* INFORM *

INFORM - N. 63 - 28 marzo 2001

AMATO IN CANADA - RASSEGNA STAMPA

Corriere Canadese, Toronto - 28.3.2001

Amato: "Pensiamo al senso da dare al voto" . Il presidente del Consiglio in visita a Toronto ha affrontato il tema del ritardo sull’approvazione della nuova legge per gli italiani all’estero

TORONTO - Sarebbe difficile, per Giuliano Amato, presidente del Consiglio alla scadenza del mandato, fare promesse che qualcun altro dovrebbe poi mantenere. Le elezioni in Italia sono il 13 maggio,e, comunque vada, alla guida del governo non ci sarà più lui, candi dato per una poltrona di senatore. A differenza, dunque, di tante delegazioni che lo hanno preceduto, nell’incontro con la comunità italiana di Toronto, il presidente del consiglio non proclama e non promette. Semmai si pone interrogativi. Anche su questioni cruciali, come il voto degli italiani all’estero. "Sono qui per sfruttare la vostra presenza spiega al pubblico che assiepa i locali dell’Istituto italiano di Cultura e per avere una vostra sincera opinione sulla questione del diritto al voto. Perché è chiaro che voi siete radicati qui e qui avete i vostri rappresentanti. Voglio capire cosa significherebbe per voi. Anche se è innegabile che quella del Parlamento italiano è un’inadempienza. Comunque l’ostacolo più importante è stato rimosso, perché è stata modificata la Costituzione. Ora manca solo la legge d’attuazione. Quindi prendiamo il buono da un fatto negativo. Approfittiamo di questo tempo perché le comunità italiane sparse nel mondo si organizzano per rendere concreto questo voto. E soprattutto pensino a che senso dargli".

Mario Sergio, deputato provinciale liberale, coglie l’occasione, per chiedere che l’Italia ripristini la possibilità di acquistare la cittadinanza per coloro che l’hanno persa: "Prima del diritto al voto, è importante dare questa possibilità ai nostri connazionali. Si apra uno spiraglio, anche breve, di un anno, in cui chi lo desidera possa fare domanda di cittadinanza". In alcune famiglie, viene fatto notare al presidente del Consiglio, ci sono situazioni paradossali, per cui alcuni figli di italiani hanno la cittadinanza e altri no. "Io ho otto figli spiega il cavalier Giuseppe Simonetta fieri di essere canadesi e fieri di essere italiani. Ma non possono votare, perché?" Il discorso del ministro Maria Minna si concentra invece sui bisogni degli italiani di seconda e terza generazione: "Creiamo dei programmi che abbiano un senso per loro, per valorizzare la loro italianità. Scambi culturali e linguistici, forse più importanti del voto". Un applauso accoglie le sue parole.

Giuliano Amato si dimostra sensibile all’appello: "Il senso delle azioni delle istituzioni italiane è proprio la conservazione dell’italianità nei giovani. La parola cultura, deve includere qualcosa che sia attraente soprattutto per loro. Perché si sentano coinvolti. Questi giovani non parlano nemmeno italiano. Se non contribuiamo ad alimentarla, la loro italianità si perderà. E l’Italia si sarà impoverita. Avrà perso un pezzo. Anche tutto questo dibattito sul diritto al voto non avrebbe senso se poi lo esercitassero solo gli italiani di prima generazione. E il primo passo da fare è aggiornare le liste degli italiani all’estero. Sono piene di centenari e persone che sicuramente sono decedute". "Noi abbiamo controllato cinque centenari scherza il console Francesco Scarlata erano vivi e stavano bene. Poi ci siamo fermati".

Dopo la comunità, il presidente del Consiglio ha incontrato il premier Mike Harris e il vicegovernatore Hilary Weston, a Queen’s Park. Nel brindisi che ha preceduto il pranzo, Harris si è riferito all’amico Al Palladini: "L’incarnazione dei risultati che la comunità italiana ha raggiunto in Ontario, grazie alla determinazione e al lavoro duro". Amato ritorna a interrogarsi sul senso del voto degli italiani all’estero. "Non è facile rispondere a questa domanda, perché i nostri connazionali hanno doppia cittadinanza e sono leali a entrambi i Paesi e sono coscienti da cosa ci si aspetta da loro all’estero e in che modo possono dare il loro contributo. È una situazione molto particolare". Un apprezzamento è stato indirizzato poi alla folta presenza femminile: "Quando vedo tante donne, come qui, insediate in tutte le istituzioni, mi sento al sicuro. E non certo perché in loro vedo mia madre, ma perché le donne detengono più valori".

