* INFORM *

INFORM - N. 50 - 9 marzo 2001

L'editoriale dell'Eco d'Italia di Buenos Aires

Peccato Signor Presidente Ciampi!

BUENOS AIRES - Ci dispiace che Le sia toccato in sorte di visitare la nostra collettività in un momento non certo esaltante della nostra vita. In primo luogo per il voto mancato e, poi, perchè stiamo percorrendo da tempo il viale del tramonto. Siamo pienamente consapevoli che Lei non ha responsabilità alcuna per l'enorme frustrazione che stiamo vivendo in questi giorni. Lei, anzi, nei Suoi messaggi ha sempre tenuta viva la presenza degli emigrati in tutto il mondo e il contributo che essi hanno dato al progresso dell'umanità intera e ha rivendicato i nostri legittimi diritti. Sappiamo chi sono i colpevoli di questa ingiusta discriminazione.

Ed è proprio conoscendo il suo permanente interesse per noi italiani all'estero, che ci rammarichiamo che Lei, come Presidente della Repubblica, sia venuto a visitarci in un periodo in cui il nostro numero si è fortemente assottigliato per i ritorni in patria e per la naturale falcidia operata dalle Parche. Sarebbe stato assai più bello che Lei - che noi stimiamo come il miglior ospite del Quirinale dopo la nascita della Repubblica - si fosse incontrato con la nostra comunità come lo era negli anni cinquanta e sessanta quando era numerosa, giovane, piena di vita e di belle speranze, ancora con una grande nostalgia della patria, impegnata nella ricostruzione delle sue esistenze e nella costruzione di quelle imprese che hanno reso famosa e invidiata in tutto il mondo l'intraprendenza e la competenza degli italiani.

Certamente, le accoglienze sarebbero state ancora più grandiose ed intusiastiche di quelle riservate ai Suoi predecessori, Giovanni Gronchi, Giuseppe Saragat e Sandro Pertini. Quelle furono manifestazioni che trascesero l'ambito della nostra collettività per coinvolgere anche la società locale.

A raffreddare il nostro entusiasmo non sono solo la delusione del voto e l'amara constatazione che nelle nostre file grandi sono i vuoti lasciati dai connazionali che se ne sono andati per sempre, ma anche le parole pronunciate dal Suo immediato predecessore, l'on. Scalfaro che, nell'incontro al Teatro Coliseo, presente il Presidente della Repubblica Argentina, ci disse pressappoco: "Ricordate che il Vostro Presidente non sono io, ma il capo di questo paese che dovete considerare la vostra patria". Immagini, Signor Presidente, come rimanemmo male noi che dopo cinquant'anni di lontananza ci sentiamo tuttora cittadini italiani a tutti gli effetti, anche se visti e considerati dalla politica nostrana italiani di seconda categoria.

Sappia, ad ogni modo, che noi nutriamo verso di Lei lo stesso entusiasmo, e anche di più, di quello dimostrato a Gronchi, Saragat e Pertini. (L'Eco d'Italia)


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