* INFORM *

INFORM - N. 58 - 21 marzo 2001

Da "Tribuna Italiana" Buenos Aires, del 21.3.2001

Tra emozioni e impegni: l'incontro di Campi con la comunità italiana

BUENOS AIRES - La serata di mercoledì scorso al teatro Coliseo, incontro centrale del Presidente della Repubblica Italiana con la comunità italiana dell'Argentina, in quella che gli organizzatori della visita del Capo dello Stato hanno voluto come una giornata di festa è stata, effettivamente di emozione, di festa e anche di impegni.

Di emozione, visti i sentimenti patriottici degli italiani residenti in Argentina, che cantano con la stessa passione gli inni nazionali dellšItalia e dell'Argentina, come ha notato lo stesso presidente Ciampi. Di emozione anche da parte del Presidente della Repubblica, che ha visto in questi connazionali all'estero lo stesso attaccamento alla Patria, al Tricolore, alla terra, alle tradizioni, alla cultura italiana in definitiva, che lui vuole riaffermare in Italia: "Mi toccate il cuore quando parlate di unità della Patria", ha detto. Nel constatare insomma, come ha fatto notare Macrì, che nella stessa sala del Coliseo, ogni anno da decenni, gli italiani in Argentina non hanno mai smesso di celebrare il 2 Giugno, celebrazione che il Capo dello Stato ha ripristinato l'anno scorso.

Ma oltre allšemozione, al clima di festa patriottica, al Coliseo ci sono stati gli impegni precisi, che il Presidente Ciampi ha assunto di fronte alle richieste che i nostri dirigenti hanno presentato a nome della collettività. A cominciare dal voto: "Mi affidate una responsabilità che assumo volentieri...", ha detto Ciampi. Ma non solo il voto. "Consentitemi di ripetere con Voi - ha detto - per essere sicuri di essere sulla stessa lunghezza d'onda, alcuni obiettivi essenziali: rinsaldare, nella lealtà alla Vostra nuova patria, gli essenziali legami tra Italiani; raccordare con la società argentina il patrimonio storico, economico e culturale di cui siete portatori; consolidare un'indispensabile collaborazione economica; operare per la salvaguardia della identità culturale, proteggere le fasce deboli della nostra collettività."

Un messaggio che si è concluso proponendo il progetto di una grande comunità dellšitalianità nel mondo: "La creazione di una grande comunità di valori, di lingua e di cultura ancorata all'Italia sarà possibile solo se l'esigenza e la fattibilità della sua realizzazione si affermeranno nei nostri animi e diverranno parte viva delle nostre aspirazioni. Questa fusione di sentimenti, di interessi e di obiettivi consentirà all'italianità, di cui Voi siete parte essenziale e determinante, d'affrontare con serenità e fiducia maggiori le sfide del Terzo Millennio."

Siamo certi che negli animi degli italiani dell'Argentina ci sono già, e potranno essere sviluppati ancora, i sentimenti di cui ha parlato il Presidente e che essi sono pronti ad affrontare il progetto.

Il messaggio del Presidente della Repubblica però, dovrà essere ascoltato anche dall'altra sponda dell'oceano, in Italia. Infatti, per stabilire un dialogo ci vogliono due soggetti. Per sviluppare la comunità dell'italianità nel mondo ci vuole si la riscoperta delle radici da parte dei discendenti, ma anche la consapevolezza della ricchezza che costituiscono le comunità italiane nel mondo di cui oggi, in Italia, si conosce poco e male.

Il Presidente Ciampi è ritornato in Italia. I funzionari che hanno preparato la visita ora possono riposare e sentirsi soddisfatti: il teatro si è riempito e non ci sono state contestazioni. I dirigenti della collettività possono essere soddisfatti: hanno detto al Presidente quanto volevano dirgli, anche se certo molti di piú avrebbero voluto parlare e in tanti avremmo voluto che visitasse i nostri sodalizi, che visitasse altre città e altre province. Non per informarlo di cosa succede (si suppone che per questo ci sono l'Ambasciata e i Consolati) ma per sentirsi un po' più vicini all'Italia.

Anche il Presidente è andato via certamente soddisfatto: è stato accolto con grande calore, con grande simpatia e la giusta rabbia della gente non si è riversata neanche minimamente su di lui.

Per la collettività, al di là dell'emozione più o meno intensa, della partecipazione alla visita, c'è la necessità di lavorare molto per riprendersi dalla delusione del voto, che la visita non cancella, come non risolve i gravissimi problemi che la assillano.

Torniamo a ripetere che solo se ci riprenderemo come collettività, solo se torneremo a contare, otterremo risultati più adeguati alle nostre necessità. Roma, forse, si muoverà. Ma prima e più dobbiamo muoverci noi. (Marco Basti-Tribuna Italiana/Inform)


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