Nel pomeriggio, a conclusione della visita canadese, Giuliano Amato ha visitato il Columbus Centre. "Ha voluto i libri che raccontano degli italocanadesi ha spiegato il presidente Pal Di Julio Sono sicuro che li leggerà". Mentre Amato si congeda, un gruppo di anziani riescono ad aggirare gli addetti alla sicurezza e lo inseguono per stringergli la mano. "Ci saluti la nostra bella Italia" gli dicono. "Viva l’Italia" urlano, incuranti dei sorrisetti che il loro gesto procura. Amato fa un cenno con la mano. "Quando sarà partito, si scorderà", commenta qualcuno a mezza voce. Anche i più entusiasti smettono di colpo di urlare e si incamminano verso casa, nel freddo di Toronto. (Irene Zerbini)

Corriere Canadese, Toronto - 28.3.2001

Il Dottor Sottile

Il Dottor Sottile non si smentisce. Parla da tecnico anche sulla spinosa questione del voto all’estero. E per capirlo bisogna leggere tra le righe del suo ragionamento. Non tutti i mali vengono per nuocere, sembra dire Amato. E anche la mancata approvazione della legge ordinaria, quella che avrebbe dovuto stabilire le modalità di voto all’estero, può servire per capire che senso ha partecipare alle elezioni politiche italiane quando si vive all’estero e si ha già dei rappresentanti parlamentari. Amato non dice apertamente di essere contrario alla legge, ma si chiede e ci chiede: che senso ha garantire l’esercizio di voto se non si coinvolgono anche i giovani?

Sono considerazioni legittime che fanno anche discutere ma che non modificano di una virgola la situazione attuale. Il Parlamento italiano ha già approvato la modifica costituzionale con la quale è stata creata la circoscrizione estera e con la quale è stato quantificato il numero di deputati e di senatori che dovranno rappresentare chi non vive più in Italia. Sono ormai diritti acquisiti, come ha ammesso lo stesso Amato. Ed, allora, perché aprire proprio ora un dibattito sul voto all’estero, quando si è già a metà del percorso? Sarebbe stato più giusto farlo prima, quando tutti affettavano ottimismo e giuravano che avremmo votato alle prossime elezioni. Ma su questo Amato ha glissato. A volte non basta parlare fuori dai denti. Si rischia di creare solo confusione, quando non ce n’è bisogno. (Antonio Nicaso)

Corriere Canadese, Toronto - 28.3.2001

"L’italianità va oltre questo diritto"

Alcune reazioni al termine del discorso di Amato all’Istituto di Cultura

TORONTO - Sul complicato e infinito tema del voto agli italiani all’estero abbiamo raccolto alcune reazioni durante la visita di Giuliano Amato all’Istituto Italiano di Cultura. Corrado Paina (Ice): "Ritengo importante la decisione di affrontare un tema, quello del voto all’estero, in una chiave informale e cercando di suscitare un dibattito. Per mia figlia sarà importante avere il diritto di voto? Non lo so. Sicuramente le spiegherò l’importanza della cittadinanza. È la tematica cruciale di questo secolo, in cui si è catturati da tribalismo e questioni regionalistiche. Benvenute, comunque, le mostre organizzate in Italia che si intitolano "dall’emigrazione all’immigrazione", significa che siamo entrati in una nuova fase". Elio Costa (docente di letteratura italiana all’università di York): "Da più di cent’anni l’Italia ha esportato milioni di immigrati in tutto il mondo, che hanno prodotto ricchezza nei paesi in cui sono approdati e in Italia. La cittadinanza è un riconoscimento tardivo di questo loro contributo. Il diritto al voto è una conseguenza naturale della cittadinanza, sia che si scelga o meno di esercitarlo" Manuela Geri (docente di storia e critica del cinema all’università di Toronto): "La tematica degli italiani all’estero è complessa.

Non sono tra quelli che si lamentano perché da qui non si possono guardare tutti i programmi televisivi italiani. Ma, meno male, dico io. Certe cose sono sottocultura e sottosviluppo. Un vero contributo all’italianità dei nostri figli sarebbe invece l’apertura dell’archivio cinematografico della Rai. Questo è un diritto che non ci dovrebbe essere negato, visto poi che quelle pellicole non sono proprietà privata, ma di un ente pubblico. Questo costituirebbe l’apertura di una porta sulla cultura italiana". Giuseppe Mancini (camera di commercio italiana): "Sono in Canada da 19 anni e di delegazioni dall’Italia ne ho viste tante. Credo che bisogna andare oltre le richieste formali. Quello su cui bisogna mettere l’accento è il rispetto dell’italiano all’estero. È inutile parlare, parlare, anche di voto. Poi quando un emigrato sbaglia un verbo in italiano, tutti scoppiano a ridere". (i.z.)


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