* INFORM *

INFORM - N. 64 - 29 marzo 2001

I rappresentanti istituzionali degli Italiani in Canada ignorati e non solo da Rai International

TORONTO - Trentacinque, forse quarantacinque, ma non di più. Tanti eravamo all’Istituo italiano di Cultura di Toronto ad attendere il Presidente del Consiglio Giuliano Amato, il 27 mattina. Se poi togliamo i giornalisti e i polizziotti al seguito, gli impiegati del Consolato, quelli dell’Istituto di Cultura e i rappresentanti degli Enti italiani a Toronto, è facile intuire la consistenza reale della Comunità italiana presente all’importante incontro, dove le vere protagoniste sono state le numerose e attente telecamere che hanno creato un perimetro intorno a Amato così stretto che i pochissimi membri della Comunità italiana presenti hanno seguito il discorso del Presidente attraverso i cavi elettrici che pendevano da tutte le parti, oppure ergendosi sulla punta dei piedi per oltrepassare le spalle dei cameraman.

Malgrado ciò, ci sono stati interventi interessanti, quando, lo stesso Amato ha chiesto di avere una sincera opinione da parte dei presenti sulla questione del voto degli italiani all’estero.

Una cosa ho notato, e devo dire, con un certo senso di rammarico. Gli interventi dei rappresentanti istituzionali degli italiani in Canada, e parlo dei membri del Comites di Toronto presenti, sono stati abilmente oscurati da Rai International nel servizio che ha diffuso nei telegiornali in merito alla visita del Presidente. Un fatto a mio avviso che rivela la volontà di Rai International di fare una seria "informazione di ritorno", di cui tanto si è parlato in occasione dei numerosissimi incontri delle conferenze che hanno coinvolto le nostre comunità in ogni parte del mondo. Quindi, ancora una volta, è stata sciupata l’opportunità di far conoscere anche in Italia come la pensano gli italiani che vivono in Canada.

Un'altra cosa che non mi è molto chiara, è la ragione per cui il Presidente Amato ha voluto ripetere e sottolineare quando, nel mio intervento, ho ribadito che gli italiani in Canada "esigono" la Rai? Forse siamo considerati ancora italiani di serie B? E pertanto non abbiamo diritto alla stessa informazione di cui godono i nostri connazionali in patria?

È stata modificata la Costituzione italiana per farci votare all’estero e ancora ci si meraviglia se utilizziamo il verbo "esigere". Eppure questa esigenza, di ricevere all’estero il meglio della produzione Rai, è stata evidenziata e tutelata dalla stessa Presidenza del Consiglio nella Convenzione con la Rai dell'11 giugno 1977. In ogni caso, sono sicuro che si sia trattato di un banale equivoco a cui il Presidente, per la ristrettezza dei tempi a disposizione, non abbia potuto rispondere e chiarire.

Bisogna pensare anche che la presenza del ministro canadese Maria Minna possa aver condizionato la risposta del Presidente. Se così fosse, allora sarebbe opportuno che, in una prossima occasione, i politici italiani in visita incontrassero i connazionali che vivono in Canada in una riunione meno formale. Probabilmente scoprirebbero che in Canada esistono due Italie: quella della memoria, alla quale sono legati i canadesi di origine italiana e quella di coloro che con l’Italia sono legati, non solo dai sentimenti, ma dal diritto di cittadinanza ai quali il Governo canadese, stranamente, non permette ancora oggi di eleggere democraticamente i propri rappresentanti.

Va da sé che se ci siamo quasi abituati ad essere ignorati dal Governo canadese, non possiamo concepire che il Presidente del Consiglio non sia stato informato che il "Caso-Canada" di Rai International non è ancora risolto. E questo, a mio avviso, è un motivo di preoccupazione per tutti noi che viviamo in Canada. Forse sono solo voci, ma nei corridoi politici italiani si dice che il Caso-Canada è risolto. Se così fosse, qualcuno racconta bugie. Ovviamente l’intervento in cui si manifestata l’esigenza della comunità italiana di ricevere Rai International è stato opportunamente oscurato. (Giovanni Rapanà*)

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* Presidente Comites Montreal, Presidente Intercomites Canada.


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