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INFORM - N. 64 - 29 marzo 2001

A Napoli una Convention internazionale di turismo sociale promossa dal Centro Turistico ACLI

NAPOLI - Per milioni di cittadini di ogni condizione sociale, un turismo "diverso", non di rapina o di solo profitto, che abbini divertimento, riposo e crescita culturale delle persone, senza danneggiare l’ambiente e le popolazioni locali. E’ possibile? Con il turismo sociale si può.

Non solo il turismo-vacanza - un business che rappresenta II 6% del PIL del mondo a il 9% dell’occupazione complessiva - ma anche il turismo sociale è in piena espansione e viene giustamente considerato un fattore di crescita economica. Nato per favorire le classi sociali economicamente deboli ed emarginate, si è sviluppato nel giro di pochi anni (oltre 60 milioni di turisti "sociali" nella sola Europa), tanto da generare cifre d’affari gigantesche. Ma non solo.

Lungi dall’essere un turismo di rapina, che sciupa più che valorizzare le bellezze naturali e non tiene conto delle comunità locali, il turismo sociale è divenuto una realtà "liberante" del pesante fardello della società dei consumi per milioni di persone che praticano il turismo giovanile, il turismo familiare, il turismo della terza età, il turismo delle persone a mobilità ridotta come occasione di crescita culturale, civile e sociale dell’uomo e di tutti gli uomini, nel rispetto dell’ambiente.

Un fenomeno mondiale, dunque, che sarà oggetto della Convention internazionale di turismo sociale che si svolge a Napoli, a Castel dell’Ovo, da venerdì 30 marzo a domenica 1° aprile.

Alla manifestazione - promossa dal Centro Turistico ACLI (50 mila tesserati ed un intensa attività trentennale) - partecipano il Ministro dell’Industria Enrico Letta e numerosi parlamentari, rappresentanti di enti locali, di associazioni e di organizzazioni turistiche

Una maschera napoletana, Pulcinella, darà il saluto della città ai partecipanti della Convention prevenienti da tutte le regioni d’Italia.

Obiettivo principale del turismo sociale è quello di offrire ai giovani, ai lavoratori - di qui l’interesse del Centro Turistico ACLI -, alle famiglie e agli anziani concrete possibilità di vivere II turismo come esperienza non occasionale, per crescere in termini culturali, sociali e spirituali, abbinando divertimento, riposo e sviluppo integrale della persona. Senza saccheggiare coste, depredando territori, distruggere capolavori artistici e soprattutto senza provocare danni alle popolazioni locali.

Un "turismo per tutti", dunque, ma di qualità, che "arricchisce" chi lo pratica, valorizza le risorse del territorio e rispetta le popolazioni ospitanti. Con tanti problemi ancora da risolvere, naturalmente, e con proposte concrete che saranno al centro del dibattito della Convention. Prima fra tutte quella di candidare il Mezzogiorno, a partire della Campania, quale destinazione eccellente per i flussi di turismo sociale dall’Europa, e di incrementare i flussi turistici in bassa stagione anche nelle zone interne. Si avrebbe in tal modo un turismo sociale a prezzi più vantaggiosi e si incentiverebbe l’occupazione nel Mezzogiorno. Altra proposta: recuperare il ruolo delle organizzazioni del terzo settore nel processi di sviluppo all’interno dell’economia turistica. (Inform)


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