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INFORM - N. 62 - 27 marzo 2001

L'editoriale di "Tribuna Italiana", Buenos Aires

Noi con il tesoro della memoria

BUENOS AIRES - Che tipo di paese è l'Argentina? Che tipo di gente fa parte della collettività? Queste, e altre domande simili, ci vengono in mente pensando ad alcuni episodi che hanno preceduto la visita del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi o che si sono verificati durante la sua permanenza in Argentina.

I servizi di sicurezza italiani avevano paura per la vita del Presidente? Perché hanno opposto tante obiezioni alla visita alle sedi delle associazioni italiane? La Reduci, lčAIMI, la Nazionale Italiana, la Dante Alighieri, al di là delle attività piú o meno intense che svolgono attualmente, hanno un valore simbolico di notevole importanza per la collettività. La Reduci è stata la prima associazione di Reduci italiani fondata allčestero e nella sua sede conserva un masso del monte Grappa, la dura roccia sulla quale si immolarono migliaia di italiani per conquistare la definitiva unità d'Italia. Tra quelli italiani c'erano anche centinaia che erano emigrati in Argentina e che ritornarono in Italia per immolarsi e, tra essi, anche alcuni nati in Argentina. I loro nomi sono iscritti su lapide di bronzo affisse ai muri del salone del Sacrario. Tutti i predecessori di Ciampi, vollero, durante le loro visite in Argentina, rendere omaggio a quei Caduti e ai loro commilitoni di quella e delle successive guerre residenti in Argentina. Ciampi non ha potuto farlo, perché i servizi di sicurezza hanno trovato la sede della Reduci troppo esposta per il Presidente. Da lì la decisione di invitare i dirigenti delle associazioni di Ex Combattenti e di Arma alla colazione sulla nave Mimbelli.

L'Unione e Benevolenza. E' superfluo ricordare che si tratta della piú antica associazione italiana dell'America del Sud, la prima, fondata nel 1858, quando l'Italia unita era ancora di là da venire. Anche in essa sono conservati cimeli, libri e documenti (e anche una bandiera che sventolò sulle barricate nelle Cinque giornate di Milano) che testimoniano un profondo, patriottico legame degli emigrati italiani, con l'Italia. Il suo teatro, i suoi cimeli, sono stati ammirati e apprezzati dai predecessori di Ciampi che visitarono l'Argentina. Quattro targhe affisse sui muri dellčantica sede di via Perón, ricordano altrettante visite di presidenti italiani. L'attuale Presidente non ha potuto farlo. Apparentemente la paura delle contestazioni sarebbe stato il motivo per il quale è stato deciso che Ciampi non conoscesse l'Unione e Benevolenza. Simile valore e simili motivi avrebbero sconsigliato la visita alla Nazionale Italiana e in più il fatto che fu fondata poche settimane dopo l'Unità dčItalia, 140 anni fa. Da quel che si sa, la possibilità di visitare la Nazionale, che era stata proposta dalla Fediba, non è stata nemmeno presa in considerazione.

Nei muri della Dante Alighieri di Buenos Aires, ci sono quadri con fotografie dell'ex presidente Dionisio Petriella mentre accompagnava i Presidenti Gronchi, Saragat, Pertini e Scalfaro a conoscere la sede di quello che è il più importante dei comitati della Dante Alighieri fuori dallčItalia. Purtroppo l'attuale presidente Emilio Petriella non potrà appendere una simile fotografia con il Presidente Ciampi. Non sappiamo perché Ciampi non ha visitato la sede della Dante. Forse ragioni di tempo hanno impedito a Ciampi di visitare i citati sodalizi, la stessa mancanza di tempo che lo ha portato nell'Ospedale Italiano solo per firmare il libro degli ospiti illustri e ricevere una medaglia, senza veramente visitarlo. Crediamo però che, come nel caso degli altri sodalizi, sarebbe stata doverosa una visita che rispecchiasse lčapprezzamento dell'Italia, che è impersonata nel suo Presidente, per l'opera degli italiani in Argentina.

Un altro episodio si è verificato a Rosario. Davanti al piazzale del Monumento alla Bandiera, il Presidente era accompagnato dalla gentile consorte e dai funzionari, ma nemmeno da un rappresentante della collettività. Sarà che i dirigenti della collettività sono pericolosi? Per fortuna poi Ciampi è stato così gentile che si è avvicinato lui stesso alla gente.

Ci viene in mente poi il famigerato episodio Sanremo-Buenos Aires, quando l'animatore del Festival ha preso in giro una persona che parlava a nome della collettività italiana dell'Argentina. Un comportamento da maleducati, al quale purtroppo, sembra che la Rai si stia abituando. Sollecita e ferma è stata la protesta del Console generale dčItalia a Buenos Aires e, persino la Signora Franca Ciampi durante la sua visita alla Colombo, è stata scomodata per condannare l'episodio. Giustissimo ma ci poniamo due domande. Ci chiediamo se sarebbe stata così sollecita e fulminante la protesta del Consolato e il coinvolgimento della "first Lady" italiana in una meritata risposta a Enrico Papi, se a subire la presa in giro fosse stato un qualsiasi Pinco Pallino e non una funzionaria del Consolato. E qui viene la seconda domanda: non c'era un degno rappresentante della collettività per parlare che ha dovuto farlo la funzionaria in questione? Non c'era un degnissimo docente come il prof. Emilio Giacometti, sinonimo della Cristoforo Colombo, illustre italiano in Argentina per parlare con la Carrà e con Papi, visto che si era nella sede della Scuola Italiana? O il presidente del sodalizio, l'ing. Franco Livini che è anche presidente della Pirelli in Argentina e con questo non bisogna aggiungere altro? O un membro del Comites di Buenos Aires? O un alunno della scuola? O un qualsiasi connazionale che fosse andato alla Colombo? Per forza doveva essere un funzionario dello Stato italiano a parlare a nome della comunità italiana in Argentina?

E come una domanda tira l'altra, ci chiediamo perché nel suo applaudito discorso Ciampi ha speso meno di quaranta parole, di un discorso di oltre tremila, per parlare di quanto hanno fatto gli italiani in Argentina? "La comunità italiana in Argentina è una ricchezza per entrambi i nostri due Paesi - ha detto Ciampi nel terzo paragrafo del suo discorso ­ è un pilastro fondato sullčoperosità praticata da molte generazioni, testimoniato dallčampiezza delle iniziative, dei progetti che in ogni campo accomunano i nostri due Paesi". Questo è stato tutto il riferimento alla nostra opera, nel suo discorso al Coliseo. Niente nella riunione nello Sheraton con i rappresentanti della collettività, niente nelle altre riunioni settoriali.

Non siamo più un orgoglio per l'Italia, come proclamarono Gronchi, Saragat, Pertini e Scalfaro? Non sarebbe stato meritato un riconoscimento, anche solo morale, per quanto gli italiani hanno fatto per mantenere saldi i legami con l'Italia, anche quando l'Italia non faceva niente per noi, come sostiene Luigi Pallaro in una intervista? O vogliono forse metterci tutti nel baule dove sono conservati ­ e poco in vista ­ i tesori della memoria, insieme a Gronchi, Saragat e Pertini (Marco Basti*)

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* Direttore di "Tribuna Italiana, Buenos Aires.


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