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INFORM - N. 67 - 3 aprile 2001

Dal Messaggero di sant'Antonio, Padova

Sudafrica - Le ricette politiche di Maurizio Mariano, membro del CGIE

L’Italia deve investire di più all’estero per gli istituti di cultura, la formazione, l’aggiornamento degli insegnanti, e per promuovere cinema e letteratura.

Giovane avvocato nato e cresciuto in Sudafrica, Maurizio Mariano ha preso a cuore il tema dell’italianità nel mondo, ma soprattutto le attese delle nuove generazioni. La comunità italiana del Sudafrica, accortasi della sua sensibilità e preparazione professionale, lo ha eletto presidente del Comites di Gauteng-Johannesburg. Componente del comitato di presidenza del Cgie, ha fatto parte del comitato organizzatore della Prima Conferenza degli italiani nel mondo tenutasi a Roma.

Sul futuro della presenza italiana in Sudafrica, Mariano, nonostante l’attuale difficile situazione economica e sociale, è convinto che "il Paese si riprenderà e uscirà da questo periodo incerto, come in passato è uscito dalle brutture dell’Apartheid". A nome della comunità italiana, egli ha presentato al governo italiano come domanda prioritaria l’esigenza di un maggior sostegno alla scuola e alla cultura italiana nel Sudafrica. E per reperire fondi per la costruzione di una scuola italiana, alla pre-conferenza di Pretoria ha lanciato una sottoscrizione popolare, sperando che i nostri ministeri degli Esteri e della Pubblica Istruzione, come assicurato, inviino i docenti e i mezzi didattici. "L’attività linguistica è uno dei fondamentali strumenti per mantenere viva la fiaccola dell’italianità" afferma, convinto che la fase di transizione del sistema scolastico sudafricano offra tante opportunità per le lingue straniere: "Vogliamo aspettare che ci tolgano l’italiano dall’Università prima di fare qualcosa e magari vedere altre lingue prendere il suo posto?". In Sudafrica la comunità ha bisogno di cultura, arte, spettacoli, musica. Grande è l’insoddisfazione per i servizi di Rai International, inadeguati per i contenuti e per gli orari di trasmissione. La Rai dovrebbe creare un canale per l’Africa con un palinsesto tematico.

Un altro forte appello lanciato dal nostro giovane avvocato riguarda la perdita della cittadinanza di tanti italiani del Sudafrica, per non aver rispettato norme e scadenze contemplate dalla legge 91 del 1992. "È assurdo che per la non conoscenza di questa legge i nostri connazionali vengano privati di un diritto che rafforza il loro legame con la madrepatria". Un tema e una denuncia che si riscontrano in tante altre comunità italiane all’estero.

Sulle giovani generazioni, delle quali si sente espressione, le sue riflessioni sono quanto mai concrete e precise. "Non ignoro i problemi dei giovani italiani nel mondo, anzi soffro per la loro insufficiente partecipazione e per l’allontanamento da tutto ciò che può significare italianità. I giovani oriundi italiani li vediamo primeggiare in campi diversi: dalla medicina all’economia; dalla politica alle arti. Sono certamente un patrimonio da valorizzare che però l’Italia, nella sua attuale inerzia, apprezza troppo poco: non si avvicina a loro, traendo quei vantaggi che potrebbe". Le sue osservazioni si fanno anche più severe: "Con enorme dispiacere mi rendo conto che il mio impegno per il Comites e il Cgie, è sempre più arido perché mi trovo solo. Cosa succederà tra 20-25 anni?".

Tra le cause del loro allontanamento dall’Italia, egli pone come prioritaria la latitanza delle istituzioni che nulla fanno per coinvolgerli e per assicurare la loro partecipazione, con almeno due rappresentanti, nei direttivi dei Comites e nel Cgie. I consoli devono farsi promotori di iniziative legate alla cultura, all’arte, allo sport, per riavvicinare questi giovani alle nostre comunità, riappropriandosi dei valori delle loro radici. Il nostro interlocutore è convinto che l’Italia dovrebbe investire di più all’estero, e si chiede: "Perché in nazioni dove risiedono tanti nostri connazionali, i mass media diffondono quasi esclusivamente interessi e prodotti riguardanti la cultura, la musica, lo sport ecc., provenienti dagli Stati Uniti e dall’Inghilterra? È un fenomeno di autopromozione che si riscontra con molta evidenza nel mondo anglosassone e che ci insegna come anche il marketing sia per i giovani uno strumento quanto mai accattivante ed efficace, per mantenere dei legami con la terra d’origine. Le società italiane, con l’ausilio e il supporto professionale delle nostre Camere di commercio, la cui presenza e potenzialità spesso non sono sfruttate dagli investitori, potrebbero intraprendere una serie di rapporti commerciali da e verso l’Italia. E tutto ciò comporterebbe la creazione di scambi di sinergie lavorative e professionali di cui beneficerebbero entrambi i Paesi interessati".

Allargando le sue osservazioni alla mancanza di finanziamenti del governo italiano per la cultura e la scuola, fatte in riferimento alle comunità italiane del Sudafrica, Mariano, alla Conferenza di Roma ha presentato un progetto d’investimenti mirato a rendere i giovani italiani all’estero consapevoli del valore aggiunto che può offrire la loro origine italiana, anche nel settore professionale. "Scuola, formazione, cultura, sport, prospettive professionali: sono tutti validi canali per recuperare i nostri oriundi, che stiamo perdendo. Senza di loro, cosa rimarrà dell’altra Italia fra qualche decina d’anni? Come sperare che le nuove generazioni un giorno possano votare in loco, se non sanno cosa accade in Italia, se hanno difficoltà a leggere e a capire cosa accade nel mondo politico italiano? La progressiva perdita della lingua, il distacco dalla cultura e dall’italianità nel significato più ampio, comporta come conseguenza un disinteresse sempre più tangibile, determinato dalla difficoltà di avere, all’estero, servizi giornalistici e programmi televisivi che riguardano l’Italia". Alla carenza di un’informazione di ritorno, riscontrata nei maggiori quotidiani italiani, si aggiunge il mancato sostegno che Rai International dovrebbe dare, creando programmi rispondenti agli interessi delle nuove generazioni – come le partite di serie A – e non proponendo gli attuali palinsesti assolutamente inadeguati.

Mariano crede nei servizi telematici, soprattutto in Internet: "La creazione di un sito ufficiale per gli italiani nel mondo, con un collegamento mondiale tra i giovani oriundi, potrà essere uno strumento valido per creare rapporti, opportunità di studio, di lavoro e di commercio. Si potrebbe pensare anche alla creazione di siti web per categorie professionali, con la possibilità di attuare scambi su specifici interessi professionali".

Sul tema della formazione professionale, Mariano ricorda una proposta delle comunità italiane d’Australia riguardante la formazione di partnership tra i circoli all’estero, tra le regioni italiane, tra le industrie della penisola e quelle non italiane nel mondo. Lo scopo è quello di scambiare esperienze, condividere idee e conoscenze, sviluppare le proprie abilità e capacità, per offrire anche ai giovani opportunità di sviluppo professionale nei settori dell’arte e del design; dell’istruzione e delle scienze; del commercio e della tecnologia; dello sport e del turismo. "Dobbiamo incoraggiare i giovani a frequentare i corsi promossi dalle regioni italiane, come dovremmo maggiormente coinvolgerli nelle attività socio-assistenziali del volontariato". Le forme migliori di incentivare la loro partecipazione sono i corsi presso atenei italiani, le visite guidate alle più alte istituzioni dello Stato, ai centri di volontariato e a realtà che li aiutino a riavvicinarsi alla nostra cultura e a risvegliare l’orgoglio delle proprie radici. "Abbiamo iniziato un nuovo millennio – conclude Mariano –. L’Italia non è più il Paese che esportava emigrazione. Oggi esportiamo intelligenza, know-how, italian style, cervelli di prim’ordine: sono i nuovi volti dell’italianità".

(Luciano Segafreddo-Messaggero di sant'Antonio*/Inform)

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* Direttore del Messaggero di sant'Antonio, edizione italiana per l'estero


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