* INFORM *

INFORM - N. 59 - 22 marzo 2001

Per una incredibile disattenzione del legislatore

In Svizzera le donne in pensione a due differenti età !

ZURIGO - Nell’ultimo numero de L’ECO, settimanale di lingua italiana edito in Svizzera, nella rubrica di politica ed informazioni sociali curata da Dino Nardi (responsabile del patronato ITAL-UIL nella Confederazione e presidente della Commissione sicurezza e tutela sociale del CGIE) viene denunciata una incredibile disattenzione del legislatore elvetico che ha causato una mancanza di coordinamento nel sistema pensionistico svizzero dal 1 gennaio di quest’anno.

Dino Nardi ricorda che il sistema pensionistico elvetico è basato su tre pilastri: l‘AVS (statale); la Previdenza professionale (Casse pensioni aziendali regolate da una legge federale quadro); la Previdenza individuale (Polizze Vita vincolate) e che sia la Previdenza professionale che quella individuale sono sempre state coordinate con la normativa AVS. Il presidente del patronato ITAL-UIL in Svizzera ricorda ancora che fino al 31.12.2000 l‘età pensionabile di vecchiaia per le donne era di 62 anni ma che dal 1.1.2001 (a seguito di una delle nuove norme introdotte dalla Decima revisione dell‘AVS del 1.1.1997) essa è stata elevata a 63 anni e dal 1.1.2005 aumenterà ancora a 64 anni.

Ebbene, Dino Nardi, partendo da queste due premesse, rispondendo ad una lettrice, denuncia appunto che questa volta non c‘è stato l‘indispensabile coordinamento tra le norme che regolano l‘insieme del sistema previdenziale svizzero. Cosicché è accaduto che dallo scorso primo gennaio le donne debbono lavorare o, comunque, attendere fino a 63 anni per poter andare in pensione con l‘AVS mentre già a 62 anni debbono interrompere il versamento dei premi per il Secondo Pilastro ricevendo, ovviamente, da quest‘ultimo la relativa rendita di vecchiaia ma ridotta rispetto a quanto avrebbero potuto, invece, ricevere a 63 anni.

Per il presidente della II Commissione del CGIE la situazione che si è venuta a creare è veramente incredibile specie se si pensa che l’aumento dell’età pensionabile delle donne da 62 a 63 anni, pur avvenuto quest’anno, è stato deciso e si conosceva fin dal 1997 ed è quindi inconcepibile che si siano lasciati trascorrere ben quattro anni senza provvedere a coordinare il sistema pensionistico nel suo complesso. Ora, a seguito anche delle denuncie dei sindacati svizzeri, il Parlamento elvetico sta correndo precipitosamente ai ripari ed il Consiglio degli Stati (facendo propria una proposta della sua Commissione di sicurezza sociale) ha già approvato una modifica della Legge sulla Previdenza Professionale (LPP) per adeguarla all’AVS. Modifica sulla quale, in questi giorni, dovrà pronunciarsi anche Consiglio Nazionale e che, se non ci saranno intoppi, avrà effetto retroattivo dal 1.1.2001 correggendo e ponendo così fine ad una assurdità che avrebbe penalizzato moltissime donne. (Inform)


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