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INFORM - N. 54 - 15 marzo 2001

INCONTRO DEL PRESIDENTE CIAMPI CON LA COLLETTIVITÀ ITALIANA IN ARGENTINA - BUENOS AIRES - TEATRO COLISEO - 14 MARZO 2001

L'intervento di Antonio Macrì – Vice-Segretario C.G.I.E. per l'America Latina : "I problemi non si esauriscono con l'esercizio del voto all'estero"

A nome di tutti gli italiani in Argentina, Le do il benvenuto, Signor Presidente della Repubblica, in questo grande Paese che ci ha accolti fraternamente, e benvenuto a tutte le Autorità italiane che l'accompagnano in questa importante visita di Stato.

In Lei saluto il Capo dello Stato, massimo esponente del nostro Paese, simbolo dellŽUnità della Patria e rappresentante di tutti gli italiani, vivano essi dentro o fuori dei confini.

In Lei saluto inoltre lŽUomo di Stato, la figura che per tutta la vita ha servito lŽItalia in incarichi di estrema responsabilità, e che da Presidente del Consiglio prima, da Ministro dellŽEconomia poi, ha saputo condurre il Paese ai vertici in Europa e nel mondo industrializzato.

In Lei saluto infine lŽUomo, il Patriota, che ha rilanciato nelle coscienze il senso della Patria, come dimostra la Sua decisione di ripristinare la celebrazione del 2 giugno come Festa della Repubblica, cosa che noi non abbiamo mai tralasciato di fare durante gli anni, proprio qui al Teatro Coliseo, e da ultimo la Sua toccante visita a Cefalonia per onorare la memoria di tanti caduti per lŽItalia.

Non ci è sfuggito, Signor Presidente, che già allŽatto del Suo insediamento, nel discorso inaugurale, Ella ha voluto ricordare specialmente gli italiani che vivono nel mondo. Abbiamo anche registrato, con piacere e soddisfazione, che non è mai mancata in seguito la Sua autorevole parola, e qualche volta il monito, affinché i tanti problemi che riguardano gli italiani allŽestero ricevessero la dovuta attenzione.

Sappiamo bene, Signor Presidente, che lŽItalia è una democrazia parlamentare, in cui le competenze, i poteri e le responsabilità sono compiutamente definiti e regolati. Sappiamo quindi che nulla può essere imputato alla Sua carica e alla Sua persona, se oggi ci troviamo, noi allŽestero, in una situazione di malcontento e disagio, avendo visto che il tanto agognato traguardo dellŽesercizio del voto allŽestero non si è materializzato per le imminenti elezioni politiche.

Non possiamo tacere questa insoddisfazione, che si indirizza alla classe politica italiana nel suo complesso, che non ha saputo o voluto risolvere nei tempi adeguati tutte le problematiche connesse allŽesercizio del voto, ben conosciute e fatte da noi presenti a più riprese, nei fori competenti, e in innumerevoli occasioni.

La legge dell’AIRE è entrata in vigore nel 1988. Per più di dieci anni il Ministero degli Esteri e quello dell’Interno hanno dibattuto sull’unificazione delle due Anagrafi. Le interrogazioni parlamentari sono state varie. Non possiamo accettare che ci siano state presentate motivazioni tecniche, quando invece si trattava di rispettare e dare attuazione alle nuove norme contenute nella Costituzione della Repubblica, suprema legge dello Stato.

Non ci resta ora che rivolgerci a Lei, Signor Presidente, per pregarLa di farsi nostro supremo portavoce, affinché nella prossima legislatura trovi rapida e definitiva attuazione il dettato costituzionale che riconosce noi, italiani allŽestero, italiani a pieno titolo e non discriminati come cittadini di seconda categoria.

I problemi degli italiani allŽestero, Signor Presidente, non si esauriscono certo nellŽesercizio del diritto di voto. Lei si trova oggi in un Paese che avverte in pieno i sintomi di una prolungata crisi economica, di cui sono vittima vasti strati della società, e in essa larghe fasce di nostri connazionali, che versano in condizioni difficili e purtroppo, in m olti casi, di vera indigenza.

In altri Paesi ove sono insediate nostre collettività, esistono ammortizzatori sociali e assistenziali che consentono di superare momenti di difficoltà. Qui, come del resto in tutta lŽAmerica Latina, il sistema locale non riesce a farsi carico dei problemi dei più bisognosi, nostri fratelli sfortunati che non hanno potuto "fare lŽAmerica", e che ora chiedono aiuto.

