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INFORM - N. 61 - 26 marzo 2001

Vertice Europeo di Stoccolma: Aspettando Goteborg tra deregulation ed interessi nazionali "la locomotiva mondiale" stenta a decollare

STOCCOLMA – Il 23 e il 24 marzo si sono incontrati a Stoccolma i capi di stato e di governo, i ministri degli esteri e delle finanze dei paesi membri dell’Unione Europea per discutere su come raggiungere gli obiettivi prefissati al Vertice di Lisbona del marzo 2000 per una piena occupazione e una maggiore competitività dell’economia europea. Il Vertice di Stoccolma, inoltre, ha visto la partecipazione di rappresentanti della Commissione Europea e del Parlamento Europeo ed ha permesso il concretizzarsi di un meeting straordinario dei "Quindici" con il Presidente russo Vladimir Putin.

Il Vertice si è aperto con il discorso della signora Nicole Fontaine, presidente del Parlamento Europeo, che ha ribadito "la ferma risoluzione di fare dell’Unione Europea un’area in cui competitività economica, solidarietà sociale e protezione ambientale procedano mano nella mano". La signora Fontaine si è anche soffermata sulle due questioni di politica internazionale che in particolar modo coinvolgono l’Unione Europea:

Il presidente dell’Europarlamento ha esplicitamente espresso le sue critiche sull’operato russo in Cecenia: "La tragedia cecena si sta consumando a porte chiuse, senza che gli organismi internazionali e la stampa possano intervenire, in un clima di violazioni dei diritti fondamentali ad opera dei militari russi". Nonostante il duro attacco della signora Fontaine, però, nel successivo incontro dei "Quindici" con Putin la richiesta di una soluzione politica della questione cecena è passata in secondo piano, mentre si è animata la discussione sulla cooperazione economica e sulla partnership "basata sui comuni valori" tra Europa e Russia. Putin ha anche ottenuto dalla Banca Europea di Investimento un nuovo prestito, di circa cento milioni di euro, per finanziare progetti ambientali in Russia e la promessa di ulteriori aiuti per attuare le riforme strutturali necessarie per la membership alla World Trade Organisation, prerequisito essenziale per accedere pienamente all’economia di mercato.

Superata una prima fase di impronta per lo più politica, il Vertice ha potuto pienamente occuparsi dei suoi obiettivi prefissati di natura compiutamente economica. I "Quindici" hanno ribadito la fiducia nell’economia europea che ha dato prova di solidità di fronte alla flessione degli Stati Uniti ed alla crisi in Giappone, ma nondimeno ogni paese membro sembra procedere secondo una propria e specifica velocità ed accettare di fatto compromessi e soluzioni a metà. Tuttavia i ministri finanziari europei hanno raggiunto un accordo per rafforzare ed armonizzare la regolamentazione dei mercati finanziari nell’Europa comunitaria.

Ma l’appello alla "deregulation", alla "liberalizzazione totale", lanciato con insistenza da Romano Prodi è rimasto inascoltato, tradito dal radicamento all’interesse "particolare" dimostrato da ognuno dei paesi membri dell’Unione Europea:

Nonostante le divisioni che sono venute fuori e che hanno posto in primo piano le responsabilità francesi, e in secondo piano quelle tedesche (pronti ad assecondare qualsiasi interesse transalpino, pur di non incrinare l’ asse franco-tedesco), i "Quindici" sono pervenuti ad un significativo accordo sulla futura regolamentazione dei mercati finanziari e hanno concordato sulla necessità di affrontare i problemi connessi all’invecchiamento demografico: i sistemi pensionistici e la spesa previdenziale entreranno fra i capitoli dei programmi di stabilità. Infine, entro un anno sarà messa nero su bianco anche la direttiva per la deregulation del servizio postale.

"Il Vertice non è stato dunque un pieno successo", ha ammesso il presidente di turno dell’Unione Europea lo svedese Goran Persson, ma può essere considerato comunque un passo in avanti, in attesa del prossimo e più risolutivo Vertice di giugno che si terrà a Goteborg. Anche il presidente della Commissione Europea Romano Prodi, estremamente critico nei giorni che hanno preceduto il Vertice, è sembrato moderatamente soddisfatto e ha rilanciato gli impegni: "Adesso bisogna chiudere il gap tra le decisioni dei capi di stato e di governo e la loro attuazione".

"Possiamo essere la locomotiva mondiale" ha affermato il cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, cui ha fatto eco la metaforica dichiarazione del presidente del consiglio italiano Giuliano Amato "Siamo in buona salute, non siamo malati". Intanto la scadenza del 2010 si avvicina e si vanno delineando, lentamente e tra mille difficoltà, prospettive concretamente ancorate alle previsioni più rosee di un ritmo di crescita del 3%, nonostante la "sfida" lanciata al Vecchio Continente dall’invecchiamento della popolazione, dalle nascite che stentano e dai sistemi previdenziali che traballano. Resta, però, il tradizionale anello debole costituito da un sistema decisionale troppo farraginoso e complesso. (Antonio Ricci–Inform)


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