* INFORM *

INFORM - N. 57 - 20 marzo 2001

Mercato del lavoro svizzero e politiche per l’immigrazione

ZURIGO - Nonostante le tante trasformazioni che hanno cambiato radicalmente il mercato del lavoro sotto l’effetto di fattori congiunturali e strutturali, la politica svizzera degli ultimi decenni verso i lavoratori immigrati è restata saldamente aggrappata ad una costante: salvaguardare la forza lavoro indigena dalla disoccupazione e dalla concorrenza sul piano salariale, e perseguire un’integrazione del flusso dei lavoratori stranieri nella società locale per tenere saldamente sotto controllo le frizioni politiche e sociali.

Si dava inoltre per scontata una condizione di fondamentale importanza: l’offerta d’impiego svizzera era sicuramente attraente al confronto della penuria di posti di lavoro e dei bassi livelli salariali vigenti nei Paesi europei, soprattutto dell’Europa del Sud, ora appartenenti all’Unione Europea.

Oggi le certezze derivanti dalla suddetta condizione sono sempre più sfumate, e la capacità d’attrazione del mercato del lavoro svizzero per i cittadini europei appartenenti ai Paesi tradizionalmente fornitori di manodopera è senz’altro diminuita. I motivi principali che spiegano la caduta d’attrazione sono anche evidenti:

Una configurazione come quella illustrata, che potrebbe essere ribaltata soltanto da un forte rallentamento dell’economia, esige un ruolo attivo della politica e dell’economia. Anzitutto per rendere più attrattivo il mercato del lavoro svizzero nei confronti della manodopera qualificata europea e preservarne la capacità di competizione.

Sul piano politico occorre dunque agire per migliorare le condizioni di lavoro e le opportunità di formazione per la manodopera straniera, mettendo in campo una buona dose di creatività e iniziativa. In tal senso è legittimo attendersi una reazione della politica mirata

Vi è inoltre un compito dell’economia e delle imprese che riveste una grande importanza e a cui non possono sottrarsi:

Una dimostrazione concreta sulla fattibilità e percorribilità di una simile strategia in campo formativo si è avuta con i corsi d’integrazione organizzati dai partner sociali dell’edilizia principale. Da quasi un ventennio, infatti, i lavoratori edili stagionali hanno la possibilità di migliorare la proprie competenze professionali frequentando i corsi allestiti durante la pausa invernale in Portogallo, Spagna ed ex-Jugoslavia.

In vista dell’entrata in vigore degli accordi bilaterali Svizzera-UE e quindi dell’introduzione della libera circolazione delle persone, i partner sociali hanno prodotto un nuovo modello di formazione, i cosiddetti "corsi d’integrazione", organizzati in Portogallo e in Spagna prima che le persone assunte arrivino in Svizzera.

Partendo dalle esperienze fatte, si deve sottolineare che questi interventi pionieristici sono cresciuti in particolare sul terreno del partenariato sociale, cioè dove esistono solidi contratti collettivi di lavoro e finanziamenti certi assicurati dai fondi paritetici nati dalla volontà comune dei datori di lavoro e dei sindacati.

Per una politica dell’immigrazione orientata al futuro, occorre che simili o equivalenti progetti di formazione sorgano anche in altri settori del mondo del lavoro, e che le sedi responsabili della politica e dell’economia si adeguino ai rapidi cambiamenti degli scenari riguardanti il mercato del lavoro e la manodopera d’origine straniera. Occorre però liberarsi definitivamente anche degli stereotipi degli anni sessanta e settanta. (Franco Narducci*-Inform)

* Segretario generale del CGIE


Vai a: