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INFORM - N. 57 - 20 marzo 2001

ACLI Argentina - Un appello del presidente Alfonso Grassi: L'Italia prenda atto della situazione di estrema indigenza in cui vivono tanti suoi cittadini in America Latina

BUENOS AIRES - In qualità di presidente delle Acli in Argentina, membro del Consiglio della Fai (Federazione Acli Internazionali) e coordinatore per l'America Latina, nonché presidente della Cim (Confederazione Italiani nel Mondo) e della Federazione dei Campani in Argentina, vorrei richiamare l'attenzione delle nostre autorità sulla triste situazione che sta attraversando la nostra emigrazione in Argentina e nel resto dell'America Latina che, come tutte le zone depresse del pianeta, sta soffrendo le conseguenze della globalizzazione.

L'Argentina è afflitta da una crisi economica che dura già da moltissimi anni e che si è aggravata in questi ultimi. Pertanto sono numerosissimi i nostri connazionali emigrati e i loro discendenti che sono sottoposti a situazioni di estrema indigenza. Per lo più si tratta di persone anziane, considerando che l'emigrazione di massa verso l'Argentina si è chiusa negli anni '50, che riscuotono pensioni miserrime; infatti la maggior parte hanno la pensione minima di pesos o dollari 150 mensili, mentre per vivere decentemente sarebbero necessari per lo meno 500 pesos. Il costo della vita qui è più caro che in Italia: si pensi in quali condizioni i nostri connazionali devono trascorrere la vecchiaia.

L'assistenza sanitaria per i pensionati è curata dal Pami (Programma di assistenza medica integrale), ente statale che è in crisi finanziaria permanente, per cui molti pensionati non sono curati come si dovrebbe con la conseguenza di una mortalità molto superiore a quella dei paesi del Primo Mondo. I più facoltosi possono ricorrere alle prestazioni sanitarie private, ma è solo una minoranza. Per i disoccupati (un 20 per cento abbondante della popolazione) la situazione è ancora più grave in quanto sono abbandonati a se stessi.

Aveva suscitato qualche speranza la creazione del Mercosur. Ma dopo un miglioramento iniziale, l'unico paese che veramente ha beneficiato di questo mercato è il Brasile in quanto gli altri partner (Argentina, Uruguay e Paraguay) non possono competere alla pari per la sproporzione rispetto all'economa brasiliana.

Di fronte a questa gravissima situazione l'Italia, che è un paese generoso, spende miliardi per i paesi del Terzo Mondo, ma non ricorda come dovrebbe i suoi figli che si trovano all'estero in situazione di indigenza. Per i cittadini italiani all'estero dovrebbero stabilirsi strumenti efficaci di assistenza attraverso accordi di cooperazione con enti pubblici e privati. Si consideri che se gli emigrati decidessero di tornare in massa in Italia, lo Stato sarebbe costretto a dedicare loro, in pensioni ed assistenza, finanziamenti che moltiplicherebbero molte volte le cifre che si impiegano per l'assistenza all'estero. E' vero anche che alcuni godono delle pensioni in convenzione internazionale, ma sono una minoranza.

In quanto ai giovani figli degli emigrati si produce un paradosso: infatti di fronte alla situazione descritta, molti vogliono lasciare l'Argentina per stabilirsi all'estero. Considerando che la popolazione argentina è formata specialmente da discendenti di italiani e spagnoli, molti giovani fanno la fila davanti alle ambasciate e ai consolati della Spagna e dell'Italia per ottenere il riconoscimento dell'agognata cittadinanza e il relativo passaporto che permetterà loro di stabilirsi nei paesi dai quali partirono i nonni.

Disgraziatamente l'Argentina, che in passato ha potuto accogliere milioni e milioni di emigrati, ha una classe dirigente impreparata che non ha saputo o non ha potuto togliere il paese dalla triste situazione attuale. Speriamo che nel futuro le cose possano migliorare ma per ora la fiducia è assente nella mente della popolazione. Per questo rinnovo il mio appello affinché l'Italia prenda atto della situazione e agisca in conseguenza. (Alfonso Grassi-Inform)


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