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INFORM - N. 46 - 5 marzo 2001

L'ambasciatore elvetico Lautenberg ricevuto da Martini

Svizzera e Toscana, opinioni sul federalismo a confronto

FIRENZE - Un confronto tra chi il federalismo lo ha praticamente "inventato" e chi ne ha fatto, in questi anni, la leva fondamentale per la riforma dello Stato e per il rinnovamento del rapporto tra cittadini e istituzioni. Questo il senso dell'incontro svoltosi a Palazzo Bastogi tra il presidente della Regione, Claudio Martini, e l'ambasciatore di Svizzera in Italia, Alexis P. Lautenberg, in questi giorni a Firenze in occasione dell'edizione 2001 della "Settimana di cultura svizzera".

Il rapporto tra centro e Regioni, quello tra autonomia e risorse, l'iniziativa sui temi internazionali e la specificità della Toscana, "una Regione - ha detto Lautenberg - che appare, non solo geograficamente, una via di mezzo tra Nord e Sud", sono le questioni poste a Martini per avere elementi utili alla comprensione del dibattito italiano sul federalismo. E Martini ha risposto volentieri alle sollecitazioni dell'ambasciatore elvetico, confermando innanzitutto le particolarità del caso toscano: "Siamo una realtà - ha detto - che , come altre nel Centro Italia, ha cercato in questi anni un equilibrio più 'sofisticato' tra quantità e qualità dello sviluppo e la nostra via al federalismo è anche legata a questa scelta: non quindi la logica tendenzialmente separatista di alcune Regione del Nord, né quella, dettata dalla preoccupazione per la perdita del sistema di protezioni statali, di molte Regioni meridionali." La Toscana, ha detto il presidente, è già adesso una Regione autosufficiente, con i conti economici in buon ordine: "La nostra linea - ha quindi spiegato Martini - è dunque quella di una forte autonomia, certo, ma per una superiore forma di collaborazione con lo Stato". "In questo senso - ha proseguito - l'approvazione della riforma costituzionale, che mi auguro possa concludersi in questi ultimi giorni della legislatura, ci pone problemi nuovi per un processo che rimane comunque molto complesso: da quello di una più forte legittimazione del presidente del consiglio nei confronti dei capi degli esecutivi locali - ormai tutti eletti direttamente dai cittadini - a quello del Senato delle autonomie".

Sulla questione delle risorse finanziarie - un tema sul quale, ha detto Lautenberg, anche in Svizzera si sta discutendo nel senso di rivedere i rapporti tra il livello federale e quello cantonale sui meccanismi perequativi - Martini ha riconosciuto che la materia ha ancora bisogno di verifiche, ma la linea, anche qui, deve essere quella della ricerca di "soluzioni intermedie, con forme di compartecipazione tra Stato e Regioni e con l'impegno da parte nostra, intendo tutte le Regioni italiane, ad avviare una riflessione seria sul problema dell'efficienza delle nostre amministrazioni".

Ultimo scambio di opinioni sulla politica estera. Dopo aver ricordato la grande novità introdotta dalla legge sul federalismo - la possibilità, cioè, per le Regioni di intervenire nel processo legislativo europeo in tutte le materie di competenza regionale - Martini ha detto che le Regioni possono e devono avere la facoltà di agire anche sul piano internazionale, ma, naturalmente, in maniera coordinata con la politica estera del governo. E ricordando i progetti avviati dalla Toscana con alcune città palestinesi e israeliani e la rete di rapporti costruita con amministrazioni di tutti gli stati dell'area balcanica, si è anzi detto convinto che "le Regioni possono arrivare anche dove i governi nazionali hanno difficoltà e spesso impossibilità a muoversi". (a.f.-Inform)


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