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INFORM - N. 69 - 5 aprile 2001

Il "Corriere della Sera" in Brasile chiude dopo meno di un anno. Gaetano Cario: che figuraccia!

BUENOS AIRES - Non è durata neppure un anno la presenza in Brasile del "Corriere della Sera", il più famoso e importante quotidiano italiano finanziato dalla più grossa azienda italiana. Un fallimento clamoroso. Il 13 maggio scorso, nella Pinacoteca dello Stato di San Paolo erano stati invitati al lancio del giornale nientemeno che il Presidente della Repubblica Italiana, Carlo Azeglio Ciampi, in visita in Brasile; il Governatore dello Stato di San Paolo, Mario Covas, il ministro della Cultura Francisco Weffort, l'ambasciatore brasiliano a Roma, Paulo De Tarso Flexa De Lima, l'ambasciatore d'Italia in Brasile, Michelangelo Jacobucci, il direttore del quotidiano "O Estado do Sáo Paulo", Julio Mesquita, esponenti dell'imprenditoriato italo-brasiliano, del mondo della cultura e della stampa.

La chiusura dell'edizione per il Brasile è avvenuta nel più penoso silenzio il 31 marzo ultimo. Un'avventura finita male che lascia un'immagine poco lusinghiera sull'editoria italiana. Un'operazione avventata che, certamente, ha causato al bilancio della società editoriale di Via Solferino cospicui danni. E' evidente che i calcoli iniziali non sono stati confortati dal successo.

Si dice che dei ventimila esemplari stampati ne venivano venduti più o meno un migliaio. E questo in un Paese di 8 milioni di chilometri quadrati abitato da 170 milioni di persone, quasi tre volte la popolazione italiana. E' impensabile arrivare a una potenziale clientela sparsa in così immenso territorio con carenti mezzi di trasporto, specialmente nell'interno. Si pensi che solo nella megalopoli paulista operano trentamila edicole. Fornirle con una decina di copie del "Corriere" comporterebbe un'edizione giornaliera di trecentomila unità.

Che si trattasse di un buco nell'acqua, noi che siamo sulla piazza da più di trent'anni con un settimanale in lingua italiana, ne eravamo sicuri e le nostre previsioni sono state confermate dai fatti. Un'avventura che ha provocato solo danni. All'immagine del giornalismo italiano, ai lettori del quotidiano milanese che sono stati defraudati da questa chiusura ingloriosa e, soprattutto, alla stampa di collettività che si è trovata a dover affrontare una concorrenza sleale dal momento che il "Corriere" veniva venduto nelle edicole di San Paolo a 40 centesimi di dollaro, un prezzo assurdo.

Va pure rimarcato che, mentre i periodici di collettività trattano permanentemente i problemi della collettività, forniscono informazioni sulle attività delle associazioni italiane, pubblicano le informazioni e i comunicati emanati dalle nostre autorità diplomatiche e consolari e le notizie di carattere sociale e familiare dei propri lettori, Il "Corriere" non ha pubblicato una sola di queste informazioni ma solo notizie di carattere nazionale e internazionale. Questa "assenza" ha provocato, fra l'altro, una protesta del CGIE per la posizione contraria al voto agli italiani all'estero.

La triste fine dell'operazione in Brasile lascia intravedere che sarà seguita dalla chiusura dell'edizione in Argentina dove, si dice, che, delle ventimila copie stampate, il "Corriere" ne venda solo circa quattromila. Sarebbe il giusto castigo per l'altrettanto sleale concorrenza alla stampa di collettività, di fatti a Buenos Aires si vende a 0,20 centesimi di dollaro la copia, che da due secoli mantiene legata la comunità italiana al nostro Paese.

Questo fallimento sia di monito ai diplomatici, funzionari del ministero Affari Esteri che hanno appoggiato l'operazione "Corriere" a danno della stampa di collettività che, superando enormi difficoltà, e umilmente, ma con encomiabile spirito patriottico, al servizio dei connazionali emigrati. Potremmo dire: "Il mondo alla rovescia". (Gaetano Cario*)

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* Direttore dell' "Eco d'Italia" di Buenos Aires, editore di altri giornali italiani in America Latina, rappresentante della FUSIE nel CGIE.


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