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INFORM - N. 76 - 18 aprile 2001

Lo chiedono i responsabili di organizzazioni di volontariato internazionale e pacifiste in una lettera aperta al candidato premier Francesco Rutelli

"Occorrono più politiche per il disarmo, per la pace e per lo sviluppo nel programma dell'Ulivo"

ROMA - Nel programma dell’Ulivo che sarà presentato il prossimo 20 e 21 aprile, abbiamo riscontrato (leggendo la bozza che sta circolando questi giorni, licenziata dal Coordinamento dell’Ulivo del 17 marzo 2001) l’opportuna affermazione che "l’obiettivo principale di una politica di pace e di sicurezza collettiva è e deve restare quello del disarmo progressivo bilanciato e controllato". Giustamente nella bozza si registra con preoccupazione come "negli ultimi due anni la spesa militare è in aumento (circa il 2%): c’è il pericolo di una ripresa della corsa agli armamenti in un mondo travagliato dalla fame, dalle malattie e da terribili conflitti regionali". Così scrivono al candidato premier Francesco Rutelli esponenti di alcune organizzazioni di volontariato internazionale e pacifiste (tra esse l'ARCI, Pax Christi, Legambiente, FOCSIV, ICS; le ACLI, Ermmaus).

Siamo d’accordo, prosegue la lettera. Molti di noi – che sono stati impegnati anche con l’azione umanitaria nelle aree di conflitto - sanno che, a partire dall’ultima vicenda del Kosovo, solo rifiutando il ricorso alla guerra comunque giustificata e solo attraverso la prevenzione dei conflitti, il disarmo, la nonviolenza e la lotta ai mercanti di morte si può costruire una politica di sicurezza comune e di pace fondata sulla giustizia e lo sviluppo.

Ci lascia perciò sconcertati quanto affermato – tra l’altro in modo contraddittorio con quanto promesso nel passaggio prima citato - in un paragrafo successivo della bozza del programma (sperando naturalmente di essere smentiti) quando si prevede di "portare in cinque anni il bilancio della difesa dall’attuale 1,5% al 2% del PIL", come se il disarmo valesse per gli altri, ma non per l’Italia.

A parte la discutibilità delle percentuali fornite (infatti a differenza di altri paesi europei, in Italia molte spese militari, dal sostegno all’industria militare a quelle per gli interventi bellici e postbellici - che solo nel periodo 1999/2001 sono state di oltre 2.440 miliardi - non compaiono nel Bilancio della Difesa), rileviamo che questo impegno programmatico comporterà un aumento di ben 11.500 miliardi della spesa militare nel nostro paese. Una cifra enorme, nemmeno lontanamente paragonabile a quanto si pensa di impegnare a favore delle politiche sociali, dell’ambiente e della cooperazione allo sviluppo ( che sono lo 0,15 del nostro PIL). Colpisce anche in questo caso, di fronte alle migliaia di miliardi promessi ai militari, l’assenza di alcun impegno preciso e quantificato a favore di una politica pubblica di cooperazione allo sviluppo e della riforma della legge che attualmente la regola. Serve una politica coerente, anche nell’ambito delle politiche dello sviluppo, che dia il segno di un impegno profondo dell’Italia – anche rispetto alle istituzioni internazionali- contro le diseguaglianze e la povertà nel mondo.

Noi riteniamo che, insieme al disarmo, solo un’azione incisiva per riformare le istituzioni internazionali dando strumenti all’ONU, può garantire la costruzione di una equilibrata e non equivoca ricerca di condizioni di pace e di sicurezza, nonché di sviluppo e di giustizia, per tutto il pianeta. Ci lascia perciò anche in questo caso sconcertati la totale assenza nella bozza di programma – a parte un vago riferimento a "rafforzare e rendere più rappresentativa, democratica ed efficace l’organizzazione internazionale nel suo insieme" - dell’impegno del futuro governo a favore del ruolo fondamentale dell’ONU, nell’azione di prevenzione dei conflitti e di mantenimento della pace, mentre nel contempo il rafforzamento della Nato viene definito dalla bozza un "obiettivo primario".

Pensiamo che la strada deve essere quella della riforma delle Nazioni Unite e quella indicata dal Social Summit dell’ONU di Copenaghen del 1995 e dai rapporti di molte agenzie delle Nazioni Unite, tra cui l’Unicef: la riduzione delle spese militari a favore di politiche sociali e di sviluppo. Ecco perché invitiamo tutti a sostenere l’iniziativa che sta partendo in questi giorni del referendum autogestito in vista del G8 (iniziativa promossa da un vasto ventaglio di associazioni: Ics, Arci, Legambiente, Acli, Mani Tese, Rete Lilliput, Uisp, Tavola della pace, ecc.) per la raccolta di un milione di firme, che tra le varie richieste ai governi del G8 ha anche la riduzione del 20% delle spese militari entro il 2010. E’ una proposta realistica e possibile - conclude la lettera al candidato premier dell'Ulivo -, che speriamo sia fatta propria dal futuro governo italiano a Genova, e dalle forze politiche in Parlamento. (Inform)


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