* INFORM *

INFORM - N. 54 - 15 marzo 2001

RASSEGNA STAMPA

Corriere della Sera, 15.3.2001 - "Quel ponte con l’America Latina"

Per quanto allietato dall’inesauribile amor di Patria dei nostri connazionali lontani, quello che da ieri Carlo Azeglio Ciampi sta compiendo in Argentina non è un viaggio facile. A Buenos Aires, come nella precedente tappa di Montevideo, il capo dello Stato trova ad accoglierlo italiani uniti all’ombra del Tricolore, ma anche delusi dal mancato perfezionamento del loro diritto di voto. Trova interlocutori politici che guardano all’Italia con sentimenti speciali, ma che da Roma e dall’Europa si aspettano da tempo più concreti pegni di apertura. Invece di rifugiarsi nell’ordinaria amministrazione e nello sventolio di bandiere, il Presidente è rimasto fedele al suo stile: ha affrontato i problemi con l’autorevolezza del suo rango personale e istituzionale, ha unito la memoria di quanto è stato fatto alla non semplice progettualità del futuro, e in tal modo ha confermato di essere due volte creditore nei confronti della nuova legislatura che si aprirà in Italia con le elezioni del 13 maggio.

Contavo di portarvi l’attesa notizia del completamento delle procedure per l’esercizio del diritto di voto, ha detto Ciampi alle comunità italiane senza nascondere il suo rammarico. Un "grande risultato", certo, è già stato ottenuto con le modifiche costituzionali approvate lo scorso ottobre. Ma perché gli italiani all’estero abbiano parte attiva e diretta nel Parlamento di Roma servirà quella legge di attuazione che lo scioglimento delle Camere (e la riluttanza di ampi settori politici, anche se questo Ciampi non poteva dirlo) ha bloccato in dirittura d’arrivo.

Ora il tempo non mancherà, ora si potrà provvedere all’opportuno miglioramento dei meccanismi elettorali inizialmente previsti, ora la volontà politica del Parlamento non avrà più foglie di fico dietro cui dileguarsi. E il capo dello Stato, nelle roccaforti di una italianità orgogliosa quanto la sua, ha così firmato

una cambiale che non potrà essere disattesa.

Ai governanti argentini e uruguayani assediati da una difficile congiuntura economica, Carlo Azeglio Ciampi ha fatto una diversa promessa: l’Italia è pronta ad appoggiarli nei fori internazionali, e a promuovere la liberalizzazione commerciale sia nei rapporti Ue-Mercosur sia in seno al G-8. Anche in questo caso non si tratta di una formula rituale. I Paesi latino-americani che hanno aderito all’area di libero scambio del Mercosur, guidati dall’Argentina e dal Brasile, hanno fame di mercati per le loro esportazioni. L’offerta americana e canadese di associarsi al Nafta nord-americano entro il 2005 è di quelle che non possono essere trascurate, più che mai alla luce dei notevoli benefici che ha tratto il Messico da una simile scelta. Ma il cuore batte per l’Europa, è con Paesi fratelli come l’Italia che il Mercosur vorrebbe stabilire in prima istanza nuovi e più ampi legami economico-commerciali.

L’Europa, invece, nicchia o si muove in ritardo. La Mucca pazza non ha aperto le porte alla carne argentina. La Francia teme i contraccolpi sulla sua agricoltura. E così l’opzione nord-americana si trova la strada spianata più di quanto vorrebbero i frustrati soci del Mercosur.

Ciampi non ignora di certo la complessa problematica dei rapporti commerciali esterni dell’Europa. Ma quando impegna l’Italia a sostenere il libero scambio tra l’Unione e il Mercosur, quando invita le nostre imprese a "produrre insieme" in terra latino-americana, quando ricorda che al prossimo G-8 di Genova la presidenza italiana porrà sul tavolo il tema della liberalizzazione commerciale con i Paesi terzi, il presidente disegna una ambizione precisa: la nascita di una autentica "relazione privilegiata" tra Italia e Argentina, di una testa di ponte nella quale la comunanza degli interessi possa unirsi alle affinità da sempre esistenti.

