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INFORM - N. 71 - 9 aprile 2001

Dal Messaggero di sant'Antonio, edizione italiana per l'estero

La via della concertazione. Padre Luciano Segafreddo intervista Savino Pezzotta presidente dell'Inas-Cisl

"Se cede la famiglia, cedono anche altri valori e modi di stare insieme. Questa è una delle nuove battaglie del sindacato sul fronte della contrattazione e delle politiche sociali".

Quali sono le strategie della Cisl in tema di politica sociale?

L’interesse della Cisl per le politiche sociali accompagna tutta la sua storia. Sicuramente oggi ci sono processi nuovi, inediti, che ci chiedono di cambiare una serie di iniziative. Mentre fino a ieri le nostre politiche di welfare erano tutte centrate su una dimensione nazionale e statalista, l’orientamento attuale è di andare verso politiche sociali più decentrate, più vicine alle persone, introducendo, oltre alle garanzie di un welfare universalistico, elementi d’integrazione, mutualità e partecipazione, utilizzando anche nuove forme di economia, come il non profit, e valorizzando il volontariato. Ciò che noi vorremmo non è più solo ragionare sulla dicotomia inclusione-esclusione ma aggiungere anche l’elemento della relazionalità: uno stato e una politica sociali che privilegino non solo il cittadino come utente ma come persona, e siano anche in grado di mettere in relazione le persone tra loro e creare alcuni elementi di tipo comunitario: un welfare community, che deve nascere anche con un grosso apporto dal basso.

Nella logica dei grandi numeri del mercato globale, c’è ancora spazio per l’uomo che lavora e per il suo ruolo come persona nella società? Quali sono i rischi della globalizzazione?

Più che sui rischi – presenti sotto le voci: concentrazione dei poteri e finanziarizzazione dell’economia e della ricchezza – io ragionerei sulle opportunità offerte dalla globalizzazione. Siamo arrivati a un punto della storia in cui ci sono tutte le condizioni scientifiche ed economiche per risolvere una serie di problemi che gli uomini non erano in grado di risolvere in passato, soprattutto la fame, la miseria e l’analfabetismo. Credo che dentro la globalizzazione ci siano tutte queste opportunità. Occorre però recuperare una dimensione che non può essere solo la globalizzazione dell’economia, ma che è quella che Teihard de Chardin indicava come una socializzazione che si estende, che rende più partecipativi gli individui.

Questa tensione a un intreccio maggiore, a un superamento dei confini, a una dilatazione della comunicazione, favorisce, se ben gestita, una dimensione più umana. Certo, bisogna avere gli strumenti per governarla, che non possono essere gli strumenti di chi ha in mano le leve del potere economico. Occorre che, nel frattempo, per globalizzare la solidarietà, cresca la società civile a livello globale, che in questo caso per noi è rappresentata dalle grandi organizzazioni sindacali mondiali, che sempre di più devono diventare promotrici di diritti e partecipazione. Oggi esiste l’opportunità di rendere il mondo più umano. Certo, non verrà regalata a nessuno questa possibilità che bisogna conquistare con l’impegno, con l’azione sociale e con una determinazione di valori più forte che in passato.

Il lavoro è ancora un valore o è diventato un mezzo per sopravvivere? C’è il rischio che la competitività di massa comprima la famiglia, unità di base della società, frammentandola in soggetti privati di valori, ideologie e capacità politica?

In questa fase di secolarizzazione – che non riguarda solo la dimensione del sacro ma anche quella del sociale e delle relazioni – vi è una pressione e un attacco contro la dimensione valoriale del lavoro alquanto evidente, ed è una cosa che ci inquieta. Sempre più si tende a far diventare il lavoro una merce; non a caso si utilizza la frase "forza lavoro" per indicare i lavoratori. Una mercificazione del lavoro e uno svuotamento degli elementi della sua creatività e dell’espressività delle persone, ha forti incidenze sulle famiglie. Il lavoro viene assunto solo come elemento strumentale rispetto ad altre questioni. Il nostro problema è vedere come si può ricreare una dimensione di significato e di senso del lavoro, perché condiziona la vita delle persone, ridefinisce nel suo svolgersi le relazioni e ha pertanto la possibilità di dare alla famiglia non solo un’opportunità economica ma anche di esprimere gli elementi della creatività e della razionalità. Oggi le famiglie sono sottoposte a pressioni che riguardano sicuramente le famiglie monoreddito.

L’investimento sui figli è molto più alto che in passato. Oggi, infatti, se vogliamo dare un futuro ai figli, bisogna investire nella formazione, nell’istruzione, occorre accompagnarli fino a che si laureano; e una famiglia, come quella che noi rappresentiamo, fa fatica a rientrare nei parametri di questa competitività nuova. Da questo punto di vista, dentro questo senso di recupero del significato del lavoro, occorre recuperare anche la relazione tra lavoro e famiglia, che costituisce il vero snodo del problema. Bisognerà allora pensare come non vi sia solo un discorso di salario e di orari individuali ma di salari e orari collegati a una dimensione familiare, proprio per rafforzare quella sociale.

La Cisl sarà in grado di adattare le proprie strategie per i cittadini-lavoratori di domani?

La Cisl farà uno sforzo enorme per continuare a essere rappresentativa degli interessi e dei valori dei cittadini, soprattutto di quelli che sono più deboli. Dovremo anche cambiare il modello contrattuale, non più rispondente alle esigenze, con un modello più flessibile, capace di cogliere professionalità, mestieri, produzione di reddito, e distribuirlo meglio. Occorrerà rafforzare la concertazione come strumento di coesione sociale, perché la coesione sociale in una società che tende alla frammentazione è una risorsa rispetto a un mercato che si fa più globale.

La Cisl dovrà adeguare i propri strumenti interni in termini di democrazia e partecipazione; dovrà entrare nel campo dell’economia per favorire la democrazia economica. L’economia non può essere uno spazio in cui la democrazia non ha valore. Vanno promossi momenti di partecipazione, azionariato, democratizzazione dell’economia tali da rendere i lavoratori-cittadini più partecipi a questo processo. La consapevolezza dei tempi ci spinge a cercare delle strategie nuove rispetto alle cose nuove che si sono determinate.

L’interdipendenza dei mercati internazionali condiziona i ruoli dei popoli, delle culture e delle nazioni mentre i cittadini sono sempre più solo consumatori. Si può conciliare lo sviluppo con la promozione dei diritti civili e sociali?

Noi pensiamo che occorre promuovere, anche dentro i processi di globalizzazione e di omogeneizzazione che si stanno determinando, un rispetto per le culture, soprattutto se non sono le nostre; un rispetto per questa ricchezza dell’umanità. È su questo rispetto delle diversità che la questione dei diritti ritorna a essere importante: non è più un diritto soggettivo, ma un diritto delle comunità, dei radicamenti, della tutela delle identità, dei modi di pensare e di essere delle persone. Credo che anche la battaglia per il rispetto dell’identità della persona torni a giocare un ruolo importante. La persona non è mai un individuo isolato: è un soggetto in rapporto con gli altri, con la sua cultura, con le sue tradizioni e la sua storia. (Luciano Segafreddo*-Messaggero di sant'Antonio-/Inform)


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