* INFORM *

INFORM - N. 55 - 16 marzo 2001

CIAMPI IN ARGENTINA - RASSEGNA STAMPA

Corriere della Sera, 16.3.2001

Preoccupazione del capo dello Stato che vuole comportamenti degni da parte dei partiti e degli organi di informazione. Ciampi dall’Argentina chiede più correttezza.

BUENOS AIRES - Una telefonata attraverso l’Atlantico, la preoccupazione di Carlo Azeglio Ciampi per una campagna elettorale che degenera ormai senza controllo. Al riparo della suite al 23esimo piano dell’hotel Park Tower, il capo dello Stato parla con il suo "supplente" a Roma, Nicola Mancino. Si sono sentiti ogni giorno, durante questa trasferta in Sudamerica. Ma stavolta c’è di mezzo il caso del "Satyricon" televisivo e la lettera al Quirinale annunciata dall’ex presidente Francesco Cossiga, che definisce uno "spettacolo indecente" e un "crimine politico" l’intervista-scandalo di Luttazzi. Per cui decide di riproporre il richiamo a "una maggiore correttezza" e al "rispetto dei canoni di comportamento" già lanciato da Ciampino, al momento della partenza per la missione tra Uruguay e Argentina.

È "pedinato" tutto il giorno dalle polemiche italiane, Ciampi. E si impone di non lasciarsi coinvolgere, di non intervenire, almeno pubblicamente. A Enrico Mentana, il direttore del Tg5 che lo intervista di prima mattina nella sua stanza e che gli gira i temi sui quali a Roma si infiammano i partiti, risponde: "Quel che dovevo dire l’ho già detto sabato sera". Restando purtroppo inascoltato, se è vero che, proprio mentre lui descriveva ai nostri emigrati il "ruolo dell’Italia, membro ascoltato della comunità internazionale", la Rai mandava in onda con il "Satyricon" ben diversi giudizi e definizioni.

Insomma: preferisce ragionare in positivo, il capo dello Stato. Diciamo pure che se lo impone. Un wishful thinking con cui vorrebbe magari contagiare chi quasi si compiace della controversialità permanente che è diventata la politica. Basta sentire come si rivolge alle migliaia di italo-argentini che lo accolgono al Teatro Coliseo: "Non lasciatevi ingannare da quello che si legge sui giornali. Sugli obiettivi di fondo, in Italia si è sempre creata negli ultimi 50 anni una grande unità... Sui grandi temi c’è sempre stata una grande convergenza politica, come è accaduto per la moneta unica.

Oggi esiste una unità di intenti, espressione di una volontà politica largamente condivisa, sul ruolo internazionale del Paese". Insiste il presidente: "Siamo stati capaci di risollevarci da una morsa di instabilità economica e finanziaria che ci stava soffocando. E se così non fosse stato, adesso non saremmo un Paese stabile e risanato. Ora stiamo in Europa, e questa rimane una priorità vitale per ogni forza politica. Certo, a tutto ciò dobbiamo accoppiare l’obiettivo della stabilità politica".

È il problema dei problemi dal quale dipende, per Ciampi, la nostra definitiva credibilità all’estero. E per non disperdere i dividendi di questo capitale di "apprezzamento", sarebbe necessario un confronto politico dai toni moderati, normali. Come ha accoratamente incitato a tentare, rivolgendosi a 360 gradi, fin dal messaggio di fine anno.

Un ruolo da garante al quale il Polo lo richiama e per il quale non sembra azzardato pensare a un suo intervento, non appena rientrerà a Roma. È più o meno lo stesso ruolo che vorrebbero affidargli gli esponenti della nostra diaspora in Argentina, quando recriminano davanti a lui, nel Teatro Coliseo, sul mancato perfezionamento della legge sul voto. "Viva Tremaglia", urla qualcuno. "Sono arrivato a 80 anni e ancora non ho mai potuto votare", aggiunge un altro. "Si faccia nostro portavoce in Parlamento per i prossimi 5 anni", chiude Antonio Macri, vicesegretario del Cgie per l’America Latina. "È un incarico che assumo volentieri", risponde Ciampi". "Ma sappiatelo: il vostro diritto è ormai scritto nella Costituzione. Esiste già". (Marzio Breda)

CIAMPI IN ARGENTINA - RASSEGNA STAMPA

La Repubblica, 16.3.2001

Donna Franca a Zaccaria: "Non sopporto la volgarità". Si arrabbia anche la signora Ciampi.

BUENOS AIRES - Quel Papi in tivù è "un cretino". Anzi no, troppo. E' uno che "dovrebbe stare più attento. E' di quelli che vogliono fare gli spiritosi non sapendo che è facile ferire la suscettibilità di chi sta lontano". La first lady Franca Ciampi all'attacco. Striglia la tivù spazzatura. Il varietà che fa male ed è malfatto. In diretta dall'Argentina. Mercoledì mattina, davanti a bambini e insegnanti di una scuola italiana di Buenos Aires, solidarizza con l'irritazione di qui per troppa ruvidezza arrivata da Sanremo. "Vi chiedo scusa. Come si chiama il presentatore? Enrico Papi? E' un cretino. Ha fatto una cosa inaccettabile. Purtroppo è molto più facile parlare con volgarità che con educazione e buonsenso. Certe trasmissioni ci involgariscono, ci imbastardiscono", dice davanti alla scolaresca secondo il racconto di "Panorama".

"Io e mio marito siamo troppo vecchi per sopportare certe cose. Prendiamo e spegniamo il televisore. Zaccaria? E' un...". Qui la signora, secondo la ricostruzione del settimanale, frena.

Il giorno dopo Franca Ciampi ritorna sull'argomento Tv. E' vero che non le è piaciuto quel che è successo a Sanremo? "In effetti ci sono rimasta molto male. Io non me ne intendo, ma nella scuola di ieri mi hanno detto che loro avevano avuto la richiesta di collegamento con... Come si chiama quella trasmissione? Ah sì, Sanremo. Vedete come sono ignorante? La direttrice era mortificata. Io non seguo quelle trasmissioni. Mi hanno detto quel che è successo con uno... come si chiama? Ah sì ecco, Enrico Papi".

Ha sbagliato? "Mi sono molto rammaricata per quello che mi hanno detto. Non posso dire altro perché quel programma non l'ho visto, non l'ho sentito. Come posso esprimere un giudizio se non ne so niente? Loro hanno protestato. E a me è dispiaciuto perché sono persone molto sensibili e vivono lontane dall'Italia".

Quindi non le piace una certa tivù? "Dico che a volte per fare gli spiritosi si feriscono certe sensibilità. Soprattutto quelle di chi sta lontano. Com'è successo con questi ragazzi che hanno presentato quella cosa lì, come si chiama?... Oddio come sono vecchia... Ah sì, la trasmissione della Carrà. Se mi sente mi ammazza". Ne parlerà con Zaccaria, presidente della Rai? "Be', se lo trovo... non è che abbia paura di nessuno, io.Anche perché sono emiliana, lui è romagnolo, e almeno la lingua l'abbiamo in comune". (g. batt.)


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