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INFORM - N. 77 - 19 aprile 2001

Nuovo Oltreconfine, sul voto all'estero e la proposta del ministero per gli Italiani nel mondo l'editoriale del direttore Bruno Zoratto

Protestiamo, ma andiamo oltre

STOCCARDA - Ancora una volta siamo ad una vigilia elettorale importante e milioni di italiani residenti all’estero non potranno esercitare il sacrosanto diritto del voto grazie all’ignavia del Parlamento e all’inettitudine del Governo di centrosinistra.

Ora il misfatto è molto più grave delle volte passate, proprio perché gli italiani oltreconfine, grazie a Tremaglia, alla Destra e a pochi altri, sono diventatati parte integrante della Nazione, essendo stata modificata la Costituzione con due storiche riforme che ci riguardano perché ci riconoscono finalmente gli stessi diritti di chi risiede in Patria.

Il Parlamento uscente, con una maggioranza pro Ulivo, non ha voluto approvare la legge ordinaria che ci avrebbe permesso l’esercizio del voto per questa competizione elettorale e la conseguente elezione di 12 deputati e 6 senatori in rappresentanza delle nostre collettività sparse nelle contrade del mondo.

Se avessimo potuto votare, avremmo realizzato un sogno nato nel lontano 1955, alla vigilia della tragedia di Marcinelle, su sollecitazione e su pressione degli italiani emigrati di allora, obbligati a calvari disumani continui, che rivendicavano più giustizia sociale, più assistenza e il sacrosanto diritto ad una più ampia partecipazione politica, chiedendo l’esercizio del voto all’estero, formalizzato poi con la proposta legislativa n. 1193 presentata dal senatore Lando Ferretti il 12 ottobre dello stesso anno.

Una lunga marcia, quindi, sembrava finalmente concludersi, con la soddisfazione generale della nostra gente che, nonostante i ritardi, con l’esercizio del voto si sarebbe riscattata e sentita parte integrante della Patria italiana, che in questi ultimi cinquant’anni non aveva certo brillato per la sua attenzione verso i suoi figli emigrati. Un traguardo vicino, vicinissimo che avrebbe radicalmente cambiato lo stato d’essere della nostra emigrazione, dando forza, vigore e significato agli attuali organi di partecipazione democratica, come il CGIE e i Comites, con conseguente impulso alle organizzazioni degli emigranti e a tutto quello che gravita attorno alle nostre comunità.

Tutto ciò purtroppo non è drammaticamente avvenuto. Chi a Berlino ha partecipato alla "Conferenza preparatoria" degli Italiani in Europa, in previsione dell’assise romana svoltasi a dicembre (disertata dal Capo del Governo di Centro sinistra), ed ha ascoltato l’intervento della relatrice della legge elettorale ordinaria, la diessina Franca D’Alessandra Prisco, si era già allora reso conto che la sinistra (ad eccezioni di pochi "mohicani") con la complicità di qualche "utile idiota" nel Polo, aveva nuovamente tradito gli italiani all’estero, riversando sugli altri le proprie colpe e rinviando alla prossima legislatura l’approvazione della legge ordinaria.

Questo ha provocato all'interno di tutte le nostre collettività una giustificata reazione di rabbia, di sdegno e di protesta che condanna tutti i partiti, ad eccezione della Destra italiana, da sempre coerente in difesa dei diritti fondamentali dei lavoratori che risiedono fuori i confini. Rabbia, sdegno e protesta registrati anche durante la visita del Presidente della Repubblica in Argentina dove, nonostante il tentativo fallito della rete diplomatico-consolare di sminuire e circoscrivere ogni segno di agitazione e di dissenso, le nostre comunità radunate al Coliseo di Buenos Aires e a Rosario, davanti al Monumento nazionale alla Bandiera, educatamente e pacatamente hanno fatto sentire il loro giustificato risentimento. Al punto tale che il Presidente Carlo Azeglio Ciampi ha dichiarato a chiare lettere che lui farà da tramite affinché il Parlamento nella prossima legislatura approvi (noi dichiamo entro i primi sei mesi) la legge ordinaria che ci permetterà l'esercizio del diritto di voto all'estero.

Intanto però, oltre alle giustificate e legittime proteste, bisogna tentare di andare oltre, cercando di far mettere a disposizione dell'emigrazione strumenti nuovi ed incisivi, come quello ad esempio del Ministero degli italiani all'estero che, se gestito bene e non appaltato a qualche intruso come in passato, potrebbe diventare una punta di diamante nell'intricato firmamento politico italiano. Potrebbe essere una clava in un contesto disordinato, dove ormai tutto è annacquato e omologato, e per l'emigrazione italiana ben poco è rimasto.

Bisogna ricercare strumenti adeguati per stimolare, gestire e provocare una nuova politica degli italiani all'estero che ci permetta di raggiungere quello che sembrava così vicino e di risolvere gli antichi e nuovi problemi di una dimensione moderna e planetaria che rivaluti il ruolo degli italiani nel mondo come fattore irrinunciabile di politica estera. Protestiamo quindi per il comportamento inetto del Parlamento e del Governo. Andiamo però con intelligenza oltre il muro del pianto, per cercare di vincere questa "battaglia di civiltà e di democrazia", come definiva Giorgio Almirante, incontrando gli italiani nelle baracche dei grandi complessi industriali germanici, la questione fondamentale dell'esercizio del voto all'estero.

Bene ha fatto quindi Gianfranco Fini ad impegnarsi e ad impegnare AN a ridare vita al dicastero per gli italiani all'estero ed a far approvare dal prossimo Parlamento nei primi sei mesi della legislatura la legge ordinaria elettorale. E' un banco di prova per il Polo ed in particolare per la Destra italiana, da cui nessuno può sottrarsi anche perché in politica (e non solo) le parole hanno un loro peso ed un loro significato. (Bruno Zoratto-Nuovo Oltreconfine/Inform)


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