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INFORM - N. 76 - 18 aprile 2001

Incontro a Basilea delle Delegazioni delle Missioni Cattoliche Italiane di Svizzera e Germania. Il comunicato finale: istituzioni poco sensibili.

BASILEA - Nei giorni 2-3 aprile si è tenuto a Basilea l’incontro tra i Consigli di Delegazione delle Missioni Cattoliche Italiane di Germania e di Svizzera. Hanno partecipato ai lavori anche mons. Giuseppe Matarrese, il vescovo incaricato dalla Conferenza Episcopale Italiana a seguire il settore dell’emigrazione italiana, accompagnato da don Elia Ferro, responsabile dell’ufficio Migrantes per gli Italiani all’estero, e il delegato delle MCI del Benelux, don Battista Bettoni.

L’incontro si colloca in un logica pastorale che privilegia un iter di comunicazione tra le due Delegazioni all’interno delle rispettive chiese locali.

Il volto dell’emigrazione italiana in Europa - è detto nel comunicato finale - è cambiato drasticamente. L’emigrato si propone ormai come protagonista all’interno della società locale. Il superamento di una fase assistenzialistica nei suoi confronti e il processo di parziale integrazione economico-linguistica, valutato superficialmente come totale integrazione, può fornire un pretesto alla chiesa locale e alle varie amministrazioni per un ridimensionamento delle Missioni italiane sotto l’aspetto finanziario, di strutture e di personale. Per gli operatori pastorali bisogna, invece, imboccare una pastorale ordinaria che tenga in debito conto le esigenze del migrante come persona portatrice di una cultura e di una religiosità specifiche, che si trasformano in fattore di arricchimento per la chiesa e la società locali.

E’ in atto un cambiamento profondo nelle società europee, sempre più indifferenti al sacro e al bisogno di salvezza. Le chiese locali, impoverite dalla mancanza di clero e dalla diminuzione delle entrate, intendono fronteggiare questa situazione – che tocca da vicino anche gli immigrati cattolici - prediligendo una razionalizzazione delle risorse secondo canoni aziendali e non pastorali che inducono a ridurre prima di ogni altra cosa il personale e le strutture delle Missioni.

I partecipanti all’incontro affermano concordemente che occorre invece rimettere al centro il migrante e servirlo nella sua specificità per far emergere il volto di una chiesa davvero cattolica e comunionale.

Accanto al rammarico verso la società italiana ed i suoi politici che hanno già da tempo condannato all’invisibilità la comunità italiana all’estero, i partecipanti all’incontro di Basilea manifestano la loro amarezza nei confronti delle istituzioni religiose di partenza e di arrivo che dimostrano poca sensibilità nei confronti di tale comunità.

Gli operatori pastorali sono impegnati nella elaborazione di strategie pastorali basate non sull’emergenza, ma su specifici fondamenti teologici che negli anni recenti hanno permesso lo sviluppo di una autentica teologia in contesto migratorio.

L’attuale cammino delle MCI privilegia la riconciliazione, la cattolicità e la comunione e le comunità prendono sempre più coscienza di dovere testimoniare per prime il volto cattolico e comunionale della chiesa.

In un'Europa dai mille volti e dalle mille culture, le comunità sono alla ricerca di una sempre più incisiva metodologia pastorale che le renda segno profetico di quel volto cattolico della chiesa dove nessuno può sentirsi estraneo e obbligato alla omologazione. Di fatto nei prossimi anni lo stile e la spiritualità della comunione saranno i veri fondamenti delle loro scelte.

Vanno quindi lette nell'ottica di un cammino di comunione le decisioni che i Consigli di delegazione hanno preso. Nel 2002 essi organizzeranno un convegno europeo per tutti gli operatori delle Missioni. Coscienti della importanza della ministerialità dei laici e della rivisitazione del ruolo del missionario, è stato altresì programmato un seminario di formazione per i missionari che nei prossimi anni raggiungeranno l'età della pensione. Anche nell'ambito dei media si è deciso di instaurare nuove forme di collaborazione.

Nonostante le difficoltà di dialogo e l'invisibilità cui sono condannate, le comunità di lingua italiania sono convinte di esercitare un ruolo profetico nelle chiese locali. La pastorale migratoria specifica e specializzata che obbliga ad una attenzione ai bisogni religiosi della persona immette nella chiesa un modo nuovo di dialogo e di comunione. Si passa da "rapporti di forza" alla "forza dei rapporti" che mettono le persone non in contrapposizione, ma in rapporto profondo tra di loro, sul modello trinitario della comunione nella diversità.

L'incontro è terminato con la visita del Consiglio di Delegazione delle MCI della Francia. (Inform)


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