* INFORM *

INFORM - N. 52 - 13 marzo 2001

CIAMPI IN URUGUAY - RASSEGNA STAMPA

La Repubblica, 13.3.2001

Ciampi, appello per gli immigrati. "Rispettarne diritti e dignità". Il presidente canta l'Inno: "L'Italia si faccia valere di più"

MONTEVIDEO - È arrivato qui, a undicimila chilometri dall'Italia, per "riscoprire insieme la comune patria". Per misurare "l'orgoglio" delle radici lontane, dei "valori fondanti della nostra patria, della coscienza nazionale".

Il minuscolo Uruguay con la sua capitale, Montevideo (che da sola esaurisce metà degli abitanti dello Stato) sdraiata sul Rio della Plata rappresenta per Carlo Azeglio Ciampi quasi uno specchio per la misura esatta dell'italianità. Un deputato su tre fra quelli che l'ascoltano nel Parlamento riunito per il suo saluto, è d'origine italiana, ha cognome italiano, ricordi italiani. Aria di casa. Il presidente lo vede già girando per la città (una delle capitali mondiali dell'urbanistica liberty e déco, parte in disfacimento), l'italianità grida le sue parole dai manifesti pubblicitari, dai nomi dei negozi, dalle imprese edili.

Impossibile cominciare questo viaggio senza un omaggio al passato. Impossibile continuarlo senza una chiamata a raccolta della classe dirigente perché intensifichi i rapporti con l'Ue (allentando quelli, intensissimi, con Washington e la sua invadente economia). Perché "l'Europa contemporanea è troppo importante per essere trascurata".

La storia ci insegue. L'emigrazione pare scritta nel Dna dell'Italia. Parlando l'altra sera ai padri e ai nonni dei giovani che adesso fanno la fila per il passaporto italiano, magari anche per emigrare più facilmente in Nord America per un nuovo lavoro, Ciampi ha ricordato che in passato ci si dirigeva verso spazi deserti, spesso vergini: oggi verso centri urbani". Eppure allora come oggi "il rispetto della dignità dell'uomo, dei diritti e delle regole di convivenza" sono l'unica tutela valida per tutti.

Continuando ieri in parlamento quel ricordo comune ha ricordato la trama e l'ordito di un dialogo "iniziato quando l'Italia era una nazione, un'antica nazione, ma non ancora uno Stato". Ecco, gli emigranti italiani che portavano le loro povere cose in giro per il mondo hanno anticipato lo Stato nazionale. "Provenienti dai quattro angoli della penisola, i nostri emigranti si presentarono come cittadini italiani, cittadini di uno Stato che non esisteva". E tuttavia "mai si dimenticarono della loro italianità. È una pagina della nostra storia che non vogliamo dimenticare".

Nel parlamento di un piccolo Stato (che lo capisci anche senza traduzione simultanea), orgoglioso del suo presente ome delle sue lontane origini europee, il presidente italiano tesse quasi l'elogio della "latinità" e si rivolge sia in italiano che in spagnolo ai deputati.

Quel "profondo senso di identità culturale" che ci accomuna. La "coscienza di appartenere alla grande famiglia latina. La latinità non è razza né ideologia, ma condivisione di radici". Sicché "in America Latina come in Italia riscopriamo oggi un'identità comune che attraversa frontiere e continenti". Piace il Ciampi umanista che sfoglia la storia dell'umanità. Forse un po' meno quello che ricorda alla classe dirigente uruguayana che è ormai "giunto il momento di ritrovarci, al di là dei legami affettivi e culturali che non sono mai venuti meno". Ritrovarci? Il capo dello Stato (che prima di partire per il Sudamerica ha avuto un lungo incontro con Romano Prodi sulle difficoltà dell'economia Ue in Sudamerica) è venuto anche per spingere l'economia italiana in un'area economica sempre più "cortile di casa" dell'industria nordamericana. Da quando c'è il Nafta, per dire, l'Europa ha perso metà del solo mercato messicano. E gli affari vanno maluccio un po' dappertutto. L'Unione Europea "intende prestare maggiore attenzione a un'America Latina economicamente risanata" purché non si senta orgogliosa "fortezza chiusa verso l'esterno", e accetti invece di saldarsi all'economia del Vecchio Continente.

