* INFORM *

INFORM - N. 52 - 13 marzo 2001

Da "Tribuna Italiana"del 14.3.2001 -, Buenos Aires

Oggi la festa con Ciampi. Da domani uniamoci per tornare a contare

BUENOS AIRES - Questa sera al Teatro Coliseo, la collettività italiana ascolterà il messaggio del Presidente della Repubblica Italiana, Carlo Azeglio Ciampi. E' ancora cocente la grande delusione, l'amarezza e il sentimento di essere stati beffati, di milioni di italiani residenti in tutto il mondo, che speravano di poter votare alle prossime elezioni del 13 maggio e che, a causa dell'impegno non mantenuto dal Parlamento italiano né dal governo, non potranno farlo. Per questo motivo la festa non sarà completa.

Ciò non significa che lčincontro degli italiani dellčArgentina con il Capo dello Stato, che Egli ha voluto molto tempo prima che la maggioranza trasversale della politica italiana, nei fatti, ci negasse il voto, debba per forza tradursi in una mancanza di calore verso il Presidente e meno che meno in reazioni fuori luogo. Il prof. Ciampi è il Presidente della Repubblica, la più alta carica dello Stato, alla quale la Costituzione riserva il ruolo di garante della Costituzione e dell'Unità dčItalia. Non ha poteri di governo, né la possibilità di approvare leggi o fare decreti di "necesidad y urgencia", come invece ha il presidente argentino. Quest'ultimo unisce, alle funzioni di capo dello stato, le prerogative di capo del governo. LčItalia è una repubblica parlamentare, mentre l'Argentina è una repubblica presidenzialista.

Per l'Italia e per gli italiani - tutti, quelli residenti in Patria e noi, residenti allčestero ­ Ciampi rappresenta l'Italia e i suoi valori più alti.

Gli italiani residenti in Argentina, possono vantare un sentimento di Patria, di italianità, decisamente molto profondo, come è stato riconosciuto in diverse occasioni dai numerosi esponenti del mondo politico, economico e culturale che ci hanno visitato lungo gli anni.

Ed è proprio per questo che, al di là della profonda delusione che il voto mancato ha provocato nella nostra comunità, gli italiani dellčArgentina si sentono profondamente legati all'Italia, orgogliosi di essa. Provano un amore per la Patria natia come l'amore che si prova per la mamma. Hanno amato l'Italia quando hanno fatto la guerra nel suo nome, quando hanno subito i drammi del dopoguerra, quando se la sono lasciata alle spalle, partendo nelle terre di emigrazione e quando l'Italia, ancora povera e afflitta dai problemi del dopoguerra, non solo non poteva dare niente, ma riusciva ad alzarsi anche grazie alle rimesse che gli emigrati inviavano ai loro familiari rimasti in Patria.

Durante tutti quegli anni gli italiani residenti in Argentina non hanno chiesto niente in cambio del loro amore e ancora oggi, nonostante la delusione subita, l'amore per lčItalia rimane intatto come prima.

Quindi il senso della riunione di questa sera, il sentimento generale di quanti vi si recheranno potrebbe riassumersi con questi proclami: Viva Ciampi, viva l'Italia! No ai politici che non mantengono gli impegni. Vogliamo votare! Da domani uniamoci per tornare a contare.

Passata la visita presidenziale, la collettività dovrà affrontare, in tutta la sua dimensione, la sconfitta subita con la questione del voto. Essa rivela infatti, al di là delle responsabilità del governo, del Parlamento e dei politici italiani, che la collettività e i suoi rappresentanti, non sono riusciti a contrastare la strategia della modifica dei disegni di legge e del rinvio del trattamento delle norme, messa in atto da chi si oppone al nostro voto.

La questione del voto ha, oltre al suo valore intrinseco, una importanza strategica. Esso infatti dev'essere (o doveva essere) la chiave per aprire la porta alla soluzione degli altri gravi e gravissimi problemi della collettività. A cominciare da quello della rete consolare. Le file davanti alle sedi consolari italiane, con le manifestazioni di malcostume, gli insulti, gli spintoni e le scene di pugilato, come si registrano in questi giorni davanti alla sede di Buenos Aires, sono il segno di una situazione non più tollerabile, che richiede una soluzione urgente. L'Italia non può dare questa immagine di se stessa e i cittadini italiani che risiedono in questo Paese non meritano di sopportare una tale situazione di degrado, apertamente ammessa dai responsabili consolari. Le dichiarazioni di questi giorni del sottosegretario Danieli, affermando che sulla questione del voto le sedi consolari erano pronte ad affrontare le elezioni, sembrano una ulteriore presa in giro. Non si può credere alla serietà di una simile affermazione quando si vede quel che si vede davanti ai consolati d'Italia in Argentina. A questo riguardo sarebbe conveniente che il ministro degli Esteri Lamberto Dini, che accompagna il Presidente Ciampi, vada a vedere di persona lo spettacolo denigrante, certamente lesivo per lčimmagine dell'Italia, che si verifica ogni giorno davanti al Consolato generale dčItalia a Buenos Aires. Per non parlare poi degli altri problemi, come l'assistenza, il funzionamento degli organi di rappresentanza, l'insufficienza della politica culturale, la dimenticanza verso i media italiani all'estero, ecc.

Ma al di là di quello che i politici e i funzionari italiani vorranno e potranno fare, resta il fatto che la nostra collettività ha perso peso e importanza per Roma, che non riesce a farsi sentire e a influire nelle decisioni del Palazzo.

Mercoledì scorso è tornato a riunirsi il Comites di Buenos Aires dopo la pausa estiva. Durante la riunione è stata denunciata la situazione insostenibile a cui è sottoposto l'organo di rappresentanza degli italiani di Buenos Aires, a causa delle pastoie burocratiche che riducono e ritardano il pagamento dei fondi assegnati per il funzionamento del Comitato. Basti pensare che lo stanziamento per l'anno 2000, è arrivato, ridotto di un terzo, il 5 febbraio u.s., cioè a bilancio già eseguito e chiuso.

Il sentimento predominante nella seduta è stato di indignazione, di esecrazione e cčè stata una generale coincidenza sul fatto che così le cose non possono più andare avanti. Ma ci è sembrato di capire che c'è una spinta positiva, alla ricerca di un ribaltamento di questo stato di cose.

Ecco, sarebbe molto positivo se da una situazione di crisi profonda, come quella che affligge oggi la nostra collettività, si trovasse la forza per reagire. La collettività deve unirsi e riunirsi, attuali dirigenti e persone attualmente fuori dal giro, che portino idee nuove. Lo abbiamo già proposto e torniamo a farlo, la Tribuna Italiana offre le sue pagine al dibattito, alla discussione dei nostri problemi, della nostra realtà. Dobbiamo tornare a contare. Ma per contare muoviamoci senza attendere l'apporto di Roma che è doveroso, ma, se c'è, è sempre tardivo.

Questa sera sicuramente diremo: "Viva Ciampi, viva l'Italia, viva l'Argentina". Da domani dovremmo cominciare anche a dire: "Viva gli italiani dellčArgentina". (Marco Basti-Tribuna Italiana/Inform)


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