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INFORM - N. 69 - 5 aprile 2001

I rapporti tra Italia e Argentina nell'editoriale del direttore di "Tribuna Italiana", Buenos Aires

Dalla mamma alla moglie

BUENOS AIRES - La recente visita in Argentina del Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, pur se è stata fatta in un momento che certo non poteva essere meno conveniente ­ presentarsi davanti agli italiani in Argentina dopo la mancata approvazione della legge sul nostro voto e crisi di governo in Argentina - è servita comunque a riaffermare la volontà dell'Italia di essere vicina a questo Paese, al quale è unita da profondi legami, storici, di sangue, di cultura, per via della determinante continua presenza di italiani, che da oltre un secolo e mezzo, hanno trovato qui la loro seconda patria.

Nelle sue dichiarazioni Ciampi è stato molto chiaro nella sua difesa della via virtuosa che deve percorrere l'economia argentina, come nel riaffermare lčappoggio all'Argentina in tutti gli organismi internazionali di credito, dove l'Italia ha una presenza di rilievo. Bisogna ricordare che l'Italia è la sesta potenza economica mondiale. Dopo la partenza di Ciampi dall'Argentina, è ritornato sulla poltrona del ministero dell'Economia Domingo Cavallo, l'artefice della stabilità in Argentina, nipote di piemontesi. Dopo aver annunciato le prime misure, è subito partito per la Spagna, ottenendo dal governo di Aznar, un credito di aiuto di un miliardo di dollari. Molti hanno sottolineato che l'impegno della Spagna è basato sulla necessità di difendere i circa quaranta miliardi di investimenti spagnoli in Argentina. Può anche darsi, ma anche altri paesi che sono più forti economicamente della Spagna hanno importanti investimenti qui e non hanno ancora dato la stessa risposta. Tra essi anche l'Italia.

La settimana scorsa sono stati ricordati due eventi tragici della storia argentina. Lunedì all'Aimi, giudici e politici italiani, insieme all'Associazione dei familiari dei "detenidos desaparecidos" italiani, hanno ricordato, insieme a esponenti della collettività, le vittime italiane e italo-argentine della dittatura. Venerdì, durante la celebrazione del 140ș anniversario dell'Associazione Nazionale Italiana, è stato ricordato il capitano Pedro Giachino, argentino nipote di torinesi, primo Caduto durante lčoccupazione argentina delle Malvine, nel 1982. Vittime di un'epoca tragica dell'Argentina, accomunate dall'origine italiana. Come loro, milioni di argentini di origine italiana calcano la terra di questo Paese. Sono i figli e nipoti e pronipoti di milioni di italiani che trovarono qui una seconda patria, quando l'Italia non era in grado di offrire neanche il pane.

Alla Nazionale hanno ricordato anche che, grazie all'azione della collettività italiana, che si sentì solidale col popolo argentino, l'Italia si dissociò dalle sanzioni che la Comunità europea aveva imposto all'Argentina su iniziativa della Gran Bretagna. Allora i politici italiani (il Presidente Pertini, il Capo del governo Spadolini, il ministro degli Esteri Colombo, i presidenti delle due Camere, i partiti, i sindacati) si resero conto che le sanzioni contro l'Argentina erano anche sanzioni contro i connazionali che risiedevano in questo Paese. Lčing. Agostino Rocca, fondatore della Techint, così definiva il rapporto degli italiani con lčArgentina: "L'Italia è mia madre; l'Argentina è mia moglie".

Come è successo in altre epoche quindi, l'Italia deve trovarsi vicina all'Argentina nei momenti difficili (come d'altra parte fece l'Argentina con lčItalia quando era in condizioni di farlo) a conferma della profonda amicizia che lega i due Paesi.

Certo che il rapporto dovrebbe tradursi in relazioni più profonde in campo economico e politico, al di là degli aiuti per superare l'emergenza. Ad esempio, per l'Argentina sarebbe un aiuto più duraturo se l'Italia veramente si impegnasse nell'Unione europea per lčapertura delle frontiere ai prodotti agricoli con e senza valore aggiunto, evitando di assumere atteggiamenti apertamente ostili come quelli presi dal ministro per l'Agricoltura, Pecoraro Scanio che, quando Ciampi era a Buenos Aires, ha chiesto la chiusura dell'Europa alle carni argentine per il problema dell'afta e che è un tenace oppositore ai prodotti geneticamente modificati, come la soia argentina.

L'apertura del mercato europeo ai prodotti argentini, sarebbe un aiuto molto più efficace che l'assegnazione di un credito straordinario quando sta per divampare la crisi. Ma perché l'Italia si faccia portavoce dell'Argentina in campo europeo (invece di farsi battere da altri paesi come la Spagna), ci vogliono rapporti più intensi a livello politico, che vadano al di là della simpatia e della solidarietà, sia da una parte che dall'altra. In questo campo, c'è una politica tutta da costruire. Anche in questo campo, un ripensamento e un rilancio della collettività, sono necessari per contribuire ad approfondire le relazioni tra i due Paesi. Infatti, un approfondimento dei rapporti tra l'Italia e l'Argentina, deve prendere in considerazione, sia da parte italiana che da parte argentina, la presenza italiana in questa terra.

Si potrebbe dire che del rilancio dei rapporti tra la mamma e la moglie trarranno vantaggio i figli. (Marco Basti)


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