* INFORM *

INFORM - N. 59 - 22 marzo 2001

RASSEGNA STAMPA

La Repubblica, 22.3.2001

Gli italo-americani contro Bush. "A Roma un altro ambasciatore"

La Niaf contesta la scelta del banchiere Schnabel:"Persona rispettabile, ma non va bene in Italia"

ROMA - Italoamericani in rivolta contro la Casa Bianca per la nomina di un ambasciatore di origine olandese alla sede diplomatica di via Veneto. "Faremo di tutto - fanno sapere - per bloccare quella decisione". Sono passati appena due giorni dalla nomina di Rockwell Anthony Schnabel come prossimo numero uno a Palazzo Margherita, ma la diffusione della notizia sta provocando qualche apprensione a Washington.

A scendere in campo con tutta la forza e la sua rete capillare di conoscenze, è la potente Niaf, la Fondazione degli italoamericani, che ha promesso di impegnare in un durissimo braccio di ferro la Casa Bianca del nuovo presidente George W. Bush. È proprio il successore di Clinton ad essere entrato nel mirino della grande organizzazione, che raccoglie centinaia di simpatizzanti ai livelli più alti della politica, della finanza e della diplomazia. Basti pensare al grande meeting annuale organizzato lo scorso anno proprio a Roma all'Hotel Excelsior, a cui furono premiati per il loro impegno nel rafforzare i legami fra le due parti dell'oceano, il presidente della Fiat Paolo Fresco, il giudice della Corte Suprema Antonin Scalia e il senatore Giulio Andreotti.

Tuona al telefono con Repubblica dal New Jersey il presidente della Niaf, l'ex deputato democratico Frank J. Guarini: "Schnabel è un uomo molto qualificato, possiamo solo dire bene di lui, e gli facciamo i nostri complimenti. Ma detto questo, per noi la scelta fatta non è accettabile. Riteniamo che questo incarico delicatissimo debba essere assegnato a una persona che conosce bene l'Italia, che parla la lingua, che comprende fino in fondo la sua cultura. Lui invece è di Los Angeles, ed è nato in Olanda". Gli avversari di Schnabel - che ha comunque una moglie di origini italiane, Marna Del Mar - erano Lucio Noto, Charles Gargano, Kenneth Ciongoli, Bill Martini e Frank Stella.

Guarini promette battaglia: "Noi abbiamo parlato questa mattina più volte con la Casa Bianca e ci è stato detto che non c'è ancora una decisione finale. Hanno detto che Schnabel è il candidato favorito, ma non è stato ufficialmente nominato dal presidente, per ora non c'è nessun impegno preciso. Protestare, a questo punto, non sarebbe saggio. Ma di certo non staremo con le mani in mano, e loro lo devono sapere. C'è una possibilità che possa succedere qualcosa di diverso, anche se ci rendiamo conto che è difficile. Parleremo ancora con l'ufficio del Presidente e lavoreremo alle posizioni più alte perché la comunità italoamericana venga considerata allo stesso livello degli altri gruppi. Con 25 milioni di americani di origine italiana, il quinto gruppo etnico qui, con un enorme elettorale enorme, sarebbe non solo giusto ma anche politicamente saggio per il presidente nominare ambasciatore a Roma un italoamericano".

Fonti diplomatiche Usa ammettono che circa la candidatura "in senso strettamente tecnico Guarini ha ragione". Ma rilevano che "non c'è mai stato un caso di gradimento di un ambasciatore proposto dagli Stati Uniti che sia stato rifiutato". E la sede di via Veneto ha già presentato il gradimento di Schnabel venerdì scorso alla Farnesina. Si preparano, a questo punto, tre mesi di fuoco prima dell'approvazione finale. Ci sono infatti 4 gradi tecnici prima che il candidato diventi ambasciatore a tutti gli effetti. Lì si concentrerà la battaglia. "Il nuovo numero uno potrebbe arrivare entro il 4 luglio", dicono a Roma. "Sì, ma se Schnabel non passa l'esame, il presidente presenterà un altro nome", obietta Guarini, che giura: "Il match è ancora aperto". (Marco Ansaldo)


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