa ottengono una risposta?

La rete consolare (tredici uffici) è anche essa, come quella degli istituti di cultura, la più estesa tra quelle che abbiamo in qualsiasi altro paese, più estesa ad esempio di quella di un paese-continente come gli Stati Uniti. E’ vero peraltro che essa non è sempre adeguatamente servita da personale numericamente sufficiente. Le ragioni sono varie e ormai ben note, soprattutto se si considera che il problema delle risorse ha una valenza complessa, non solo quantitativa. Ai limiti delle risorse del Ministero degli Esteri si aggiunge una certa riluttanza del personale del Ministero degli Affari Esteri al suo trasferimento in Germania, per ragioni di lingua ed anche di frequentazione scolastica dei figli.

Ritengo tuttavia e lo ho detto in Parlamento come pure al Ministero degli Esteri, che la Germania debba beneficiare prioritariamente dell’aumento di organici predisposto dal Ministero dopo la recente entrata in vigore della sua riforma. Puntiamo ad avvalercene possibilmente ancora entro l’anno. Per quanto attiene la questione dei centralini telefonici si sta facendo uno sforzo di potenziare i servizi di risposta diretta. Questi ultimi integrano comunque quella risposta automatica che già contribuisce a garantire informazioni essenziali sulle questioni di maggior interesse. La quasi totalità degli Uffici Consolari ha introdotto da tempo e sta sviluppando le proprie pagine Web, dalle quali non solo sono desumibili informazioni ma, ad esempio, possono essere scaricati moduli per pratiche varie con evidenti vantaggi.

Migliaia di associazioni italiane di ogni genere, 13 Comites eletti democraticamente, 5 consiglieri CGIE, numerosi consiglieri comunali e provinciali eletti negli enti locali tedeschi: un ricco patrimonio rappresentativo con cui confrontarsi regolarmente. Lei, che non è nuovo in Germania, come intende valorizzare questa "disordinata" potenzialità?

Esiste ormai una variegata e consolidata rappresentanza della comunità italiana, attraverso meccanismi democraticamente collaudati e che si esplicano all’interno di essa (Comites, CGIE) oppure nelle sedi deputate della società tedesca, a livello di comune o di provincia. Per quanto riguarda le prime, potremmo migliorare i meccanismi di consultazione, di trasparenza, le sinergie, perché esse possano esprimere al meglio le attese della comunità e diventino un interlocutore sempre più prezioso per le autorità italiane. Gli italiani eletti nelle assemblee locali tedesche sono a loro volta espressione della crescente consapevolezza degli italiani in Germania della necessità di assumere nella società che li ospita un ruolo commisurato al contributo che essi hanno dato e danno al suo sviluppo. Possono divenire un punto di riferimento per favorire il migliore inserimento dei nostri connazionali, approfondire le ragioni dei ritardi e la ricerca dei rimedi. Stiamo organizzando a Berlino un incontro che li vedrà per la prima volta insieme per discutere argomenti di comune interesse. (Nuovo Oltreconfine/Inform)


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