Anche questa visione è un titolo di credito nei confronti dei nostri governanti prossimi venturi. Lo è tanto più quando Ciampi ricorda, come ha fatto ieri a Buenos Aires, il rigore che consentì all’Italia prima di entrare nell’euro e poi di tornare a crescere. Il messaggio vale per l’Argentina di oggi, ma vale anche per l’Italia di domani. (Franco Venturini)

RASSEGNA STAMPA

La Stampa, 15.3.2001 - Ciampi: la ricetta-Italia per l’Argentina: "Ridurre il deficit e soprattutto recuperare credibilità"

BUENOS AIRES - Dal primo incontro con un uomo in difficoltà, il presidente argentino de la Rua, che aveva appena ricevuto una notizia - il blocco delle importazioni di carne da parte di Usa e Europa - che aggrava la drammatica crisi economica del paese, Ciampi esce con la proposta di un "patto di collaborazione economica" per lo sviluppo e una "conferma precisa": "C’è la volontà da parte argentina di mantenere la linea di politica economica e finanziaria basata sulla stabilità monetaria e il riequilibrio del pubblico bilancio". Pochi minuti dopo, e sotto gli ori e gli stucchi della Casa Rosada - dove Ciampi è entrato scortato da trecento granatieri a cavallo - de la Rua assicura che la parità tra dollaro e peso, lascito dell’era Menem-Cavallo, non si discute: "La convertibilità è consolidata e intoccabile. Il problema è tagliare le spese, risanare il bilancio, creare le condizioni per la crescita e la competitività".

Nei colloqui privati, Ciampi ha esposto a de la Rua l’esempio italiano. Non si trattava solo di ridurre il deficit, è stato il ragionamento del presidente, ma anche di recuperare credibilità, in modo da pagare meno il denaro necessario al bilancio dello Stato. Che è ora il problema dell’Argentina, incalzata dagli ispettori del Fondo monetario che temono di aver concesso con troppo facilità dollari e fiducia a de la Rua. Il suggerimento di Ciampi è di non discostarsi dalla via tracciata, che è la sola "a consentire la riconquista della piena credibilità dei mercati, condizionati anche dai movimenti in corso da altre parti del mondo". Stabilità monetaria e risanamento dei bilancio sono "il presupposto per tornare ai tassi di crescita adeguati alle grandi potenzialità del paese", che da tre anni vede invece il prodotto interno lordo ristagnare o ridursi.

Il momento è reso ancora più difficile dal blocco delle importazioni europee in seguito all’epidemia di afta, che rischia di far mancare alle casse di Buenos Aires 460 milioni di dollari all’anno, mille miliardi di lire. Ciampi invita a guardare oltre: "Si tratta di un’emergenza contingente, da cui si uscirà anche restituendo fiducia nella sicurezza della carne; altrimenti l’incertezza rischia di creare danni permanenti". E offre agli argentini un "patto di collaborazione economica", che metta a disposizione "ogni strumento per indurre gli imprenditori italiani a essere più presenti qui, a investire di più". Anche per questo prima di partire Ciampi ha chiesto a Giuliano Amato di inviare a Buenos Aires insieme con il ministro degli Esteri Lamberto Dini anche quello dell’Industria e Commercio estero Enrico Letta.

Agli interlocutori argentini che gli hanno chiesto di esercitare un ruolo di garante, Ciampi ha risposto, parlando al Banco de la Nacion, che "scorciatoie non ce ne sono", ma mantenendo la rotta attuale entro pochi mesi arriveranno i primi segni della ripresa.

Il recupero dell’Argentina passa anche attraverso i rapporti bilaterali con l’Europa e in particolare l’Italia, il rafforzamento dei consolati per facilitare ai giovani di origine italiana il recupero del passaporto, l’insegnamento e la diffusione dell’italiano come lingua di cultura, gli accordi firmati ieri sulla cooperazione sanitaria, universitaria, scientifica. E anche attraverso le suggestioni, che Ciampi ha ritrovato ieri notte con i settemila italo-argentini del teatro Coliseo, e la sera prima con i loro rappresentanti. Il Presidente ha rievocato "i miei primi contatti con l’Argentina", quando suoi vicini di casa erano ragazzi nati oltreoceano e ritornati in patria, dove due di loro avrebbero servito nella marina durante la seconda guerra mondiale. E ha parlare del rammarico ma anche della soddisfazione per il voto agli italiani all’estero, spiegando il motivo dello slittamento: "Era difficile in poche settimane definire gli elenchi degli aventi diritto, ci sarebbe stato il rischio di lamentele e ricorsi. Anch’io sono amareggiato. Avrei preferito venire qui a dirvi: signori, è fatta. Considerate però che il passo decisivo è stato compiuto".

In serata,davanti al teatro Coliseo, dove si era appena concluso l'incontro del presidente con la comunità italiana, un uomo ha cercato di darsi fuoco. Protestava perché il figlio era stato portato dalla moglie dalla Sicilia in Argentina. E’ stato soccorso dalla polizia e portato in ospedale. Le sue condizioni non sono gravi. (Aldo Cazzullo)


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