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INFORM - N. 50 - 9 marzo 2001

Un sogno infranto di Graziano Tassello

ROMA - Ancora una volta hanno vinto loro! È difficile descrivere il loro volto, ma appartengono tutti ad un partito trasversale, tacitamente appoggiato dalle segreterie di partito, che non sono disposte a cedere 18 posti alla "Circoscrizione Estero", voluta dalla Costituzione italiana. Una disobbedienza silenziosa, sostenuta da alcuni quotidiani che non rifiutano i favori dello stato quando si tratta di vendere più copie tra gli italiani all’estero ma che continuano a reputarli incapaci di votare. Siamo semplicemente un supermercato ove piazzare prodotti economici o spazzatura televisiva.

Questa ennesima beffa non fa che aumentare il disagio della diaspora italiana nel mondo verso le istituzione ed i partiti italiani.

Non è certo consolante, dopo decenni di disattenzione, essere finiti in questi giorno sulle prime pagine dei giornali per la questione del voto. Dobbiamo prendere atto di un governo che non ha saputo mettere d’accordo il Ministero dell’Interno e quello degli Esteri per permettere di fatto le votazioni in loco, avvalando un dualismo di poteri che da decenni opprime l’emigrazione. Il sottosegretario agli Interni Massimo Brutti ha sottolineato nel dibattito al Senato che non ci sono i margini tecnici per realizzare una normativa "trasparente e corretta". Attuare il principio costituzionale sancito dal Parlamento in modo frettoloso "rischierebbe di aver un impatto negativo".

Il CGIE ha perso una importante battaglia, correndo anche il rischio di relegare altri importanti problemi in secondo piano. Questa sconfitta, di fatto, mette in luce la necessità di programmare i lavori in modo differente, non riducendo le assemblee generali ad un pubblico pagato per ascoltare inutili promesse e disquisizioni dei professionisti della politica. Il ruolo del CGIE è quello di svolgere un’opera di analisi e di ricerca di soluzioni che deve sfociare in una propositività legata alle necessità reali delle comunità italiane all’estero. Esso non può più permettersi di giocare a partiti e a spartizioni all’italiana, sposando un collateralismo da cui si esci immancabilmente sconfitti. La strada del confronto e della mediazione permette l’individuazione di aree dove mettere alla prova e verificare l’impegno di volontari dell’emigrazione.

Ovviamente si dovranno monitorizzare le prese di posizione o i silenzi dei candidati alle prossime elezioni politiche per vedere quanta attenzione essi prestino agli italiani all’estero su questioni linguistiche e culturali, sul voto, sulla presenza dei consolati, sulla cooperazione alla sviluppo, sui servizi di informazione e sulla efficienza della burocrazia. Ma la politica migratoria si gioca a tutto campo per cui occorre instaurare un rapporto più stretto con i paesi di accoglienza e con altre comunità immigrate. Non si tratta di una battaglia da portare avanti per una singola comunità, ma di un modo nuovo di tutelare i diritti di tutti. (Graziano Tassello-Inform)


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