* INFORM *

INFORM - N. 68 - 4 aprile 2001

DOCUMENTAZIONE

Commissione continentale dei Paesi anglofoni extraeuropei - Johannesburg

La "relazione-paese" di Luigi Casagrande (CGIE Australia)

La relazione è stata presentata in rappresentanza dell'Australia alla riunione della Commissione Anglofona di Johannesburg (26-27-28 marzo 2001).

Questi lavori della Commissione Continentale dei Paesi anglofoni extraeuropei cadono in un momento significativo, poiché è la prima volta che, in successione e in sintonia alle conclusioni della Prima Conferenza degli Italiani nel Mondo, svoltasi a Roma lo scorso dicembre, si affronta il tema delle "Nuove generazioni degli italiani all’estero. Inoltre, questa riunione rappresenta per noi tutti lo stimolo a guardare avanti, a continuare a lavorare, a dare il nostro contributo come CGIE alla costruzione di un percorso che sia prima di tutto il "nostro percorso" che sia innovativo proponendo come scopo prioritario il rafforzamento dei legami con l’Italia da parte delle seconde e terze generazioni.

Crediamo che tutte le nostre istituzioni – in primis organi dello Stato italiano, CGIE e Comites - abbiano compreso come la richiesta d’innovazione sia venuta e sostenuta con vigore dagli stessi giovani, ai quali dovrà essere data l’autonomia della gestione di tutte iniziative che li riguardano.

L’accantonamento della questione dell’esercizio in loco del diritto di voto, - questione che ha assorbito molte, forse troppe, delle nostre energie – ci consentirà di fare il punto su almeno tre impegni inderogabili: la convocazione della Conferenza permanente CGIE-Stato-Regioni-Province autonome; il lavoro verso la realizzazione della Conferenza mondiale dei giovani; la relazione del CGIE al Parlamento in cui indicare, all’inizio della prossima legislatura, le priorità dell’azione legislativa verso gli italiani nel mondo.

Una questione crediamo vada posta con assoluta urgenza alle forze politiche che si affrontano in questa tornata elettorale: quali sono i programmi, le scelte programmatiche, le linee d’intervento rispetto ai quali ci s’impegna da oggi nei confronti delle comunità italiane nel mondo.

L’emigrazione, gli italiani nel mondo, sono passati attraverso le fasi dell’abbandono, dell’assistenzialismo, del protagonismo, del valore come risorsa: crediamo che, anche con il contributo delle nuove generazioni, si possa e debba passare alla stagione delle opportunità che portano a risultati concreti, delle opportunità che danno frutto.

Siamo convinti che sarà compito arduo coinvolgere le nuove generazioni, come sarebbe sicuramente controproducente coinvolgerle solo per deluderle, se non lavoriamo coerentemente sul terreno della concretezza. I Consiglieri australiani esprimono inoltre una forte richiesta affinché vi possa essere un’inequivocabile affermazione d’autonomia da parte dei giovani. Il lavoro di costruzione della Conferenza mondiale deve vederli protagonisti fin dalle fasi iniziali, come in questo dibattito odierno, e protagonisti veri in tutti i momenti di costruzione della Conferenza: nel comitato organizzatore, nell’elaborazione dei contenuti, sul piano politico, sul piano organizzativo.

La proposta della costituzione di un Consiglio Mondiale dei giovani già contenuta nel documento conclusivo della Commissione Continentale Anglofona svoltasi a Perth nell’aprile dello scorso anno è forse prematura, ma deve essere intesa da noi stessi come una sfida capace di garantire alle nuove generazioni spazi di continua partecipazione e crescita.

La prima generazione ha svolto un ruolo di gran rilievo; l’affermazione all’estero delle nostre comunità lo dimostra. Abbiamo voluto con forza e caparbietà costruire spazi di presenza organizzata, attraverso le associazioni, attraverso il lavoro politico. Adesso noi ci troviamo di fronte ad un compito estremamente difficile, quello di consentire il passaggio del testimone alle nuove generazioni in modo che queste possano avere successivamente le stesse opportunità. Per far questo però i giovani oltre ad affermare legittimamente e con forza il proprio ruolo devono anche responsabilmente impegnarsi a dare continuità con strategie appropriate alle necessità ancora esistenti nelle prime generazioni.

Il nostro compito, la sfida vera, sta nel porci la domanda se i Com.It.Es., lo stesso CGIE, rappresentano gli strumenti migliori per l’affermazione di quest’autonomia. Non è una risposta semplice. Non è una battaglia perduta. Ritengo che solo dando concretezza alla nostra azione potremmo rafforzare il senso vero di questi organismi e quindi la possibilità che anche per le nuove generazioni Com.It.Es. e CGIE svolgano una funzione di rappresentanza politica.

Il quadro delineato parte da una concezione d’autonomia in cui la partecipazione dei giovani ed il decentramento decisionale, insieme con un rapporto stretto delle istituzioni con le comunità locali, divengono centrali e il raccordo a rete è lo strumento necessario per il conseguimento dell’autonomia. Pur con la consapevolezza che siamo solo all’inizio di questo processo.

Poiché la partecipazione giovanile è condizione prioritaria, è necessario sia valutare con la metodologia della ricerca quali interventi porre in essere, sia approfondire la questione giovanile, di per sé molto complessa e di difficile lettura.

