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INFORM - N. 61 - 26 marzo 2001

Castelfranco Veneto ricorda l’emigrazione. "Cento lire per un sogno"

Foto, spettacoli teatrali, esibizioni canore ripercorrono, tra storia e memoria, le drammatiche vicende di un’epoca cruciale.

CASTELFRANCO VENETO - A volte capita che tante cose buone avvengano tutte insieme, e ti rendano cara una città, un paese, un gruppo di persone. Sono affezionata a Castelfranco Veneto, un bel paese nel trevigiano con rosse mura merlate, fatto in gran parte di gente rimasta semplice che ha voglia di stare insieme e di non dimenticare un passato fatto di duro lavoro contadino e... di tanta emigrazione.

Di recente, la nuova amministrazione comunale ha presentato un programma di manifestazioni legate alla storia dell’emigrazione che sta coinvolgendo in maniera crescente l’interesse dei cittadini, dei turisti e, soprattutto dei ragazzi delle scuole. Mamma mia dammi cento lire è il titolo di questa "meditata serie di proposte" (così recita il sottotitolo del programma), che comprende l’allestimento di una mostra di foto storiche con utili didascalie, l’esibizione del Coro Valcanzoi Catelgarden che canta vecchie canzoni di emigranti recuperate in giro per il mondo, e spettacoli teatrali in dialetto veneto, sempre su esperienze d’espatrio.

"Quanti di noi sono legati a persone che, in tempi più o meno lontani, sono partiti con la valigia di fibra...", commenta Piero Piccolotto, membro del coro, ricordando un suo amico d’infanzia andatosene in Svizzera nel 1951 assieme a molti altri. La mostra, esposta ai visitatori nel foyer del Teatro Accademico, è intitolata L’emigrazione trevigiana e veneta nel mondo, è stata curata da Amerigo Manesso e realizzata in collaborazione con la Provincia di Treviso, il Fast, Foto archivio storico trevigiano, e l’Istresco, Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea. Comprende varie sezioni che illustrano le condizioni di partenza, il viaggio, le forme di accoglienza nel nuovo Paese, l’abitazione, le varie attività lavorative degli emigranti, i successi delle attività imprenditoriali venete, la vita in famiglia, gli aspetti della religiosità, le feste e il senso dell’identità. Al mattino è aperta alle scuole che sono tutte invitate per far conoscere ai giovani la recente storia dei nostri esodi.

Care tòse maridève (Care ragazze sposatevi) è invece il titolo dello spettacolo teatrale recitato dalla filodrammatica Guido Negri di Castelfranco Veneto. Il testo è di Nina Scapinello, attrice amatoriale della compagnia, che dedica quest’opera "a tutte le persone che hanno lasciato l’Italia e hanno dovuto vivere in altri Paesi del mondo". Tra queste persone, i suoi stessi genitori, espatriati avventurosamente in Nord America all’inizio del secolo, e poi costretti a tornare. "Ho conosciuto persone che a trent’anni avevano sputato ad uno ad uno tutti i loro denti per il clima freddo e ostile, soffocando giorno per giorno il desiderio di tornare, e altre che hanno perso la ragione non ritrovandosi più nel luogo e nel tempo – afferma la Scapinello –; e donne che partorivano aiutandosi tra loro senza capirsi, perché diversa era la lingua da esse parlata".

Luciano Caniato e Gianluigi Secco sono invece gli autori de L’anima sui cop, spettacolo teatrale in tre momenti, per la regia di Mirco Artuso. Racconta le vicissitudini migratorie di Bepi e Maria con i loro cinque figli, che partono nel 1888 verso il Brasile. "Il vero viaggio è però dentro i loro sentimenti – spiegan o gli autori – l’incertezza e il timore del futuro, ma anche la speranza e, a volte la certezza di un domani più roseo, che la coppia si porta dentro, esprimendoli in una lingua intima che ha sovente i suoni e gli accenti della nostalgia".

Ecco, care amiche, un modo veramente interessante per ricordare le vicende di tante nostre famiglie che se ne sono andate. Un modo che ci fa sentire uniti a voi non soltanto nel ricordo familiare, ma anche attraverso una rivisitazione storica più complessa che non dimentica affetti ed emozioni: il prezzo pagato da ogni singolo migrante, uomo o donna, per cercare altrove un avvenire migliore. (Francesca Massarotto-Messaggero di sant'Antonio/Inform)


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