Lo Stato italiano deve sentire una sorta di debito morale verso queste persone, partite dallŽItalia non per scelta ma per necessità, e che hanno contribuito non solo a permettere a chi è rimasto di trovare un lavoro e una condizione di sviluppo, ma anche a sostenere, con le loro rimesse, un momento difficile dellŽeconomia del dopoguerra.

Queste persone hanno ora bisogno della solidarietà del nostro Paese, che deve concretarsi in assistenza sanitaria, ricoveri per la terza età, sussidi ordinari e straordinari, se non si vuole parlare di una vera e propria pensione sociale, che pure sarebbe sacrosanta.

Gli italiani in Argentina si attendono anche uno sforzo aggiuntivo del Governo per mantenere e promuovere la diffusione della ling ua e della cultura italiana, per trasmetterla ai propri figli e conservare quel legame e quegli ideali che così tenacemente hanno difeso.

Signor Presidente, esiste in Argentina un tessuto associativo italiano ricco e variegato, che ha avuto momenti di splendore e ora vive una situazione cronica di difficoltà. Si tratta di migliaia di Associazioni, con connotazioni di mutua assistenza, patriottiche, a base a volte regionale, o addirittura comunale, o accomunate dalla devozione a un Santo, a una Madonna.

Queste Associazioni hanno nel complesso un consistente patrimonio immobiliare, frutto di sacrifici di decenni, che però non riescono più a mantenere con dignità. Dobbiamo rassegnarci a perderlo? Perché non prendiamo lŽesempio del Governo spagnolo, che ha deliberato un piano di interventi per il recupero e la valorizzazione di un patrimonio di tanto rilievo?

Gli italiani in Argentina si aspettano un servizio consolare dimensionato sui loro bisogni; e gli italiani in Argentina sono tanti. Dobbiamo dare atto alla rete dei Consolati di fare tutto il possibile, ma ci accorgiamo, dalle lunghe file, che questo non basta. Occorre un potenziamento della rete, sia in termini di apertura di nuovi Uffici, sia di aumento degli addetti in quelli esistenti, sia di più degne e funzionali strutture logistiche, ad iniziare dalla sede del Consolato in Buenos Aires.

Qualcosa è stato fatto, Signor Presidente, nel settore dellŽinformazione, con lŽavvio di RAI International, pur se i contenuti lasciano ancora a desiderare. Ma non basta. Occorre appoggiare gli organi di informazione locali della collettività, radio e giornali, e occorre promuovere lŽinformazione di ritorno, finora insufficiente e persino a volte distorta, (non desidero nemmeno riferirmi alla disgustosa vicenda del collegamento San Remo – Buenos Aires) affinché in Italia si sappia che realizzazioni gli italiani allŽestero sono in grado di fare, che rilievo hanno assunto, che risorsa sono per il sistema Italia, se solo si vuole utilizzare.

Finalmente signor Presidente devo dirle che conosciamo perfettamente l’atteggiamento favorevole che l’Italia ha sempre assunto nei riguardi delle necessità dell’Argentina in tutti gli Organismi Internazionali.

Lei ne è stato più volte protagonista. Le chiediamo, per noi, per i nostri figli, per questo paese che amiamo di intensificare ancor piú i rapporti bilaterali e di far sì che si facilitino ed accrescano gli investimenti italiani in questa nostra seconda Patria che oggi attraversa una crisi economica ma che ha sicuramente un grande futuro.

Signor Presidente, non intendo continuare in una lista che sarebbe troppo lunga, quando invece il significato di questo incontro si tinge dei valori più alti di celebrazione, per tutti noi, dei 140 anni dellŽUnità d'Italia.

La pregavo, pocŽanzi, di farsi interprete di tutti noi, e quale più alto interprete. Ma non dimentichiamo che avremmo dovuto avere, sin dal prossimo maggio, i nostri rappresentanti diretti nel Parlamento, deputati proprio a rappresentare le nostre aspettative e bisogni. Pazienza.

A parte quei pochi parlamentari che davvero ci sono stati vicini, ne avremo un altro solo, Lei stesso, e confidiamo che Ella supplirà, dal Suo alto scanno, alla mancata presenza per altri cinque anni dei nostri rappresentanti direttamente eletti.

Le rinnovo, Signor Presidente, tutto lŽaffetto e la considerazione che la comunità italiana in questo Paese nutre verso la Sua persona e verso la Signora Ciampi. Non ci dimentichi.

Viva lŽItalia, Viva lŽArgentina.

(Inform)


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