* INFORM *

INFORM - N. 63 - 28 marzo 2001

Rai International in Canada. "A un anno dalla petizione nulla è cambiato". Le richieste dell'intercomites Canada al Presidente del Consiglio Amato nell'intervento di Giovanni Rapanà (Presidente Comites Montreal)

Signor Presidente,

A nome dell’Intercomites-Canada, La ringrazio per aver voluto dare vita a questo incontro con la Comunità italiana in Canada, dandoci l’opportunità di esprimerLe direttamente le nostre preoccupazioni e le nostre aspettative.

Fiumi di inchiostro verso il mare dell’indifferenza. È la sensazione che ci assale quando pensiamo a tutto quello che è stato scritto, non solo dagli italiani all’estero, ma anche dai nostri connazionali in Patria, in preparazione della Prima Conferenza degli Italiani nel Mondo.

Il diritto di partecipare alla vita politica dell’Italia, attraverso l’esercizio del voto, potrebbe colmare il divario tra gli italiani all’estero e gli italiani in Patria. Ma in attesa del voto, c’è qualcosa che ci sembra più a portata di mano e che non richiede necessariamente l’intervento del Parlamento: il Caso-Canada di Rai-International.

Come Lei saprà, la Comunità italiana in Canada si è mobilitata con una petizione che ha riunito ben 38.000 firme in appoggio alla richiesta di ricevere direttamente dall’Italia i programmi della Rai. Il Canada è forse l’unico paese al mondo dove ancora quei programmi non possono essere visti senza intermediari. A dire il vero, i più fortunati possono sempre farsi istallare un’antenna parabolica sul tetto e abbonarsi ad una ditta distributrice degli Stati Uniti. Ma questa pratica non è legale in Canada.

Quindi, viene spontaneo pensare che il persistere di questa anomala situazione in Canada faccia comodo a qualcuno. A chi?

In effetti, a distanza di un anno circa dalla petizione, nulla è cambiato. E questo nonostante il CRTC (Authority canadese) abbia concesso la licenza per la nuova stazione "RAI-Canada". E nonostante anche le promesse del direttore di Rai-International, Massimo Magliaro, che in occasione di un incontro, da noi promosso a margine dei lavori della Prima Conferenza degli Italiani nel Mondo a Roma, ci aveva assicurato che tutto stava andando verso la giusta direzione e che addirittura, da gennaio 2001, Rai-International avrebbe iniziato la produzione di programmi per questa nuova stazione.

Signor Presidente, vorremmo tanto sbagliarci, ma abbiamo la sensazione che si stia profilando il preannunciato fallimento del tentativo della Rai di inserirsi nel mercato locale e che gli italiani in Canada, soprattutto i nostri anziani che guardano con speranza all’esito della petizione, si dovranno rassegnare all’idea di seguire la Rai a spezzoni, attraverso TLN (stazione multietnica locale), oppure ricorrere al contrabbando, abbonandosi negli Stati Uniti.

Lo stesso direttore Massimo Magliaro, nel corso della pre-Conferenza di Toronto, faceva sapere che con i mezzi finanziari a sua disposizione non avrebbe potuto fare miracoli, lasciando intendere che il problema non poteva essere risolto senza un cospicuo aumento del contributo finanziario che la RAI riceve da parte del Governo.

In tutto questo tempo, trascorso tra riunioni e conferenze, è emersa una certezza: se oggi ci troviamo con un caso-Canada, dobbiamo dire grazie non solo a Rai-Corporation (finanziata dalla RAI con oltre tredici miliardi l’anno per il mantenimento degli uffici nella "grande mela") che in tutti questi anni ha gestito il rapporto tra Rai e TLN, ma soprattutto ai vari direttori di Rai-International che si sono succeduti e che non hanno saputo rompere quegli strani equilibri tra affari e politica che penalizzano l’interesse generale della Comunità italiana in questo Paese.

Il 16 dicembre 2000, in occasione dell’incontro avvenuto a Palazzo Chigi con l’on. Vannino Chiti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, l’Intercomites Canada chiese espressamente l’intervento della Presidenza del Consiglio perché gli eventuali ostacoli venissero rimossi, in virtù anche della convenzione esistente tra Rai e Presidenza del Consiglio e che impegna quest’ultima a versare un contributo annuo di oltre 35 miliardi più IVA per far giungere agli italiani nel mondo il meglio della produzione Rai.

Signor Presidente, la Collettività italiana in Canada auspica il Suo autorevole intervento. Faccia in modo che le attese di decine di migliaia di connazionali che hanno sottoscritto la petizione non vadano deluse e possa finalmente aprirsi e rimanere sempre aperta una finestra sulla nostra bella Italia.

Grazie, Signor Presidente. (Giovanni Rapanà, Intercomites-Canada - Edmonton, Montreal, Toronto, Vancouver)


Vai a: