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INFORM - N. 56 - 19 marzo 2001

Lingua e cultura. Il ruolo del CGIE

di Graziano Tassello

Il Segretario generale del CGIE Franco Narducci, nella sua relazione all’ultima Assemblea plenaria, ha parlato di "grande imbarazzo" e di "sentimento di sdegno e delusione" che hanno attraversato in queste settimane le comunità italiane nel mondo per il modo con cui il governo ed il Parlamento hanno gestito la questione voto.

Anche nei lavori della IV Commissione, incaricata di analizzare gli interventi in ambito linguistico e culturale e di presentare proposte in questo settore, serpeggia un senso di amarezza. Nonostante uno sforzo costante di cercare di individuare strategie culturali innovative, di puntualizzare priorità, di ipotizzare una politica che garantisca il rispetto pieno, e non di maniera, dei diritti linguistici e culturali degli italiani all’estero, di fatto tutto l’impegno del CGIE sembra ridursi a incessanti suppliche per ottenere fondi, a proteste per inspiegabili ritardi, ad una lotta contro procedure burocratiche allucinanti che presiedono alla erogazione di fondi, a reiterate richieste di colloquiare con i responsabili delle due Direzione generali incaricate di attuare la politica scolastica e culturale, mentre fino ad ora soltanto la Direzione generale degli italiani all’estero si è mostrata attenta e recettiva.

Questo svilimento del ruolo del CGIE arreca danni notevoli soprattutto alle comunità che si vedono inesorabilmente private di docenti che non ricevono uno stipendio e di volontari che hanno a cuore la causa ma a cui non si può più chiedere in continuazione l’assunzione di oneri finanziari che non sono loro.

La complessità dell’iter burocratico per accedere ai fondi stanziati (sono necessari sette passaggi perché i fondi arrivino a destinazione ed il cambio penalizza gravemente l’America latina), la mancanza di una regia unica per quanto concerne la politica scolastica e culturale, i conflitti tra Comites ed enti gestori, la carenza di linee guida per gli enti gestori, la latente conflittualità tra politiche regionali e quelle statali in ambito culturale: tutto concorre a rendere complicato un settore che costituisce invece una delle priorità della politica migratoria, anche perché è spesso l’unico punto di incontro tra vecchie e nuove generazioni.

La stesura dei piani paesi ha messo in luce tipologie di intervento diverse. Questo lavoro può diventare un grande strumento in cui sono attivamente coinvolti, dall’inizio alla fine del processo, tutti gli attori interessati, evitando malintesi e corsie preferenziali ed esclusioni. Tutti ritengono, comunque, sia ormai necessario puntare ad una programmazione triennale per dare organicità alle scelte di settore.

Rimane ancora irrisolto, almeno in Europa, il problema degli enti gestori. La IV Commissione ha chiesto ripetutamente di potere discutere in modo approfondito della tematica. Non si tratta soltanto di analizzare il rapporto Comites-Enti gestori-Consolati, ma di chiarire le "responsabilità`" di ognuno, e soprattutto garantire la presenza di sempre nuovi adepti che abbiano a cuore la causa della lingua e della cultura.

I prossimi impegni programmatici del CGIE, la conferenza "CGIE, Stato e Regioni" e il convegno mondiale dei giovani italiani, dovranno necessariamente dare ampio spazio al tema della lingua e cultura per non correre il rischio di confrontarci con una generazione dalla lingua tagliata. Una lingua che vogliamo parte integrante di un curriculum scolastico dove tutte le lingue godono di pari dignità e nessuno si vergogna di essere portatore di una lingua diversa. Una cultura che significa non un accessorio per lenire la nostalgia o per proporre una superiorità razzista, ma volontà di relazione. (Graziano Tassello-Inform)


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