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INFORM - N. 56 - 19 marzo 2001

Situazione della rete consolare latinoamericana. Le proposte di Adriano Toniut (CGIE Argentina)

MAR DEL PLATA - Uno degli aspetti positivi della legge di riforma del C.G.I.E. è stata la divisione della problematca dell'emigrazione italiana per aree continentali giacché, come è sempre stato detto, il medesimo problema richiede soluzioni diverse da parte del governo italiano.

Un caso concreto è la rete consolare: mentre nell'area europea e anglofona la protesta della collettività è centrata nella chiusura dei consolati, la quale causerebbe gli spostamenti dei connazionali per le diverse pratiche, l'area latinoamericana sollecita la creazione di nuove sedi, aumento del personale nonché il miglioramento del servizi.

Questo è un chiaro esempio di come lo stesso tema "Rete consolare" abbia due problematiche totalmente diverse. Come consigliere latinoamericano mi preoccupa il fatto che ogni qualvolta si mette sul tappeto il problema della rete consolare si parli del problema europeo e in forma molto superficiale di quello latinoamericano; prova di questa affermazione emerge dal verbale della riunione straordinaria del Comitato Esecutivo del CGIE dell'8 e 9 febbraio in cui si parla della situazione europea con la chiusura di consolati e i problemi connessi, mentre appena si fa riferimento alla rete consolare latinoamericana (insufficiente sotto molteplici aspetti), soltanto per il caso del voto.

Quando leggo ed ascolto che a causa della chiusura di qualche consolato in Europa il connazionale deve spostarsi o viaggiare 200 o 300 chilometri per realizzare una pratica, originando logicamente o per forza la protesta dei Comites e componenti del C.G.I.E. europeo, alla quale anche io aderisco, mi domando se i miei colleghi "hanno un'idea" o immaginano quello che succede in America Latina; paesi come il Cile o il Perù non hanno un consolato, mentre in altri come per esempio l'Argentina, dalla sede del consolato generale di Bahia Blanca fino la città di Usuhaia dove funziona un consolato onorario (con i limiti che questo ha) ci sono 2.895 chilometri, valendo questo esempio anche per Brasile. Questa situazione l'abbiamo denunciata nelle diverse Assemblee Continentali, nelle Commissioni tematiche, nella recente Conferenza degli italiani nel Mondo. Qual è stato il risultato? Che la situazione sta peggiorando di più.

Se uno oggi arrivasse in Argentina e passasse davanti ad un Consolato vedrebbe lunghissime file di persone in attesa di avere una risposta, file che cominciano parecchi giorni prima, gente che dorme sul marciapiede, che fa le sue necessità davanti agli occhi degli altri, che dorme all'aperto, con freddo, pioggia, seduti su sedie che portano dalle loro case, ecc. ecc. E come se ciò non bastasse, ecco che i faccendieri che, approfittando la situazione hanno inventato il "negozio del turno": si tratta di giovani che fanno la fila durante la notte per "vendere" il turno al mattino; questa l'immagine che l'Italia diffonde.

Questa situazione l'abbiamo denunciata ripetute volte, ai nostri ambasciatori, consoli, ricevendo sempre come risposta che "non abbiamo personale sufficiente".

Quando abbiamo assunto l'incarico di membri del CGIE eravamo convinti che come rappresentanti consapevoli e interlocutori della comunità italiana, avremmo trasmesso al governo i loro problemi e che gli stessi, man mano, sdarebbero stati risolti. Invece oggi, quando ritorniamo ai nostri paesi di residenza abituale, i nostri connazionali ci interrogano e noi non sappiamo che cosa dirgli, non abbiamo risposta alle loro domande.

Ë vero che rimaniamo con la protesta in mano ma anche abbiamo proposto delle soluzioni, per esempio:

1.- Potenziare le Agenzie onorarie provvedendole di strutture informatiche, collegamento in tempo reale con le Rappresentanze, corsi di formazione, delega per il disbrigo di pratiche che attualmente si realizzano soltanto nei Consolati, aumento di contributi secondo la consistenza anagrafica di ciascun Ufficio.

2.- Aumento di personale dei Consolati a contratto locale, il quale comporterebbe una minore spesa per l'amministrazione.

3.- Cambio progressivo delle strutture edilizie rendendole adeguate al lavoro attuale.

4.- Padronanza della lingua locale da parte del personale inviato dal MAE. Svolgimento del lavoro con cortesia e comprensione.

5.-Esperienza pratica nel lavoro che l'incaricato dovrà svolgere nella sede assegnata.

6.- Ampliamento dell'orario di attenzione al pubblico degli Uffici Consolari.

7.- Organizzare i periodi di ferie e i permessi al personale del Consolato nei periodi di minore affluenza di pubblico per garantire una completa presenza.

8.- Urgente copertura dei posti vacanti o congelati al fine di snellire i tempi di evasione delle migliaia di pratiche giacenti o in attesa di presentazione.

9.- Snellimento delle procedure riguardanti la trascrizione di matrimoni celebrati all'estero e divorzi, regolarizzazione del servizio di leva presso i distretti militari in Italia, documenti riguardanti il riconoscimento della cittadinanza, elevare la validità del passaporto a 10 anni.

10.- Piena applicazione della legge Bassanini con l'organizzazione di seminari dove ogni Console spieghi ai dirigenti della collettività l'uso della nominata legge.

11.- Coordinamento fra consoli, sulle diverse pratiche, affinché chiedano gli stessi requisiti e le medesime modalità di lavoro.

Per tutti i suggerimenti e proposte, fino ad oggi non abbiamo avuto risposta. Ë inutile parlare di voto, cultura, lingua, assistenza, cooperazione, se non abbiamo una rete consolare che possa dare una risposta in forma immediata a coloro che la sollecitino: è come costruire un edificio senza basi solide. (Adriano Toniut-Inform)


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