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INFORM - N. 73 - 11 aprile 2001

Dino Nardi (Cgie) - Indigenza dei pensionati Inps emigrati: urgono provvedimenti legislativi

ZURIGO - Recentemente il Comitato di indirizzo e vigilanza (CIV) dell’INPS ha affrontato alcune problematiche concernenti i titolari di pensione residenti all’estero. Tra l’altro è stata richiamata la necessità di reintegrare la perdita di valore delle pensioni degli italiani all’estero, residenti in Paesi nei quali la pensione italiana viene corrisposta in dollari statunitensi (ivi comprese alcune nazioni dell’America Latina come, per esempio, l’Argentina) e dove la perdita del potere d’acquisto è stata di quasi il 40% negli ultimi dieci anni. Ma da parte del CIV dell’INPS è stato anche evidenziato che nello stesso periodo di tempo gli importi delle prestazioni pensionistiche corrisposte in quei Paesi da 1’745 miliardi di lire (anno 1991) sono diminuite a 1’058 miliardi (anno 2000), con un calo in percentuale del 39,37%. Mentre, nel complesso, il totale delle pensioni INPS in pagamento all’estero hanno avuto le seguenti variazioni: 298'278 pensioni versate nel 1990 per un importo di 2'806 miliardi di lire a fronte di 429'815 pensioni versate nel 2000 per un importo di 2'051 miliardi e quindi, nonostante che il numero delle pensioni sia aumentato del 44,01%, l’esborso finanziario è stato invece inferiore del 26,91%.

Anche in considerazione di questa situazione il CIV ha assunto, pertanto, una delibera attraverso la quale si richiede un intervento legislativo per ristabilire il potere d’acquisto delle pensioni pagate agli italiani all’estero.

Bene, ci fa veramente piacere vedere che, finalmente, un organismo importante ed autorevole come il Comitato di indirizzo e vigilanza dell’INPS abbia cominciato a prestare sempre più attenzione anche a quella parte di pensionati italiani residenti all’estero. Un’attenzione dimostrata non solo con questa delibera ma anche con l’applaudito intervento del presidente del CIV, Aldo Smorizza, alla Prima Conferenza degli Italiani nel Mondo di Roma dello scorso mese di dicembre (in cui, tra l’altro, sostenne anch’egli la necessità di ripristinare la Direzione Generale dell’INPS per le convenzioni internazionali), e proseguita con la presenza attiva di alcuni membri del CIV ai lavori dell’ultima assemblea generale del CGIE e della Commissione Sicurezza e Tutela Sociale. Evidentemente la migliore conoscenza dei problemi degli emigrati, anche a seguito di alcune sue missioni all’estero, ha indotto il CIV ed il suo presidente a prendere di petto la questione delle pensioni erogate all’estero dall’Istituto.

Ovviamente, come CGIE ed in particolare come II Commissione, non si può non dare pieno sostegno all’iniziativa del CIV poiché, specie in alcuni Paesi dell’America Latina, il ristabilire il potere d’acquisto delle pensioni italiane porterebbe, quantomeno, un po’ di sollievo ai tanti pensionati emigrati di prima generazione che nell’ultimo decennio hanno visto ridursi drasticamente l’ammontare della pensione italiana. Ma, visto che il CIV sollecita un intervento legislativo per porre rimedio a questo problema, vorremmo ricordare, allo stesso Comitato di indirizzo e vigilanza dell’INPS ed innanzitutto al legislatore, un'altra questione connessa sempre alle pensioni degli emigrati e cioè la necessità di una revisione della legge 407 del 1990. Infatti, negli anni novanta, tale norma ha contribuito indubbiamente ed in modo determinante a far raggiungere all’INPS, nel settore delle pensioni in regime internazionale, i risultati positivi ricordati dal CIV, ma con ripercussioni estremamente negative per moltissimi pensionati emigrati che, proprio anche a causa della legge 407/1990, sono stati trascinati nel vortice dell’indigenza e della povertà. Una revisione che, come già richiesto dalla Prima Conferenza degli Italiani nel Mondo, fermo restando il requisito reddituale come per i residenti in Italia, dovrebbe consentire l’integrazione al minimo delle pensioni percepite all’estero dagli emigrati, qualora la somma del pro-rata della pensione estera e del pro-rata della pensione italiana dovesse risultare inferiore al minimo.

Ecco, attraverso questi due provvedimenti legislativi, riteniamo che, pur non risolvendo il grave problema dell’indigenza di tanti emigrati, ed in particolare di quelli dell’America Latina, si possa comunque portare un doveroso e utile contributo ad alleviare la situazione economica di molte famiglie e senza portare grossi aggravi alle casse dell’INPS. (Dino Nardi*-Inform)

* Presidente della Commissione Sicurezza e Tutela Sociale del CGIE


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