Serve da subito la "volontà politica per conciliare le esigenze di ciascuna parte. Vogliamo essere un vostro interlocutore privilegiato" annuncia Ciampi all'Uruguay. Anche perché la Spagna ci sta provando da tempo. Re Juan Carlos viene in visita qui almeno una volta all'anno. (Giorgio Battistini)

CIAMPI IN URUGUAY - RASSEGNA STAMPA

La Stampa, 13.3.2001

Il presidente al parlamento dell’Uruguay: uniti dalla comune appartenenza alla latinità. Ciampi: impegno per il Sud America: "Rafforzeremo i legami tra Unione Europea e Mercosur"

MONTEVIDEO - Non trascurate l’Europa, e l’Europa non trascuri il Sud America. Ciampi avverte il rischio che il nostro paese non raccolga appieno la domanda di Italia che sale da Uruguay e Argentina, e assicura l’impegno di Roma per inserire nell’agenda del G8 la liberalizzazione dei mercati e l’integrazione fra Unione europea e Mercosur, il patto che lega Buenos Aires e Montevideo a Brasilia e Asunción. Un’area sempre più legata a quella del dollaro, proprio quando le nuove tecnologie, riducendo le distanze e favorendo la comunicazione, consentirebbero all’Europa, e in particolare all’Italia, di valorizzare la consonanza culturale con l’America Latina.

E’ stato proprio il concetto di "latinità" il centro dell’intervento del presidente nel Parlamento uruguagio. Ripercorrendo i rapporti storici fra i due paesi, fin dall’arrivo all’inizio ‘800 di emigrati che si dicevano e si sentivano italiani pur non avendo ancora uno Stato, Ciampi ha rintracciato le fondamenta di una comunità di valori, principi, cultura, che dalla conquista delle libertà civili legata all’epoca del Risorgimento e della lotta di liberazione sudamericana, simboleggiate dalla dalla figura di Garibaldi, arriva nella seconda metà del ‘900 alla vittoria definitiva della democrazia, che l’America latina conosce ora con qualche decennio di ritardo rispetto all’Europa. "Ci accomuna - ha detto il Presidente - un profondo senso di identità culturale, la coscienza di appartenere alla grande famiglia latina. La latinità non è una razza né un’ideologia, ma una condivisione di radici", quella cattolica e quella umanistica innanzitutto.

"L’Europa contemporanea è troppo importante per essere trascurata", è il pensiero del presidente. Nell’Assemblea di Montevideo, Ciampi ripete i concetti espressi l’anno scorso al Congresso brasiliano e su cui tornerà domani nel Parlamento di Buenos Aires: i rapporti tra l’Ue e il Mercosur vanno rafforzati, "sia nei termini di un grande mercato latino-americano, sia nel quadro dell’auspicata liberalizzazione del commercio con l’Europa". Un traguardo da avvicinare per il 2002, quando è in programma in Spagna il secondo vertice Europa-America latina. Proprio la competitività e l’interesse della Spagna nei confronti delle vecchie colonie - che il re Juan Carlos visita quasi una volta l’anno - dovrebbe essere nella visione del Quirinale un pungolo per gli investitori e i politici italiani (rappresentati in questo viaggio dal ministro degli Esteri Lamberto Dini) per riscoprire i legami con questa parte di mondo. "Apparteniamo alla stessa famiglia", ha concluso Ciampi in spagnolo. E l’ha ripetuto a cena col presidente Batlle, ricordando che "la collaborazione tra Europa e America Latina è un obiettivo strategico, non solo economico, soprattutto di civiltà".

In Argentina, dove arriverà stasera, Ciampi troverà, oltre a una difficile situazione economica, la questione riaperta dei desaparecidos e del processo ai loro aguzzini. Agli uruguagi il presidente ha riconosciuto di aver imboccato, con la Comision para la paz, la via verso la riconciliazione nazionale. E ha citato Mario Benedetti, lo scrittore di cui sono appena state pubblicate in Italia le "Lettere dal tempo", dove si evoca tra l’altro la vicenda della nipote del poeta Juan Gelman, allevata dagli assassini dei genitori. (Aldo Cazzullo)


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