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INFORM - N. 61 - 26 marzo 2001

Svizzera - Congedo per maternità, c’è ancora molto da fare

ZURIGO - La Federazione Svizzera dei Sindacati Cristiani (FSSC) e il SYNA – Sindacato interprofessionale prendono atto con soddisfazione della volontà del Consiglio Federale di affrontare con tempestività il nodo del congedo per maternità retribuito. Non condividono, però, la soluzione proposta, ritenendola insufficiente.

La FSSC e il SYNA ribadiscono la loro richiesta basata sulla prosecuzione del pagamento del salario per un periodo di 14 settimane, con il concorso al finanziamento delle casse dell’IPG. Ritengono inoltre deludente la reazione dei datori di lavoro sulla proposta di legge del Consiglio Federale.

Dopo la nascita di un bambino, alle donne è concesso attualmente di congedarsi dal lavoro per un periodo di 8 settimane, senza il pagamento del salario durante tale assenza. Il Consiglio Federale vorrebbe porre rimedio a questa scandalosa mancanza di copertura introducendo un congedo per maternità retribuito. In tal senso ha presentato due modelli di soluzione.

Nel primo modello la durata del congedo retribuito dipenderebbe dagli anni di servizio della dipendente; in concreto il congedo retribuito salirebbe da 8 settimane nei primi due anni di servizio, fino a 14 settimane dopo 8 anni di servizio. Nel secondo modello, invece, le donne avrebbero diritto a 12 settimane di congedo retribuito per maternità. Entrambi i modelli prevedono la copertura dei costi relativi a totale carico del datore di lavoro.

14 settimane come minimo

La FSSC e il SYNA valutano come insufficienti tutti e due i modelli, e chiedono 14 settimane di congedo retribuito indipendentemente dagli anni di servizio, una soluzione che è stata chiesta in forma di mozione pure dal Parlamento.

Pur concedendo un siffatto congedo retribuito, la Svizzera non si collocherebbe in buona posizione nel paragone internazionale. In Francia, per esempio, il congedo retribuito è di 16 settimane, in Italia di 20 e in Danimarca addirittura di 28 settimane, con una copertura salariale variante tra l’80 e il 90 percento del salario assicurato.

Valutando il problema in prospettiva, la FSSC e il SYNA ritengono che si dovrebbe puntare alla creazione di un "congedo per i genitori", che consentirebbe anche ai padri di affrontare con serietà i loro impegni familiari.

Giovani madri svantaggiate

Sia la soluzione progressiva fondata sugli anni di servizio, sia la proposta di finanziamento mettono le giovani madri in condizioni di svantaggio. Poiché vista la loro giovane età non hanno la possibilità di far valere otto anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro. Vi è da aggiungere che soprattutto i giovani cambiano spesso posto di lavoro, un aspetto stimolato anche dai datori di lavoro che in ogni sede predicano la "mobilità professionale".

Se poi si scarica la copertura dei costi esclusivamente sulle imprese, si creano dei meccanismi di selezione discriminanti, poiché gli impresari eviteranno di assumere giovani donne, con età a "rischio di gravidanza". Si devono allora introdurre meccanismi di sgravio per le imprese per evitare che la predetta discriminazione verso le donne giovani si traduca in realtà.

Per i motivi summenzionati, la FSSC e il SYNA ritengono un finanziamento parziale tramite l’IPG, nei modi auspicati anche dalla Federazione degli artigiani, condizione essenziale del progetto.

Reazione deludente dei datori di lavoro

Non molto tempo fa i responsabili delle organizzazioni dei datori di lavoro hanno cercato consensi mettendo in circolazione un pieghevole in cui si plaude ad una migliore compatibilità tra occupazione e famiglia. Ora che si tratterebbe concretamente di dimostrare la serietà delle intenzioni, prendendo a spunto il congedo per maternità, ci tocca assistere al coro di proteste dei datori di lavoro, che parlano di azioni punitive nei loro confronti e non sono disponibili ad offrire la mano ad ogni prezzo per soluzioni favorevoli alla famiglia.

Dopo la riuscita operazione di pubbliche relazioni grazie alla "piattaforma famiglia", celebrata con grande effetto mediatico, con le reazioni mostrate in tema di congedo per maternità retribuito hanno perso in simpatie e credibilità.

Il comportamento di rigida chiusura a fronte delle giuste rivendicazioni delle donne e madri lavoratrici, ha confermato il nostro sospetto che l’obiettivo era più semplicemente la disponibilità di forza lavoro a buon mercato – leggi donne – e non lo stato di salute della famiglia. (Franco Narducci*-Inform)

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* Segretario generale del CGIE


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