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INFORM - N. 49 - 8 marzo 2001

Voto all'estero Un commento di Elia Ferro, direttore della pastorale per gli italiani all'estero della Fondazione Migrantes: "larghe intese nel procrastinare la decisione"

ROMA - "Tutto è rinviato alla prossima legislatura per il voto degli italiani all'estero. A questa conclusione è arrivato il dibattito che si è svolto nell'aula del Senato per prendere atto dell’impossibilità di attuare la norma costituzionale che prevede il diritto di voto politico per i connazionali fuori dall'Italia. Il sottosegretario agli Interni Massimo Brutti ha sottolineato in un suo intervento che non ci sono i margini tecnici per realizzare una normativa ''trasparente e corretta''. La seduta del 7 marzo si è conclusa con una presa d'atto e con l'impegno unanime di Polo e maggioranza ad attuare il principio già scritto nella Costituzione nella prossima legislatura".

I parlamentari hanno deciso di procrastinare: alla prossima legislatura si darà attuazione pratica al voto degli italiani all’estero. Tra le collettività c’è delusione per questo fatto dopo le modifiche della costituzione che istituivano la Circoscrizione Estero e che assegnavano diciotto parlamentari: dodici deputati e sei senatori. Non c’è rabbia o rivolta: perché troppe volte delusi e accontentati da promesse… disattese poi puntualmente in questi cinquant’anni.

Il filo è spezzato da tempo e la lontananza tra il paese reale e quello legale aumenta. Aumenta l’astensione elettorale in Italia, e… non si fa niente perché la "trascuratezza" per coloro che sono all’estero sia riparata e il filo riannodato.

Le larghe intese si sono accordate a parlarne dopo, alla prossima legislatura. Finalmente una parola chiara e una promessa sicura! Anche se il proverbio consiglia di non rimandare a domani quel che si può far subito!

Ma ci sono quei diciotto posti da ritagliare tra i 630 del Parlamento! E non tutti sono disposti a lasciare questi posti ad altri e, per di più, senza sapere dove andranno a collocarsi nello scacchiere politico: il procrastinamento era inevitabile. Se quei diciotto fossero stati in aggiunta, tutto sarebbe filato liscio. Ma far posto a tavola non è da tutti.

Che poi l’anagrafe o le liste elettorali non fossero pronte, lo si sapeva. Ma quando lo saranno mai compiutamente? Ma le schede elettorali - con un’anagrafe aggiornata o meno, con o senza nuova legge - dovranno pur essere spedite lo stesso, agli stessi cittadini, per le stesse elezioni.

È bene risaputo che per fare la legge "migliore" si finisce per penalizzare anche la legge "possibile". E adesso - dal momento che non si possono fare votare tutti i cittadini (e sono 4 milioni i cittadini italiani conosciuti dai consolati italiani sparsi nel mondo) - si finisce per non far votare neanche quelli che sono iscritti nei comuni all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (all’AIRE risultano iscritti… solo 3 milioni di cittadini). Come dicevano gli antichi "il meglio è nemico del bene".

Ma almeno su un punto i politici sono d’accordo: vogliono fare le cose per bene e darci la migliore delle leggi che applichi il dettato costituzionale. Dopo 50 anni si aspetta ancora. (Elia Ferro-Migranti press/Inform)


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