* INFORM *

INFORM - N. 57 - 20 marzo 2001

RASSEGNA STAMPA

Corriere della Sera, 20.3.2001

Umberto Agnelli e il ministro degli Esteri Dini hanno lanciato la fondazione che ha come obbiettivi più cooperazione tra i due Paesi e investimenti più facili per le aziende.

Cultura e affari, il "sistema Italia" sbarca a Tokio Quindici mesi di manifestazioni in venti città dell’arcipelago. "Roma aprirà le porte della regione all’Europa"

TOKIO - La crisi finanziaria, e il viaggio del premier Yoshiro Mori a Washington, si portano ovviamente via una buona fetta di tutte le prime pagine. Così è sul Daily Yomiuri, così su altri quotidiani. Ma sulle stesse prime pagine, e con un impatto visivo ancora maggiore, il posto d’onore lo conquista l’Italia. Si inaugura "2001-Italia in Giappone", ossia quello che la stampa nipponica definisce con molti elogi "un festival lungo un anno", e anche ieri, giorno ufficiale d’avvio, le grandi foto a colori sono state riservate all’evento. E l’attenzione equamente divisa. La crisi, tutto sommato, farà paura al mondo ma qui almeno per ora non viene vissuta in modo drammatico. Mentre l’Italia - con il suo stile di vita, le sue tradizioni, la sua cultura, il suo modo di produrre - da queste parti è qualcosa di più che una moda (o "la" moda): è un modello che affascina e fa sempre più audience .

Qui "vanno" (e vendono) i nostri stilisti ma anche le nostre aziende meccaniche, la nostra cucina ma anche la nostra tecnologia gli artisti e i designer ma anche i distretti industriali. Problema: c’è la domanda, ma c’è pure un Paese certo non facile; c’è un mercato potenziale, però tendenzialmente chiuso nel suo sistema distributivo e perciò spesso proibitivo soprattutto per le piccole e medie aziende. Prova ne sia che, nel 1999 (dati più recenti), gli investimenti italiani sono stati soltanto 16 per un valore di 1,2 miliardi di yen (poco più di 20 miliardi di lire, contro l’ottantina circa dell’anno precedente). E, se l’export dal Giappone verso l’Italia continua a crescere (più 7,98% nel 2000 su un interscambio totale di 1197 miliardi di yen, con un attivo di 49 miliardi per Tokio), la contrazione della domanda seguita alla stagnazione dell’economia nipponica unita al relativo apprezzamento dello yen non hanno di sicuro contribuito a rafforzare il flusso inverso. Anzi, le importazioni dall’Italia hanno subito una leggera contrazione (meno 0,02%). "2001 - Italia in Giappone" potrebbe essere, almeno in parte, la risposta al problema. Quindici mesi di manifestazioni, 300 tra eventi e seminari, 20 città coinvolte in tutto l’arcipelago: nessun altro Paese sulla strada dell’estero ha mai fatto un simile sforzo di promozione, nessuno si è mai "esportato" in modo così massiccio e trasversale (dalla cultura, all’arte, all’economia, alla scienza). Ottenendo peraltro non solo simpatia e vaghi incoraggiamenti, ma collaborazione anche finanziaria da parte di chi ospita. La qual cosa, è vero, da un lato testimonia gli eccellenti rapporti di collaborazione che da sempre intercorrono tra Roma e Tokio.

Ma "l’anno dell’Italia in Giappone" non sarebbe stato possibile se per l’occasione, accanto al lavoro di anni, all’iniziativa privata non si fosse sommato l’attivo coinvolgimento del pubblico. Con un investimento di una quarantina di miliardi e due attori principali: l’Associazione Italia in Giappone e il ministero degli Esteri (cui si deve il coinvolgimento di altri dicasteri). Insieme hanno creato la Fondazione Italia in Giappone, affidata alla presidenza di Umberto Agnelli. Insieme hanno seguito passo dopo passo l’iniziativa. Insieme, ieri, Agnelli e il ministro degli Esteri Lamberto Dini (volato apposta fin qui dal viaggio di Stato in Argentina) hanno messo il sigillo ufficiale all’avvio della manifestazione. "L’Italia che parla al Giappone", secondo la definizione di Agnelli, è dunque davvero il risultato "di uno sforzo davvero unico e imponente", per usare i termini scelti da Dini. E il tema di apertura dell’anno nipponico del made in Italy , quel Rinascimento celebrato domenica sera con un grande spettacolo tra le strade di Tokio e da ieri con una grande mostra-panoramica a Ueno, non poteva essere più simbolico: le relazioni Italia-Giappone forse di un Rinascimento vero e proprio non hanno bisogno, perché come hanno sottolineato tanto Dini quanto Agnelli i legami tra i due popoli sono "tradizionalmente ottimi", ma una riscoperta più approfondita non potrà che rafforzarli ancora di più. Non a caso, il ministro degli Esteri sottolinea di considerare questi 15 mesi in cui il Paese si metterà in mostra come "un investimento, non certo una spesa, perché dal percorso attraverso la creatività italiana nel corso dei secoli si arriva all’Italia che oggi produce, e vista l’accoglienza il "ritorno" non è qualcosa di cui dubitare".

E, sempre non a caso, Agnelli estende il discorso: "Sono convinto che la cooperazione tra Europa e Giappone diventerà uno dei capisaldi dello scenario internazionale dei prossimi decenni. L’Italia, di questa Europa, è stato uno dei Paesi fondatori e oggi è uno degli Stati più influenti: rafforzare il dialogo tra Italia e Giappone, presentando questa testimonianza di impegno pubblico e privato che "mette in mostra" il nostro modo di vivere ma anche il dinamismo economico delle nostre "cento città", è dunque un modo per contribuire a rafforzare il legame tra Europa e Giappone". L’accoglienza? Non ci sono solo le prime pagine dei quotidiani o le migliaia di persone in piazza per lo show domenica. "2001 - Italia in Giappone" è stata festeggiata dalla coppia imperiale, dai principi ereditari, da vari ministri (capeggiati dal titolare degli Esteri a fare le veci di Mori impegnato a Washington). Persino il Governatore della Banca centrale l’altra sera ha scordato per qualche ora la "questione-yen" per applaudire in prima fila allo spettacolo che ha incantato Tokio. Promessa di Dini: "Se queste sono le premesse, andrà a gonfie vele". E infatti il ministro degli Esteri, dopo i colloqui con il collega Yohei Kono e con il ministro per le riforme Ryutaro Hashimoto, ha spiegato che Roma è pronta a sostenere il Giappone nell'impegno per uscire dalle attuali difficoltà economiche. E a firmare, al vertice G8 di Genova, un'intesa che sancisca il rafforzamento dei rapporti bilaterali. Se lo yen si indebolirà troppo, Dini è convinto della necessità di azioni comuni dei Paesi industrializzati a favore di Tokio. (Raffaella Polato)


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