In questi primi mesi di lavoro, esaminando il vasto materiale disponibile attraverso Conferenze dei giovani a livello regionale quanto mondiale, ci siamo resi conto che una serie di problematiche, tipiche del disagio giovanile, non traspaiono. Eppure in Australia il disagio giovanile riguarda anche i giovani d’origine italiana. Riteniamo allora che uno sforzo vada fatto, anche nella stessa indagine conoscitiva in corso, per fare emergere nelle varie e diversificate aree continentali le questioni legate ai diritti di cittadinanza per i giovani: il lavoro, con i problemi dell’occupazione e della formazione; la globalizzazione, con le sacche di povertà, dell’emarginazione, dell’ambiente; il rapporto all’interno della famiglia, con l’affermazione del "nuovo concetto di famiglia" e la fase evolutiva che lo riguarda; il disagio giovanile che si esprime con la droga, la violenza, il rifiuto o l’allontanamento dalla politica.

Il rapporto con l’Italia e con l’Europa può essere davvero fertile solo se avviene attraverso l’esame attento di valori, problemi e soluzioni che siano rispondenti alle complesse realtà delle nostre società. È vero che i giovani dovranno decidere i contenuti della Conferenza ma crediamo che sul piano delle discussione anche il contributo del CGIE e dei Comites potrà essere utile.

Esiste invece un’ampia e vasta documentazione per proposte che vanno dagli scambi culturali agli stages formativi, dai soggiorni turistici in Regione alle borse di studio, dalla questione cittadinanza alla formazione linguistica e culturale, dalla rappresentanza nei Com.It.Es. e al CGIE.

Ebbene crediamo sia necessario, in quest’occasione più che in altre, legare alle tematiche giovanili, oltre a quelle strettamente attinenti al mondo dell’emigrazione, oltre a quelle che riguardano il rapporto con le Regioni, anche quelle mondiali che riguardano la globalizzazione, coinvolgendo organismi internazionali e parlando un linguaggio globale.

I dati del censimento 1996, aggiornati al 1999, mostrano che in Australia vi sono 589mila persone d’origine italiana di seconda generazione, che si aggiungono ai 238mila nati in Italia. È una presenza forte e dinamica ma che vive le contraddizioni del nostro tempo. L’indagine conoscitiva che abbiamo avviato dovrebbe assisterci nel comprendere meglio le ragioni dei giovani in rapporto ad una serie di questioni: le crescenti difficoltà nel mantenimento della lingua italiana; la distanza che esiste tra l’amore ancestrale per le radici culturali dei genitori o dei nonni e il riconoscere all’Italia un ruolo importante a livello internazionale; l’affermazione di un’identità culturale nuova, ricca e composita ma per queste ragioni più complessa e contraddittoria.

Un’altra importante considerazione è relativa all’altro lato della medaglia: fornire strumenti, sia dai Com.It.Es. come dal CGIE, dalle Regioni come dal Governo nazionale, per raggiungere, nei Paesi di cittadinanza e di residenza, obiettivi di piena integrazione. Valga un esempio per tutti: la questione cittadinanza è problema italiano – in rapporto alla riapertura dei termini per il riacquisto – tanto quanto è problema australiano in rapporto al riconoscimento della doppia cittadinanza, cosa non ancora avvenuta sul piano normativo. Analogo discorso per quanto concerne la mobilità del lavoro, le occasioni formative, gli scambi sul piano scientifico e tecnologico che oggi tendono a privilegiare i Paesi anglofoni.

Sul piano degli interventi le regioni italiane e gli Stati europei hanno da tempo colto la rilevanza delle politiche giovanili e da almeno un decennio la questione giovanile ha assunto connotati operativi con specifici interventi ai diversi livelli istituzionali.

L'ipotesi di istituzione a livello nazionale di un apposito Ministero per le politiche giovanili, l'istituzione di Assessorati con delega specifica, la formazione di "Progetti Giovani", la creazione a livello locale di molti centri di informazione per la gioventù (sportelli informagiovani), lo stanziamento di fondi particolari ed interventi straordinari a favore dei giovani, danno il senso e la misura di quanto sia divenuta importante la questione giovanile. Crediamo che anche per i Paesi extraeuropei debbano aprirsi opportunità simili alla Carta Giovani europea che consenta l’accesso ad una serie di servizi ma soprattutto ad un network mondiale di solidarietà tra i giovani e per i giovani.

E’ necessario creare maggiori opportunità per le nuove imprese con il sostegno alle "nuove idee", da realizzarsi attraverso strumenti di sostegno all’imprenditorialità giovanile. Un esempio di come concretamente, anche a livello mondiale, rafforzando e valorizzando la presenza italiana nel mondo, è possibile attraverso "Sviluppo Giovani" creare legami economici e commerciali e contemporaneamente affrontare uno degli elementi del disagio giovanile legato all’occupazione.

In questa dimensione è fondamentale ribadire l’importanza e la validità del concetto di "mentoring" di accompagnamento nella crescita e nella progettazione, oltre al "networking" che consente di comunicare le esperienze ed i successi.

In definitiva, la nostra proposta è di arrivare alla Conferenza Mondiale dei Giovani con i risultati dell’indagine mondiale ed una scheda analitica delle varie realtà. La Conferenza dovrà fissare gli obiettivi per il futuro costruendo contemporaneamente un percorso di rinnovamento che consenta ai giovani di essere protagonisti comprendendo anche le azioni e l’impegno delle prime generazioni. (Luigi Casagrande, Consigliere CGIE Australia)


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